David Bowie (is) – the image-maker

davide-bowie

C’è la new wave, c’è la old wave. E c’è David Bowie. Era questo lo slogan con cui la RCA nel 1977 promuoveva l’ultimo album di David Bowie, Heroes, destinato, con la sua copertina si dice ispirata a un lavoro di Heckel, a fare storia. Quasi quarant’anni dopo, questa frase ha ancora un senso, tanto più dopo che Bowie ci ha lasciati, forse, come fantasticano poeticamente alcuni, per andare a fare arte da qualche parte diversa da qui.

Su David Bowie è stato scritto di tutto. Rockstar che ha segnato per sempre la storia della musica (ma lui negava di esserlo, una rockstar), definito banalmente “il camaleonte del rock” per la sua capacità di trasformarsi, incarnando di volta in volta lo spirito di un’epoca, nel corso della sua lunga carriera Bowie ha realizzato decine di successi internazionali, spaziando dal glam rock dei primi anni settanta, fino alla musica elettronica e alla sperimentazione, passando per innumerevoli metamorfosi e altrettanti capolavori. Da vero artista e, come ha scritto Camille Paglia, Image-maker, David Bowie non si è però fermato alla sola musica, solcando molteplici orizzonti.

Cominciò con il teatro, dopo gli studi con Lindsay Kemp negli anni sessanta (Kemp ne ha parlato ad ArteFiera quest’anno), mettendo del teatro vivo e palpitante in tutti i suoi lavori prima della svolta soul del 1975. Tornò al teatro più tardi, con The elephant man. E l’ultimo lavoro realizzato prima di lasciarci è proprio un’opera teatrale, il musical Lazarus, che ha appena terminato le recite newyorkesi e si appresta a debuttare a Londra. Lavorò nel cinema con, tra gli altri, a The man who fell to earth di Nicolas Roeg, Furyo o Labyrinth – dove, sorpresa! debuttava un giovane Ron Mueck, sì proprio lui, che prima delle celebri sculture realizzava i pupazzi dei Muppets. E, last but not least, Bowie fu appassionato intenditore nonché autore di arti visive. Oggi per noi orfani del Duca Bianco è possibile approfondire anche questi temi grazie alla mostra David Bowie Is che, dopo aver inaugurato al Victoria Albert Museum di Londra, è attualmente visitabile in quel di Gronigen, in Olanda e approderà infine, si dice, al Mambo di Bologna nel prossimo autunno. Si tratta di una gigantesca esposizione che comprende opere, costumi, spartiti e testi, bozzetti, disegni autografi e altro vario materiale atto a testimoniare la ricerca artistica di Bowie negli anni, lungo tutta la sua onnivora produzione artistica.

Oltre a questo grande evento, inaugurato per altro già nel 2013 alla presenza dello stesso Bowie, da gennaio a oggi le iniziative per onorare la memoria del Duca Bianco proliferano incessantemente non solo laddove si ci aspetterebbe di vedere celebrato un mito del rock, ma anche, appunto in spazi tradizionalmente dedicati alle arti visive. È il caso, per esempio, della Taschen Gallery di Los Angeles, che mette in mostra fino a novembre una grande retrospettiva fotografica di Mick Rock dal titolo Shooting for stardust. The rise and fall of David Bowie & Co. In Italia per ora ci ha pensato prima lo Spazio Oberdan a Milano, con una rassegna di film, e la Ono Gallery di Bologna, dove fino al prossimo 30 aprile saranno in mostra una serie di bellissimi scatti opera di Michael Putland. Le foto sono quasi tutte datate 1972 e furono scattate nella casa dell’artista alla vigilia dell’uscita del celeberrimo The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars. Al di là di queste interessanti mostre, va però detto che Bowie, nel corso della sua vita, fu forse ancora più attento alla pittura e all’arte contemporanea in generale che alla fotografia. Una volta egli stesso dichiarò in un intervista al nostro Carlo Massarini, di essersi sempre considerato un pittore, prima ancora che un musicista. Poi, narra la storia, da giovanissimo, rendendosi conto di non poter arrivare con la pittura a un numero abbastanza ampio persone, si disse: proviamo con il rock and roll! Da lì nacquero Ziggy Stardust e Aladdin Sane. Forse è per questa ragione che in molte sue canzoni è facile incontrare rimandi alle opere di Braque, Burden, Grosz e il già citato Heckel. In qualche occasione Bowie nominò tra gli ispiratori della sua musica, accanto a John Lennon e Little Richards, artisti come Duchamp e Dalì, mentre viceversa Paul McCarty e Tracey Emin lo elessero esplicitamente a musa di alcuni loro lavori (cosa che sembra suscitasse in lui qualche sano rigurgito di algido umorismo inglese).

Pare soprattutto però che Bowie fosse titolare di una ricca collezione di opere d’arte, con nomi altisonanti del calibro di Tintoretto e Rubens, ma anche Sutherland, Hirst e Gilbert & George. Non molti sanno, inoltre, che soprattutto a partire dagli anni novanta Bowie si occupò di arte in prima persona, con un’attività per altro piuttosto intensa. In quel periodo il Duca Bianco collaborò con alcune note gallerie d’arte di Londra e New York esponendo per loro. Le sue tele sono il frutto visibile dell’amore per l’espressionismo tedesco e Die Brücke, di cui era un fervente estimatore. Sono dipinti intensi e materici, che non si limitano ad elaborare tendenze contemporanee (leggi Hirst e anche Witkin, evidentemente citato per altro anche nel video di The hearth filthy lesson del 1995, per esempio), ma si popolano di visioni ai limiti del macabro, sempre rese in modo plastico, con colori vibranti, quasi violenti. Il nome Bowieart corrisponde poi a una fondazione, realizzata sempre negli anni novanta da Bowie insieme con alcuni collaboratori e scioltasi ormai da qualche tempo, la cui mission era la promozione dei giovani artisti. Sempre in quell’epoca inventò un’applicazione per computer piuttosto innovativa dal nome Verbasizer, che permetteva di comporre i testi della musica in modo rivoluzionario, quasi post-dadaista. Più recentemente, nei video del suo penultimo lavoro, The Next Day (2013) Bowie ha collaborato con Tony Oursler e l’italiana Floria Sigismondi, dando vita a veri e propri mini-film.

Infine l’ultimo album, ★ (leggi Blackstar), si presenta come un progetto transmediale a tutto tondo decisamente all’avanguardia. Intanto l’album è stato lanciato da due video ipnotici, curati nei dettagli, Blackstar e Lazarus, dove le finezze registiche e fotografiche si sposano all’evocazione di scenari letterari e filosofici, mescolati a rimandi alla stessa produzione artistica – musicale, narrativa e visiva – dell’autore. Il disco, soprattutto nella versione in vinile, è poi realizzato come una reale opera di design, la cui declinazione grafica però, quasi fosse un brand, è stata prima resa disponibile on line esente da copyright per chi volesse farne uso con stampe o altro, e poi elaborata come un alfabeto, o meglio un vero e proprio font. Infine da ★ è nata una miniserie su Instagram, tutt’ora in corso, nella forma di micro video-puntate di 15 secondi l’una. Più transmedia di così. Anzi, si è quasi tentati di scomodare l’arte relazionale.

Come concludere dunque? Certamente qui non si è detto tutto. Su (e soprattutto da) David Bowie è stato fatto, detto e scritto di tutto. E molto ci sarebbe e ci sarà ancora da dire, fare e scrivere. David Bowie è stato artista in ogni senso: musicista, pittore, attore, tanto che qualcuno di recente lo ha avvicinato nientemeno che a Leonardo da Vinci. Ma David Bowie è stato un artista contemporaneo capace di incantare con la sua musica, perché a sorpresa aggiunge o sottrae un tempo dove non te lo aspetti e ti meraviglia. David Bowie è stato colui che ha fatto capire a molti che essere una voce fuori dal coro e seguire una propria strada originale, in barba alle mode dilaganti, è la scelta giusta. David Bowie è tutto questo e altro ancora. O, come recita il titolo della mostra attesa al Mambo di Bologna, David Bowie è. Punto.

©Terry-Pastor

© Terry Pastor

©Michael-Putland,-Annie-lennox-and-David-Bowie-performing-at-the-Freddie-Mercury-tribute-Wembley-stadium-1992

© Michael Putland, Annie Lennox and David Bowie performing at the Freddie Mercury tribute Wembley stadium 1992

©Michael-Putland,-David-Bowie-at-home-Beckenham-Kent-1972

© Michael Putland, David Bowie at home Beckenham Kent 1972

©Michael-Putland,-David-Bowie-at-home-Beckenham-Kent-UK-1972-

© Michael Putland, David Bowie at home Beckenham Kent UK 1972 

©Michael-Putland,-DAVID-BOWIE-Friars-club-Ayelsbury-UK-(1972)

© Michael Putland, DAVID BOWIE Friars club Ayelsbury UK (1972)

©Michael-Putland,-David-Bowie-performing-live-at-Wembley-arena-1976

© Michael Putland, David Bowie performing live at Wembley arena 1976 ©Terry-Pastor-1

© Terry Pastor

The following two tabs change content below.

Rispondi