“Desecrator”: la spregiudicata poetica di Leslie Krims

Krims

Gli scatti scaturiti dall’immaginazione boccaccesca, ma sempre dal tono critico, di Leslie Krims sono in mostra a Torino fino al 4 aprile, in una personale tagliente e dissacrante presso la Galleria d’arte Paola Meliga.

Leslie Krims, Dumping Leaves Nothing, 1979.
 

Particolarmente legato alla sua patria (l’artista non ama infatti lasciare il paese nemmeno per viaggi di piacere) da quasi quarant’anni Krims mette in discussione stereotipi, movimenti sociali e abitudini borghesi di una società impostata sul perbenismo e la grandezza, come solo l’America sa essere. Con l’obiettivo della sua macchina fotografica Krims ha messo a nudo i difetti e le debolezze di una nazione, sporcando, con una carica d’irriverente brutalità e ironia, il velo di bellezza che avvolgeva il gusto dei fotografi del periodo. Ed è proprio con questi importanti scatti che si apre la mostra torinese che raccoglie le immagini più rappresentative della sua storia artistica: sette opere vintage, appartenenti alla serie “Idiosyncratic”, accolgono e sconcertano il visitatore con le loro ambientazioni da teatro dell’assurdo. Tutte rigorosamente in bianco e nero (eccetto una più piccola), aprono uno spiraglio nell’intimità di un mondo parallelo, fatto di ambientazioni domestiche, scrupolosamente studiate nei minimi dettagli, in cui emerge la follia che si cela nella normalità, e dove la brutale violenza della cronaca e della storia si manifesta nei salotti affollati da oggetti in cui spiccano i corpi nudi dei loro abitanti.

Leslie Krims, Homage to the Crosstar Filter Photograph, 1970/2002.
 

Osservare questi scatti è come cercare di risolvere un enigma, ogni fotografia nasconde un significato, bisogna infatti analizzare ogni minimo particolare, ogni singolo oggetto, per avvicinarsi alla soluzione. Tra i vari rebus fotografici – come quello in cui vi è rappresentato un corpo femminile che perde vitalità e diviene una statua dalla testa di zucca posta su pavimento coperto da un tappeto di foglie secche come emblema dell’autunno, del decadimento morale, fisico, psichico, oppure quello in cui una coppia di moderni Adamo ed Eva è posta in un salotto stra-pieno di oggetti sacri  e adibito a giardino dell’Eden per la presenza di piante e animali in ceramica – spicca la foto del 1980 “G.F.Freud”. Quest’ultimo scatto, inquietante e macabro, è la ricostruzione del profilo di un serial killer che sgozzava le donne per la sua impotenza sessuale, l’uomo nudo, armato di rasoio, è colto nell’atto di una fellatio femminile ed è circondato da mobili alto borghesi che delineano una passione per la musica classica (un pianoforte in primo piano ed etichette musicali sparse sul pavimento) e l’arte in genere.

Leslie Krims, Mary’s Middle Class, 1985.
 

Nella sala accanto sono invece esposte le foto che hanno segnato la carriera stessa dell’artista, copie uniche e autentiche scattate negli anni 1968-1978 e sempre in bianco e nero: tra queste “Two Liberal Feminists Flexing Behind A Gay Man” del 1968. Il pensiero di Krims va contro ogni movimento sessista mettendo in luce quel lato estremo, sprezzante, quasi violento di chi ha subito e rimuginato rabbia e rancore per anni, come nello scatto intitolato “Homage To The Crosstar Filter Photograph”; protagonista di questa fotografia è infatti un bel paio di gambe femminili che calzano scintillanti scarpe col tacco, riprese però nell’intento di schiacciare un topo. Presenti sempre in quest’ultima sala anche due lavori del 2011 la cui tematica di Krims è rivolta alla società moderna che si fonda sull’apparire piuttosto che sull’essere.
Una mostra breve, ma intensa, capace infatti di condurre il visitatore nella sua visione del mondo e della storia moderna, come lui stesso ha affermato: “I am not a Historian, I create History”.

Leslie Krims, A New Miracle for Veronica: Healing Krims’ Eye, 1979.
 

DESECRATOR – LESLIE KRIMS
Galleria d’arte Paola Meliga
Torino, 13 febbraio – 4 aprile 2013

 

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Noemi Eva Cotterchio, vive e lavora a Torino, laureata in Culture Moderne Comparate presso l’università degli studi di Torino, si dedica alla critica e alla “comparazione” delle arti in quanto frutto della passione umana. Attratta da ogni forma d’arte possibile, dalla pittura alle installazioni moderne, dal balletto classico alle performance di improvvisazione, è sempre alla ricerca di quella sottile impronta lirica e personale che rende unica e sublime un’opera artistica.

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