Cuba forever. Da Bruxelles a Milano

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Ha appena chiuso a Bruxelles la mostra Transhumance: Beyond Cuban Horizons in una istituzione importante come il Contemporary Art Bruxelles, a cura di Sara Alonso Gomez. In collaborazione con Eleonore de Sadeleer, direttrice del CAB, apre la più ampia Cuba. Tatuare la storia al PAC di Milano (a cura di Jorge Fernández Torres, Diego Sileo, Giacomo Zaza, 5 luglio-12 settembre 2016): ben 31 artisti, tra cui quattro (Luis Gómez ArmenterosSusana Pilar Delahante Matienzo, Grethell Rasúa e Celia Yunior) che hanno rappresentato Cuba alla 56. Biennale di Venezia con il progetto El artista entre la individualidad y el contexto, (a cura di Jorge Fernández Torres e Giacomo Zaza, all’Isola di San Servolo).

Erano 11 gli artisti presenti a Bruxelles. Diango Hernandez presentava il nuovo font Waves che riduce i caratteri in una serie di linee ondulate che richiamano il mare: l’applicazione di questo font a un discorso di Castro di ringraziamento all’URSS del 1963 lo riduce a una serie di onde a loro volta riprodotte sulla finestra ricostruita dello studio dell’artista. Inti Hernandez in Propria iniziativa 2016 metteva in scena sul ricostruito pavimento della sua stanza una performance in cui realizza il sogno di un mondo senza pareti, senza confini, senza fratture, senza chiusure. Il coinvolgimento della popolazione di Bruxelles era alla base di Interior con Huracan di Josè Yaque, che si è fatto portare oggetti da buttare, sedie rotte, borse stracciate ecc. che ha poi legato in un vortice verso l’alto, come una tromba d’aria che incombe sul centro del CAB. Yornel Martinez in Trash appallottola una mappa del mondo suggerendo ogni possibile destrutturazione, distruzione, ribaltamento geografico. Il segno profondo lasciato dalla tratta degli schiavi è testimoniato dalla lunga cicatrice su metallo riciclato in Huella en la memoria di Roberto Diago. Nel titolo Degradaciones dell’opera di Diana Fonseca c’è sia l’uso dei frammenti di muro dei palazzi in rovina dell’Avana, sia le gradazioni dei loro colori con cui l’artista ottiene una composizione astratta anche piacevole all’occhio, ma che rimanda al degrado degli edifici e della popolazione. Infine, fedele alla pittura, Alejandro Campins, presente nel Museo National de Bellas Artes de Cuba, con l’olio su tela Nap ci trasporta con i suoi colori soffusi e le sue composizioni misteriose in un mondo sospeso di meditazione.

Altri artisti presenti in entrambe le mostre: Reynier Leyva Novo lavora con il concetto di peso, a Bruxelles con Nueve leyes, el peso de la historia traduceva in tavolette nere più o meno grandi la quantità d’inchiostro utilizzato per determinate leggi nel periodo di Fidel Castro; a Milano con El peso de la muerte trasforma proiettili fusi in pesi da 1 grammo a 1 chilo. Al CAB Carlos Garaicoa presentava le fotografie di palazzi rovinati dell’Avana impresse su osso di bovino, cioè su qualcosa di organico e vivo; al PAC il suo interesse per l’architettura porta a Sloppy Joe’s Bar Dream, ricostruzione di un simbolo della vita cubana, il locale de L’Avana frequentato da Hemingway. Wilfredo Prieto in Lacrimas de Cocodrilo faceva cadere dal soffitto una goccia di collirio sul pavimento, così lentamente intaccato, tipo tortura cinese sull’architettura; qui da un masso diviso in due esce un rivolo di sangue. A Bruxelles il video Burial Pyramid del 1974 ribadiva la sua posizione di rilievo di Ana Mendieta nel panorama mondiale della performance, mentre Earth Body dice della perfetta unione raggiunta tra corpo e terra; a Milano presenta i video Sweating Blood, Mirage e Alma, Silueta en Fuego, la serie di disegni a inchiostro su carta Untitled e le serie fotografiche Body Prints e Rape Scene, in cui si mette nella situazione di una donna violentata.

Il titolo della mostra al PAC rimanda all’isola protagonista che incide sulla storia del mondo, alle questioni razziali e identitarie, all’idea di corpo e di conseguenza alle performance, sempre presenti nell’arte cubana. Sul corpo e le sue violenze lavorano alcune opere. Cosa si nasconde dietro, dentro i gioielli di Grethell Rasua? Lacrime, sangue, vomito, sudore, escrementi, sperma, saliva, capelli, peli e altri liquidi umani e scarti corporei delle persone che li hanno commissionati. Come in Con tu proprio sabor: deliziosi borsellino, anelli e bracciali esposti come in gioielleria per esaltare la loro bellezza, che nascondono ogni genere dei materiali citati. Susana Pilar Delahante Matienzo affronta il tema della violenza fisica inflitta alle donne. Le testimonianze di madri afrocubane sulle aggressioni subite dai loro figli sono in Reconstruyendo al héroe di Javier Castro. Gli artisti cubani si sono ovviamente confrontati con la recente e attuale realtà politica e sociale. Sono intervenuti nelle strade, nelle piazze, alle inaugurazioni di mostre partecipando alle conferenze sul concetto di arte con maschere antigas, defecando sul giornale del Partito Comunista come Angel Delgado. Hanno messo in discussione l’immagine di Fidel Castro come fanno Eduardo Ponjuan o José Toirac. Si sono confrontati con la povertà da una parte e la pressione dei paesi capitalisti per mettere le mani sul paese dall’altra, come Luis Gomez Armenteros con la frase scolpita sulla parete all’inizio della mostra Do you want to buy my misery?, o come Todo(s) Incluido di Tony Labat che giocando con le parole tutto incluso e tutti inclusi contesta i programmi “all inclusive” degli alberghi di lusso per stranieri. Ricardo Miguel Hernandez per un anno ha spiato la spia che nel suo quartiere a L’Avana era delegata dal governo a sorvegliare la cittadinanza e denunciare eventuali individui o comportamenti sospetti. Il dramma dei balseros, cioè coloro che scappano con imbarcazioni precarie verso la “terra promessa” americana, è il tema di diverse opere: Estelas en la mar mi abrigo y mi sosten (Mariana) di Kcho, composizione con materiale di recupero, cappotto nero e barca che diventa la testa; le fotografie in bianco e nero della serie Túneles Populares che documentano gli ingressi dei tunnel usati come vie di fuga verso il mare, del gruppo Los Carpinteros, lo stesso della serie Clavos, chiodi giganteschi simbolo del lavoro manuale che prendono vita come animali. Sul tema della censura Tania Bruguera presenta Letter-piece: The effort to normalize. L’impegno sociale diretto di René Francisco Rodrĺguez lo porta a devolvere i soldi di una borsa di studio per finanziare un progetto di recupero di un quartiere. Dell’apertura diplomatica tra Cuba e gli Stati Uniti tratta Interferencia di Reinier Nande: un grande muro bianco su cui dei tubi disegnano il grafico di un’interferenza sonora: da un lato si sentono la voce e i discorsi di Raúl Castro, dall’altro quelli di Barack Obama.

Sulla storia e il passato lavora un altro filone di opere. Il dramma della prigionia e della schiavitù inflitte alle popolazioni precolombiane sono alla base delle performance di Carlos Martiel. Il ruolo della donna afrocubana, le simbologie religiose, il panteismo Yoruba, il corpo come “luogo” sacro e magico sono i punti di riferimento di Maria Magdalena Campos-Pons. Alla catalogazione delle case coloniali abitate da ricchi possidenti poi fuggiti dall’isola, e ora adibite a istituzioni pubbliche e alla produzione e commercializzazione del caffè è dedicato il lavoro del duo Celia-Yunior. Altri lavori sono le fotografie Periodo especial di Juan Carlos Alom di documentazione sociale e quelle sulle piante officinali alla La reinterpretazione del paesaggio milanese con un micro-disegno lungo una parete bianca di Glexis Novoa. L’immagine del ventre in gravidanza di Marta Maria Perez Bravo, l’orologio a cucù di Eduardo Ponjuan. L’Ultima Cena di Lazaro Saavedra in cui un generatore, Cristo, dà energia a dodici monitor che trasmettono immagini simboliche. I video di Luis Garciga che si trasforma in taxista per carpire racconti dalla gente. La fuga nel passato con una ricerca sulla tecnica fotografica analogica tradizionale di Antonio Gomez Margolles. Infine, l’iper celebrato Felix Gonzalez-Torres con il suo canto funebre dedicato al compagno perduto.

La mostra si allarga oltre il PAC: al cortile, con l’installazione di Umberto Diaz Barreras Ideológicas, una serie di gabbie che viste dall’alto formano la parola Ideas; al giardino con I sette savi di Fausto Melotti incappucciati da Ernesto Leal; al Museo delle Culture-Mudec con Scratch di Eduardo Ponjuan; all’Edicola Radetzki alla Darsena con Miserere di Luis Gomez Armenteros.

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Carlos Garaicoa, Sloppy Joe’s Bar Dream…, 1995. Vista de la instalación en Galería Continua Le Moulin, Boissy-le-Châtel, Francia

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Carlos Martiel, Ascensión, MAAS | Mandragoras Art Space, New York, EE.UU.

Ernesto-Leal

Ernesto Leal

Gomez-Armenteros

Gomez Armenteros

Lazaro-Saavedra

Lazaro Saavedra

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Meira Marrero & José Toirac, Con Permiso de la Historia, (With history’s permission), 1994. Series of 10 black and white photos. Edition of 10

Los-Carpinteros

Los Carpinteros

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Reynier Leyva Novo

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