Deborderline – Chiambretti Supermarket. Stadi del Postmodernismo

Deborderline, open, credits Emanuela Amadio

“Deborderline” è il titolo di un’operazione espositiva presentata il 3 maggio in un antico frantoio a Teramo che ha visto coinvolti i filmaker e performers Vincenzo Core, Fabio Scacchioli e Flavio Sciolè. Il titolo dell’evento gioca sulla crasi tra il nome del teorico della società dello spettacolo, il filosofo francese Guy Debord, e il termine borderline. Il progetto, coordinato da Martina Lolli, giovane curatrice teramana, pone l’accento sul ruolo del visivo nella società Postmoderna evidenziando come l’immagine sia diventata l’unica merce di scambio dell’economia globale.

Deborderline, open, credits Emanuela Amadio

Deborderline, open, credits Emanuela Amadio
 

“Deborderline” è un’installazione del qui e ora; un’occasione da vivere nell’attimo della sua manifestazione dove il video – linguaggio artistico scelto dai tre autori – costruisce un’alternativa estetica capace di rivitalizzare un’icona che nel frattempo è diventata simulacro e altro da sé. Sarà stato forse un caso, ma il fatto stesso che l’evento sia stato concepito in un frantoio mostra come questa location, un tempo spazio di trasformazione e produzione, sia diventato con “Deborderline” il luogo di “rigurgito” di una merce immateriale ed effimera di cui si tenta un’utopica concretizzazione. Il processo messo in atto dai tre artisti è una riflessione critica rispetto a ciò che invece continua ad accadere in TV, si pensi ad esempio all’ultima proposta televisiva di Piero Chiambretti, “Supermarket”. L’idea che sorregge questo nuovo programma è proprio quella di mettere in scena un supermercato di persone, cultura, esibizioni, secondo l’ideologia che tutto è in vendita attraverso la spettacolarizzazione dell’immagine. Lo stesso presentatore è stato trasformato in prodotto attraverso la citazione della famosa copertina di “Esquire, pubblicata nel 1969 e ideata dal creativo George Lois, che ritraeva Andy Warhol dentro la famosa lattina  “Campbell Soup”. Scacchioli, Core e Sciolè, in maniere antitetica rispetto al “Supermarket” di Chiambretti, tentano di riportare allo stadio zero il valore del visivo con l’obiettivo di dare all’uomo la possibilità, attraverso un’esperienza concreta, di vivere realmente il proprio presente.

Deborderline, workshop, credits Emanuela Amadio

Deborderline, workshop, credits Emanuela Amadio
 

Il titolo dell’esposizione vuole anche indicare l’area di ricerca in cui si muovono i tre protagonisti: un ambito spesso al limite, complesso, borderline, appunto. Condizione che a volte pone gli autori e il linguaggio da loro usato nella condizione di non essere compreso completamente. Questo il motivo per cui il vernissage è stato preceduto da un workshop dove gli artisti hanno coinvolto il pubblico in un dibattito conoscitivo, utile alle decodificazione delle proposte video presentate. Così la curatrice, Martina Lolli, nel testo del catalogo della mostra inquadra il lavoro di Scacchioli e Core: «Entrambi indagano la narrazione, la interrogano e fanno risuonare ogni immagine che, dalle ceneri della spettacolarizzazione, vive un nuovo corso in una consonanza musicale del tutto peculiare. Fabio Scacchioli prende stralci di film, li manipola come readymade rettificati per farli rivivere in tutte le loro sfaccettature semiotiche (rumore, parola, musica) e derivarne immagini “prismatiche” potenziate dalle colonne sonore originali di Vincenzo Core. Gli artisti attuano una mise en abîme delle istanze dello spettacolare poiché partono dalle loro convenzioni, come l’adozione di film hollywoodiani, optando per un remake creativo. Sciolè, invece – prosegue la curatrice – parla di delirio, di tedio, di un uomo che non è più macchina “perfettibile” (semmai “anti-macchina”) che cade in errore e ivi si crogiola attraverso azioni prive di senso e motti banali. Il suo è un anti-cinema che, seppur evocando gli stilemi dei B-movies all’italiana, fa tabula rasa di ogni canone a favore di una presentazione scabra e a volte irritante dell’attimo di krisis».

Ivan D’Alberto

 

FLAVIO SCIOLE’ (1970). Attore, regista, performer. La sua ricerca opera nel teatro, nel cinema e nella performance. Circa  300 i lavori video proiettati, premiati, segnalati in festival nazionali e internazionali e migliaia le proiezioni in Italia (52a Esposizione Internazionale D’Arte La Biennale di Venezia, Romaeuropa). Riceve premi, retrospettive (Casablanca, Roma, Torino, Berlino, Londra, New York), scritti. Moduli principali dell’azione cinematografica: anticinema, estetica, anti-regia, montaggio in macchina. Codifica la recitazione inceppata. Ha curato eventi d’arte e diretto festival cinematografici, tra questi: CinemAtri (2000), Exximent (Roma, 2004, 2005), Visioni Sconsigliate (Pescara,2004). Ha partecipato nel 2011 a CORPO: festival delle Arti Performative. Hanno scritto di lui: Nocturno, Segno Cinema, Bizzarro Cinema. Curatori con cui ha lavorato: Lucrezia De Domizio Durini, Franko B, Giuseppe Casetti, Achille Bonito Oliva, Gabriele Perretta, Massimo Nicotra, Ivan D’Alberto e Sibilla Panerai.

FABIO SCACCHIOLI (1979). Regista sperimentale. Lavora sul concetto del détournement e del no copyright; realizza i suoi video assemblando scene prese da diversi film o modifica i frame di tali film con mascherine che fanno risaltare la concretezza delle immagini a scapito di una narrativa lineare. Nel 2006 collabora con Gianfranco Baruchello nella sua fondazione Agricola Cornelia s.p.a. partecipando a mostre e seminari e alla creazione del film “Un altro giorno, un altro giorno, un altro giorno”. Presenzia in varie esposizioni collettive e partecipa a vari festival nazionali (Torino Film Festival, Lucca Film Festival) e internazionali (13ème Festival des Cinémas Différents et Expérimentaux a Parigi, MADATAC a Madrid, 9th Berlin International Directors Lounge). Nel 2011 partecipa alla 68.Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con il cortometraggio “Miss Candace Hilligoss’ flickering halo”.

VINCENZO CORE (1982). Studia musica elettronica con Alessandro Cipriani nel Conservatorio di Musica L. Refice di Frosinone.
Dal 2008 compone per video, balletti, installazioni e performance. La sua ricerca espressiva si concentra sulle relazioni tra i molteplici materiali compositivi per tracciare percorsi di senso. Percorsi che possano esprimere la complessità e la vitalità del Sé. Realizza con Fabio Scacchioli delle opere audiovisive che ricevono vari riconoscimenti tra cui le menzioni di Miglior Opera Audiovisiva nel Premio Nazionale Delle Arti 2013 e di Miglior Cortometraggio al Lausanne Underground Film Festival. Il suo brano “Movimenti sulla Memoria” per percussioni e nastro magnetico debutta al Festival Suona Italiano nella Citè de la Musique et de la danse di Strasburgo.

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