Dismaland come Disneyland: sulla chiusura

L'annuncio-del-trasferimento-del-parco-a-Calais-realtà-o-provocazione

Dismaland, il parco divertimenti opera di Banksy, ha chiuso i battenti lo scorso 26 settembre così come aveva inaugurato, tra gli onori, realizzando numeri da capogiro con ben 150 mila visitatori all’attivo e oltre 20 milioni sterline di guadagno. All’indomani della chiusura lo stesso Banksy, tramite il sito dell’attrazione, ha annunciato “Coming soon… Dismaland Calais. Tutto il legno e gli infissi utilizzati di Dismaland saranno ora inviati al campo rifugiati Jungle vicino Calais, per costruire rifugi. Nessun biglietto sarà disponibile online”. Con la chiusura del parco si sono spente le luci della ribalta sulla piccola cittadina di Weston-Super-Mare ricaduta nel suo stato di desolazione. La società degli albergatori locali ha stimato un incremento di 50.000 notti prenotate in più negli alberghi. E così, quasi ironicamente, il primo bemusement park aveva sottratto la cittadina dalla tristezza, evocata già nel nome Dismal, per farvela nuovamente  ripiombare con la sua chiusura.

Nel 1937 Weston-Super-Mare era tra le località balneari più in voga d’Inghilterra e proprio là dove era ospitata Dismaland sorgeva il Lido, poi rinominato The Tropicana nel 1983, la più larga piscina all’aperto d’Europa il cui trampolino, un vero e proprio gioiello in stile Art Dècò vantava il primato di essere il più alto d’Europa sino alla sua demolizione nel 1982. Con la demolizione del suo gioiello ebbe inizio la lenta agonia di Weston-Super-Mare che vide le folle turistiche affievolirsi preferendo altre mete, mentre le attività locali abbassavano le serrande definitivamente. Questa sorte toccò nel 2000, anche al Tropicana. Una decadenza che a Weston-Super-Mare racconta le glorie passate ormai sbiadite e dove la tristezza la si respira nell’aria. Una località rimasta sospesa nel deserto del tempo ma ben nota a chi, come Banksy, era cresciuto nella vicina Bristol e dove continuava a recarsi in vacanza. “Ho amato il Tropicana fin da bambino, perciò riaprire queste porte è per me un onore” ha dichiarato lo stesso Bansky inaugurandovi “l’attrazione turistica più deludente del Regno Unito”. Un’attrazione visitabile per solo cinque settimane, aperta ogni giorno a quattromila visitatori per sole 3£, con le sue 18 installazioni ad opera di 58 tra i più importanti artisti del panorama contemporaneo e  amici dello stesso Bansky. Artisti del calibro di Damien Hirst, Jenny Holzer, Jimmy Cauty e Mike Ross, per citarne alcuni. Ogni giorno spettacoli, film e documentari hanno animano il parco, che ha ospitato anche eventi e concerti come quelli dei Massive Attack, la band di Bristol fondatrice del genere trip hop e delle Pussy Riot, andate in scena a pochi giorni dalla chiusura con un concerto show tra finte contestazioni e arresti. Un successo di pubblico abbastanza prevedibile, anche grazie al solo nome Banksy ormai garanzia di una facile popolarità. Un successo istantaneo nato sul web dove la corsa ai biglietti si è scatenata generando il sold out nel giro di pochissimo e mandando letteralmente in tilt lo stesso sito internet con rivendite più o meno lecite, a cifre astronomiche.

Ciò che appariva al visitatore, ancor prima di superare i finti ma seri controlli all’ingresso, è una sorta di enorme cattedrale nel deserto dove ogni elemento è ben studiato e appositamente collocato in un viaggio che sembra condurre alla perdita di senso. Nella parodia negativa di Disneyland, nulla è casuale, il caratteristico mondo incantato viene volutamente ribaltato e riletto criticamente. Ambiente, militarismo, capitalismo, violenza e sensazionalismo giornalistico diventano temi di facile denuncia contro un sistema, quello contemporaneo, e una civiltà capitalistica che Banksy e colleghi puntano a smascherare, smontando e rimontando i simboli e gli archetipi di un mondo ideale. Banksy opera una de-contestualizzazione che sovverte l’immaginario rovesciando le icone per mezzo di un’ironia che ne sottolinea e ne evidenzia le molteplici contraddizioni e spingendo il visitatore a riflettere sulla realtà che lo circonda. “Siete alla ricerca di un’alternativa alla tipica giornata in famiglia senz’anima, banale e zuccherosa? O semplicemente un posto più economico? Allora questo è il posto che fa per voi: un nuovo mondo caotico in cui sfuggire all’evasione senza senso. Portate tutta la famiglia a godersi l’ultima droga del nostro cronico surplus: un parco della perplessità. Contiene temi per adulti, immagini angoscianti, uso prolungato di luci stroboscopiche, effetti del fumo e parolacce. Sono severamente vietati: coltelli, bombolette spray, droghe illegali e avvocati della Walt Disney”, si leggeva nei dépliant mentre all’ingresso campeggiava un cartello con su scritto “Sorry kids…the fairytale is over”.

Varcare la soglia di Dismaland significava addentrarsi in un mondo imprevedibile fatto di visioni acute dove Ariel, la sirenetta appariva frammentata e distorta; Cenerentola si sovrapponeva alla storia della principessa Diana, “un salto nella favola per scoprire come ci si sente a essere una vera principessa!” recitava la descrizione ufficiale dell’evento. Con Diana/Cenerentola che giaceva, senza vita, nella sua carrozza, capovolta e attorniata dai flash dei paparazzi che ne cannibalizzavano il sogno infranto mentre un cartello avvertiva i visitatori che “sono disponibili foto souvenir”. It’s a Small World storica attrazione Disney realizzata da una delle sue illustratrici di punta Mary Blair si trasformava nelle mani di Jimmy Cauty nel suo Model Village, in un paesaggio post-apocalittico, distrutto e abitato da soli poliziotti con armi spianate e pronti a far colpo contro un’invisibile minaccia. Ogni opera e ogni dettaglio nascondono sotto la superficie un messaggio e un attacco che nella loro chiarezza rendevano il tutto ancor più triste e desolante. Il filo conduttore di tutti i lavori sembrava essere la denuncia; frequenti gli attacchi contro i problemi ambientali sino al tema dell’immigrazione presente in Mediterranean boat ride, opera dello stesso Banksy, dove barchette telecomandate erano piene di migranti e rifugiati di guerra. Ogni aspetto della società contemporanea è stato trattato e analizzato come nello show di Punch and Julie, rielaborato dalla scrittrice e giornalista Julie Burchill, anche lei di Bristol, con chiari riferimenti ai casi di Jimmy Saville e di Christian Gray di 50 sfumatre di grigio, in un analisi che porta a riflettere sulla violenza intesa come forma di intrattenimento ai cui sono sottoposte, sempre più di frequente, le giovani generazioni.

Dismaland che accoglieva i propri visitatori con personale volutamente scontroso e annoiato si proponeva come un’esplicita critica alla società contemporanea britannica e mondiale e, forse non è un caso che sia proprio il mondo ideale di Walt Disney a essere stato sovvertito per mostrare l’imbecillità della colpevolezza proprio come recitavano i palloncini dati in regalo ai visitatori che si accalcavano per potersene accaparrare uno prima di uscire ovviamente “EXIT through the gift shop”. Imbecillità che dimora nell’idea stessa di questa facile denuncia a cielo aperto, attrazione che propone e ripropone a sua volta il tipico modello di gentrificazione massiva contro cui sostiene di combattere.

Cinderella's Castel (foto credit big-ashb Flickr)

Cinderella’s Castel (foto credit big-ashb Flickr)

I'm an imbecile (foto credit Byrion Smith Flickr)

I’m an imbecile (foto credit Byrion Smith Flickr)

Dismaland (Foto Sleeves Rolled UpFlickr)

Dismaland  (Foto Sleeves Rolled UpFlickr)

(Foto Sleeves Rolled UpFlickr)

(Foto Sleeves Rolled UpFlickr)

Dismaland (foto credit Radames Ajna Flickr)

Dismaland (foto credit Radames Ajna Flickr)

I'm an imbecile (foto credit jon crel Flickr)

I’m an imbecile (foto credit jon crel Flickr)

Mediterranean Boat Ride (foto credit jon crel Flickr)

Mediterranean Boat Ride (foto credit jon crel Flickr)

 
 
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Sara Benuzzi

Laureata in Italianistica, Culture letterarie europee e scienze linguistiche a Bologna con una tesi in Fenomenologia dell'arte contemporanea sui libri d'artista, attualmente si occupa di comunicazione e organizzazione di eventi. Interessata a tutto ciò che orbita attorno all'arte contemporanea ha un interesse particolare verso le arti digitali, la grafica, la street art e i gli artisti emergenti.

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