Darren Bader

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La galleria Franco Noero, fino al 13 aprile 2013, dedica all’opera dell’americano Darren Bader una mostra dal titolo  #I am just living to be dying by your side. Concettuale, eclettica e giocosa, quest’esposizione si compone attraverso installazioni capaci di articolare insolite sequenze narrative che rispondono a un intrinseco desiderio di metafisica verità arricchita da riflessioni poetiche capaci di dar vita a poliedriche suggestioni, perché Darren Bader è essenzialmente un’artista romantico. La sua arte riguarda il mondo nel quale viviamo, nella sua accezione più vasta e completa, e attraversa una miriade di concetti quali la contemporaneità o il ricordo, la semplicità e la condivisione, la trasversalità o la surrealtà, il gioco e la denuncia.

Nonostante il concetto stesso di arte si snodi in una costante definizione di sé stesso, il linguaggio del moderno e soprattutto del contemporaneo, aiutato dai costanti e ininterrotti mutamenti sociali, ha condotto verso una forma di creazione (o recupero) del manufatto artistico in cui la fantasia è al potere. L’espressione artistica inoltre si è sempre servita di un intima esigenza che nasconde e confonde le identità escludendo, dal secolo scorso, ogni forma di normalizzazione linguistica e irrigidimento delle forme di rappresentazione. Sembra esistere una profonda sfiducia nei confronti della pura immagine quale veicolo di verità. L’opera quindi si trasforma in un operazione, non più centrata sulla pratica manuale, ma sulla teoria e sulla progettualità.

Se Marcel Duchamp recuperò un oggetto senza apparente significato alcuno per donargli una nuova definizione, Bader sembra dare vita a una nuova razza di ready-made che sfida la loro stessa natura in termini di stile e integrità. La ricollocazione di un oggetto svela quindi l’essenza stessa dell’umano e al tempo stesso ne denuncia lo smarrimento d’identità ma sembra anche sottolineare, senza apparente soluzione di continuità, l’anacronismo contemporaneo e inevitabile di una scelta artistica che decreta la morte del ready-made stesso. A tale operazione si aggiunge la sincronica esigenza di sperimentare la parola e il suo significato in ogni sua sfaccettatura. Le parole work e words sembrano fondersi e sovrapporsi rimandandoci verso il leit-motiv dell’esposizione, gli antipodi; non intesi nel loro significato letterale bensì quali guide. Ogni incrocio sperimentato dall’artista si compone di quattro elementi e si carica di forti valenze simboliche come accade dinanzi alla vista di una cavallina, un contenitore criogenico, una forma di parmigiano e una mucca “immaginata”. Impossibile non restare colpiti dalla fusione delle quattro stagioni di Vivaldi in un unica riproduzione sonora o non stupirsi davanti all’“uccello del paradiso” cotto al forno e smembrato sotto forma di stickers su una mappa.

Nell’offrire un costante rifiuto di risoluzione e di mera accettazione dello stato attuale delle cose, Bader ci conduce verso una forma di spaesamento in cui la razionalità non domina ma è piegata e deviata in uno spazio altro. La costante interrogazione che suscita offre un acrobatica panoramica sulla costruzione del tempo definito da un percorso evolutivo e di crescita in costante trasformazione.
Ogni installazione sembra acquisire diritto di vita solo ed esclusivamente attraverso la naturale capacità degli oggetti di “stare insieme”. Egli è in grado di colmare lo spazio del quale dispone con un incompatibile raccolta di oggetti che sconcerta e affascina il pubblico, ora coinvolto dalla magia del surreale. Forme di parmigiano-reggiano divengono protagoniste trasformandosi nell’amplificatore di una chitarra elettrica o sostenendo la lamina di un pattino da ghiaccio. Ma non mancano anche inusuali incontri come con un arancia, un pupazzo raffigurante babbo natale e una candy.
E se l’esposizione di Darren Bader al MOMA di NY sembrava fissare principalmente l’attenzione sul processo di produzione dell’opera e sulla sua circolazione, in questo caso, il discorso sembra farsi più criptico. La decostruzione ludica del significato relativo al singolo oggetto, acquisisce una forma di pertinenza che a molti può sembrare  solo ed esclusivamente legata al contesto artistico nel quale si muove. Ma questo processo di falsificazione in realtà produce, un importante  spostamento della linea prospettica nella quale siamo stati abituati a osservare e leggere la realtà. Viene così alla luce la contraddizione intrinseca del nostro modo di vivere e percepire il mondo. L’artista ci ri-dona uno sguardo scevro da pregiudizi e colmo di nuove informazioni.

Angiolina Polimeni

Darren Bader
#I am just living to be dying by your side
Galleria Franco Noero
Via Giulia di Barolo 16 D
Piazza Santa Giulia 0
Torino
dal 21/02 al 13/04 2013
http://www.franconoero.com/mostra-in-corso

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Darren Bader, Hospital Reform Food. Courtesy the artist and Galleria Franco Noero, Torino. Photo: Sebastiano Pellion di Persano

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Darren Bader, ‘#I am just living to be dying by your side’, Installation view, Galleria Franco Noero, Torino, 21/02 – 13/04/2013 Courtesy the artist and Galleria Franco Noero, Torino. Photo: Sebastiano Pellion di Persano

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Darren Bader, Antipodes: Parmigiano-Reggiano (detail). Courtesy the artist and Galleria Franco Noero, Torino. Photo: Sebastiano Pellion di Persano

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Darren Bader, ‘#I am just living to be dying by your side’, Installation view, Galleria Franco Noero, Torino, 21/02 – 13/04/2013 Courtesy the artist and Galleria Franco Noero, Torino. Photo: Sebastiano Pellion di Persano

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