Cory Arcangel: tra videogame, Photoshop e installazioni site-specific

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This is all so crazy, everybody seems so famous cantava qualche anno fa Miley Cyrus mentre, probabilmente, l’artista americano Cory Arcangel progettava le sue nuove opere. Associazione singolare quella tra la dissacrante cantante e il mago della New Media Generation, ma forse non del tutto distante nel loro modo di vedere i famosi 15 minuti di notorietà tanto amati da Andy Warhol, icona pop e artista sui generis impossibile da non citare quando si tratta di fama e popolarità, ma che, forse, con l’avvicendarsi di nuovi strumenti tecnologici e di massificazione dell’informazione, si sono dilatati a una effimera eternità mediatica e virtuale.

Ed è proprio qui che entra in gioco quel sense of humor che solo gli artisti più perspicaci hanno, quel loro modo di giocare sottilmente con la vanità altrui. È qui che entra in gioco Cory Arcangel con una nuova esposizione personale organizzata dalla GAMeC di Bergamo e curata da Stefano Raimondi presso gli spazi della Sala dei Giuristi a Palazzo della Ragione, intitolata proprio This is all so crazy, everybody seems so famous. Collezionista di archeologia tecnologica, l’artista focalizza l’attenzione dello spettatore su ciò che fino a pochi attimi prima era il centro dell’innovazione e dopo pochi istanti ne diviene antenato, surclassato da qualcosa di più contemporaneo e competitivo.

La memoria, quella storica ma di un tempo non così lontano, è la base delle opere di Arcangel, in cui l’avanzamento tecnologico diviene memento mori dell’esistenza digitale ma che, contemporaneamente, diviene anche l’antagonista contro cui combattere, riportando alla mente quel forte legame tra cultura ed evoluzione, innovazione e progresso, troppo spesso dimenticata. Figlio del suo tempo digitale, si pone in quel mutevole e inarrestabile cambiamento che la società contemporanea vive, non come cittadino del mondo virtuale che essa ha creato ma come un deus ex machina che con il suo intervento ripristina l’equilibro cosmico, dando nuove vie d’interpretazione su concetti ormai superati.

In esposizione alla GAMeC si ritrovano grandi classici della sua produzione come Super Mario Clouds in cui resta solo il cielo azzurro e le nuvole che fanno da sfondo al famoso videogame, nuove opere tratte da serie già note come Screen-Angers, Tall Boys, and Whales e Lakes in cui ritroviamo l’effetto specchiato che duplica le immagini riprodotte staticamente su monitor a schermo piatto i cui protagonisti, tra cui anche una serissima Hillary Clinton, fluttuano sospesi in un etere irreale, e nuove opere come Photoshop CS: 1060 by 2744 centimeters, 10 DPC, RGB, square pixels, default gradient “Spectrum”, mousedown y=1800 x=6800, mouseup y=8800 x=20180 la cui estensione occupa l’intera superficie calpestabile della struttura. Quest’opera, infatti, realizzata come site specif e con l’aiuto delle migliori aziende tessili, si compone di un tappeto che riveste l’intero pavimento dello spazio espositivo accompagnando il visitatore in ogni suo passo attraverso il trasformarsi del gradiente cromatico tipico di Photoshop. Colori pop, brillanti e sgargianti entrano in forte contrasto, secondo la volontà dell’artista, con lo spazio in cui l’opera è accolta, il più antico palazzo comunale italiano edificato nel XII secolo, non per dominarlo ma per creare una connessione biunivoca tra passato e presente, tra affreschi antichi e arte contemporanea, memoria passata e memoria presente.

This is all so crazy, everybody seems so famous
Cory Arcangel solo exhibition
curata da Stefano Raimondi
GAMec – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea-Bergamo presso la Sala dei Giuristi in Palazzo della Ragione
fino al 28 Giugno 2015
www.gamec.it/it

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Cory Arcangel, All the small things, 2014

This is all so crazy, everybody seems so famous

This is all so crazy, everybody seems so famous, GAMeC, Bergamo, 2015

This is all so crazy, everybody seems so famous, GAMeC, Bergamo, 2015This is all so crazy, everybody seems so famous, GAMeC, Bergamo, 2015

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Cory Arcangel, Asshole lakes, 2013 

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Alessia Cervelli

Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Roma La Sapienza, intraprende fin da subito un percorso multidisciplinare che la porta a svolgere attività curatoriali indipendenti e di critica, affiancate a ricerca e catalogazione in ambito istituzionale. Da sempre legata al mondo della scrittura, porta avanti la propria passione sia in campo “giornalistico” sia letterario, rivolgendo, inoltre, una particolare attenzione alla pittura e alla fotografia. Attualmente vive e lavora a Roma.

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