Federica Valabrega- Daughters Of The King. Part II

Federica Valabrega, Daughters of the King, 2013

continua l’intervista a Federica Valabrega. Leggi la prima parte qui.

In che modo il mondo delle donne ebree ortodosse ti ha affascinato?
Si pensa erroneamente che la religione ebraica sia una religione patriarcale e questo non è vero. È ovvio che nella religione ebraica l’uomo prega più della donna, perché la donna si dedica di più alla famiglia. Ci sono delle spiegazioni nella Kabbalah che dicono che la donna ha più spiritualità perché è nata da una costola di Adamo e quindi non ha bisogno di andare in sinagoga tre volte al giorno come l’uomo. La donna educa il bambino a mangiare kosher, la donna ha un enorme ruolo. In Israele per esempio lavorano le donne e non gli uomini che sono pagati per pregare. Anche a Brooklyn avevo visto donne che per esempio lavoravano da Goldman Sachs, ebree religiose che quindi non vivevano rinchiuse in casa. Quello che volevo raccontare erano proprio queste donne, donne religiose ma forti, libere. Le mie foto vogliono rappresentare questa fetta di donne emancipate anche all’interno di una religione secolare, rigida. La figura femminile che ho rappresentato è una figura quasi sensuale, individuo che non dimentica di essere donna.

ederica Valabrega, Daughters of the King, 2013

Federica Valabrega, Daughters of the King, 2013
 

Dopo Brooklyn e Israele il tuo viaggio è continuato a Parigi…
Sì, il mio viaggio è proseguito a Parigi, dove c’è la terza comunità al mondo di ebrei ortodossi e vi è una maggioranza di ebrei ashkenaziti provenienti dal nord est Europa. Qui ho avuto un po’ di difficoltà dovuta a una chiusura tipica delle donne parigine. Eppure mi sono innamorata del diciannovesimo arrondissement, quartiere delle donne tunisine e gerbine. Dopo un breve ritorno in America sono ripartita per il Marocco, e poi in Tunisia, a Gerba dove c’è una delle comunità sefardite più antiche dell’Africa, isoletta tunisina abitata da mille ebree ortodosse. Lì sembra di stare in un quartiere antico di Gerusalemme, ma in mezzo al mare in un isola sperduta.

Federica Valabrega, Daughters of the King, 2013

Federica Valabrega, Daughters of the King, 2013
 

In che modo questa tua ricerca e gli incontri con altre donne hanno influito la conoscenza di te stessa?
Questo è un viaggio che inizia come riscoperta delle mie radici, della mia ebraicità. La mia confusione nasce dal fatto che sono nata da una madre non ebrea e da un padre ebreo e convertita alla nascita, conversione che nella comunità ebraica romana all’epoca valeva ma ora non più. Sono cresciuta nelle regole dell’ebraismo, partecipando alle festività ebraiche ma non con madre ebrea, e l’ebraismo è matriarcale. Tutto ciò ha creato molta confusione in me. Ho iniziato questo progetto per cercare di chiarire questa confusione ma alla fine mi sono resa conto che va bene che io sia confusa perché questa è la mia identità, l’identità di una persona che è a metà. E questo va benissimo perché anche queste donne sono tutte diverse, tutte a metà: alcune sono tornate alla religione, altre sono nate da madre non ebrea e padre ebreo… Quello che ho capito è che appartengo alla cultura ebraica, non solo alla religione, quello che mi interessava comprendere era la cultura, l’appartenenza a un popolo, l’appartenenza ad alcune regole, alcuni precetti. Ogni donna che ho conosciuto mi ha dato un po’ di se stessa.

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Federica Valabrega, Daughters of the King, 2013
 

Interessante è anche il secondo progetto della fotografa, parallelo a Daughters of the King. Federica ha infatti presentato contemporaneamente un libro, Daughters Of The King, selezione di foto numerate con didascalia che a un semplice titolo sostituiscono una vera e propria narrazione dell’evento fotografato. Questa ulteriore descrizione compare in un libricino che accompagna il testo principale, una sorta di libro nel libro dove la descrizione dell’avvenimento è accompagnata da una grafica di numeri e punteggiatura che volutamente ricorda la specificità delle letture sacre.
Nel libro, oltre alla presentazione della fotografa nei testi di Ermanno Tedeschi e di Maurizio Molinari, è significativa la presentazione del progetto da parte di David Alan Harvey, fotografo Magnum e National Geographic già citato dalla fotografa come suo primo maestro e vero e proprio mentore. È lui che ha prodotto il libro attraverso il suo Burn Magazine, è lui che ha creduto in questo progetto iniziando con Daughters Of The King una collana di libri d’autore. È lui che afferma “Non c’e’ motivo per me per descrivere cosa state vedendo in questo libro. Le immagini sono trasparenti senza essere puramente didattiche. Devo dare per certa una qualche competenza visiva in coloro che guarderanno il lavoro di Valabrega. Dirò solo che sento un ‘sollievo’ quando vedo queste foto”.

Valentina Guttuso

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