Dalla Grecia alla “Piccola Atene”: John Bizas.

Humanity Comes_John Bizas

Il giovane artista di Chios come molti suoi colleghi non ha resistito al fascino di Pietrasanta, dove da alcuni anni si è trasferito e in breve tempo ha raggiunto il suo successo professionale che quest’anno lo ha portato a esporre insieme ai grandi nomi quali Botero e Mitoraj. Una delle caratteristiche delle sue sculture è lo straordinario modo in cui riesce a entrare nel cuore del marmo realizzando figure visibili anche all’interno che regalano al pubblico una sensazione di forte complicità con ciò che si ammira sia a livello estetico che poetico. Abbiamo incontrato John Bizas durante l’ultimazione di uno dei suoi squali, in uno splendido laboratorio a pochi passi dal Palazzo Mediceo di Seravezza, patrimonio dell’Unesco.

Molte tue opere hanno come titolo humanity, peace, ecosystem, c’è quindi una stretta relazione fra il tuo lavoro e i problemi del nostro pianeta?
Si, è vero, le tematiche principali di cui parlo tramite le mie opere riguardano proprio l’umanità e in particolare quello che l’uomo sta facendo più o meno volontariamente al suo pianeta e agli animali. Rifletto molto anche sui rapporti sociali fra le persone.

In particolare nella serie humanity sono rappresentati degli squali, un animale da sempre considerato minaccioso e molto pericoloso, ma nelle tue creazioni questa paura sembra essere capovolta.
Ho scelto lo squalo esattamente per questo motivo: un animale minaccioso e considerato ”cattivo” in modo sicuramente sbagliato. È così che intendo rappresentare metaforicamente l’umanità: uno squalo minaccioso che mangia tutto quello che trova sul suo percorso come sta facendo l’uomo sul pianeta. Tutti giorni vediamo che purtroppo le persone, per i propri interessi non si fermano d’avanti a niente. Stanno saltando tutti i prinicipi morali, non ci sono più limiti. L’uomo sta distruggendo l’ambiente e l’intero ecosistema in maniera irrecuperabile, ma non solo, elimina anche sé stesso attraverso continue guerre sia per ragioni politico-territoriali, sia religiose. Però devo sottolineare che fra gli squali della mia metafora e quelli veri c’è una grande e notevole differenza. Gli squali veri attaccano e divorano le prede solo per la sopravvivenza, invece lo squalo umano fa tutto ciò solo ed esclusivamente per il profitto.

La tua tua ricerca si svolge non solo nell’ambito del linguaggio, ma anche dell’estetica delle lavorazioni. Com’è nata la voglia di “entrare”, di scavare così profondamente nel marmo fino a togliere la parte interna?
Sono una persona a cui piacciono le sfide e che ama sempre superare i limiti. Penso che sia questo il motivo che mi ha spinto ad approfondire così tanto la mia ricerca nella lavorazione del marmo, materiale che prediligo utilizzare e con il quale sono arrivato a realizzare delle opere completamente svuotate. In questo modo non solo la luce, ma anche lo sguardo dello spettatore può penetrare nel cuore dell’opera. Ogni volta che finisco una scultura penso sempre che voglio fare qualcosa in più nella prossima, ma quello su cui punto non è solo la parte estetica. L’importante è trovare sempre un giusto equilibrio fra questa ed il concetto che si vuole esprimere. 

Humanity Comes_John Bizas

John Bizas, Humanity Comes, Carrara Statuario marble,plexiglass & stainless steel. 

Ecosystem_John Bizas

John Bizas, Ecosystem, Belgium black marble.

Still 7_John Bizas

John Bizas, Still 7, Carrara marble & 7 wooden arrows (on the arrows are written in latin the 7 deadly sins from Dante’s “Inferno”)

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Giornalista dal 1993, si laurea in Cinema e Immagine Elettronica all'Università di Pisa e si specializza in Net Art e Culture Digitali all'Accademia di Belle Arti di Carrara. Da anni cura mostre d'arte contemporanea con particolare attenzione alla media art.

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