Cromofonetica di David Reimondo. Esercizi di de-addestramento culturale

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Ideatore di un nuovo linguaggio, sperimentatore di nuovi suoni attraverso la teoria dei colori che richiama quella di Kandinskij, Schopenhauer e Goethe, David Reimondo non s’ispira a teorie già esistenti anzi ci spiega il suo nuovo progetto sperimentale, parlando d’ideogrammi e spiegandoci l’intuizione e che lo ha portato ad addentrarsi in questo progetto il cui scopo è liberarsi dagli stereotipi elogiando la libertà dell’ inventiva.

Parlami del tuo lavoro…
Questo progetto è completamente una sperimentazione e attraverso di essa mi creo delle nuove teorie o delle nuove regole, con esso mi trovo ad affrontare una nuova tematica, sono affascinato da ciò che non esiste, credo che questo sia nelle potenzialità dell’uomo. Il mio lavoro nasce da qua, l’uomo si può inventare la realtà ed è in questo modo che provo a essere uomo. Su questo concetto si basa tutta la mia filosofia, che affronta la questione della lingua e del linguaggio, che sono le caratteristiche prime di ogni individuo.

Quali sono le basi culturali di questa tua ricerca?
Mi sono posto il problema di come poter pensare libero da condizionamenti, senza utilizzare la nostra lingua corrente, quindi ne sto sperimentando una nuova, che vuole essere solo visiva. Quest’intuizione è nata per dialogare con me stesso e, visto che noi pensiamo con il linguaggio, la prima cosa che mi sono chiesto riguardava proprio la lingua, perché quando pensiamo è proprio con la nostra madre lingua, è con questa che dialoghiamo con il nostro inconscio. Per questa ricerca mi sono ispirato a una frase di Marshall McLuhan: “il mezzo condiziona il messaggio” quindi mi sono posto il problema di come pensare a una lingua libero da condizionamenti, senza pretendere che gli altri la imparino, anzi voglio invogliare gli altri a crearsene una propria per dialogare con se stessi. Questa mia forma d’espressione è divisa in tre categorie di simboli da me inventati: istintivi, ragionati e quelli che vengono di conseguenza. Esiste anche un altro grande fattore che per me è stato un’altra grande scoperta che è la vocalizzazione, per cui non affronto solo il concetto di segno grafico ma tento di attribuire anche un suono vocale.

Qual è il rapporto tra arte e linguaggio?
Secondo me l’arte cerca di ritrovare molti linguaggi per esprimere ciò che appartiene all’essere umano, lo sforzo dell’arte è quello di trovare nuove forme di linguaggio per narrare qualcosa.

Recentemente la Galleria Renata Bianconi di Milano ha ospitato la tua mostra Cromofonetica, me ne parli?
Questa mostra è come tutto il progetto una sperimentazione, creo nuove teorie o nuove regole e poi le applico tant’è che la mostra ha un sottotitolo: “esercizi di de-addestramento culturale.” Io la considero il primo capitolo completo di un progetto più ampio. Ho voluto affrontare la teoria dei colori perché i colori ci accomunano, li vediamo tutti, volevo lavorare su qualcosa in cui tutti si riconoscono. Sono partito dalla concezione di voler unire insieme tre sillabe, come se fossero su una tavolozza, solo che il processo avviene vocalmente: LA Il magenta, ID Il giallo ed EN il blu, unite insieme formano la parola Laiden, la quale identifica il bianco, la stessa parola letta al contrario coincide con il nero. Ho diviso la mostra in tre passaggi, spiegati in modo molto regolare, dove ho voluto accompagnare lo spettatore: nella prima parte c’è il colore e la descrizione audio, poi si passa a una zona dove sono presenti degli striscioni di colore, che tiene sempre unita la regolarità cromatica, con il cromofono ho iniziato anche a confondere le acque, qui mischio questi colori e finisco con un grande foglio bianco, che è dove volevo arrivare.

Che importanza ha la teconologia in questo tuo progetto?
Dipende dalle situazioni, mi appoggio alla tecnologia, come in questa mostra, dove il cromofono riconosce e registra ogni tonalità di colore come se fosse un’impronta digitale. Ma ci sono dei lavori in cui la tecnologia non centra niente, è tutto materia e in parte ho sentito la necessità di mantenere un’impronta classicista legata alla pittura.

Qual è la prossima tematica che affronterai?
Parole che non esistono, vado alla ricerca di parole che non esistono, per ora non posso dirti altro…

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Reimondo, Morphing, 2016, installazione di tre stampe giclèe su carta cotone e suono, 400×91 cm ciascuno

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Reimondo, Cromofono, 2016, tempera acrilica su carta cotone, apparecchio elettronico dotato di monitor e speaker, 300x200x23 cm

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Reimondo, Cromofono, 2016, tempera acrilica su carta cotone, apparecchio elettronico dotato di monitor e speaker, 300x200x23 cm

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