Doomsday. Intervista a Laurina Paperina

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Tra profezie Maya rivisitate, numerose collaborazioni internazionali, il restyling delle moto del Team di Valentino Rossi, e il lavoro quotidiano nel suo studio di Rovereto, abbiamo incontrato Laurina Paperina, che in questo periodo ha in corso una personale “apocalittica” nella sua terra d’origine, il Trentino. Ci racconta tutto in un’intervista, ma attenzione a non farle troppe domande…

Camilla Nacci: “Doomsday” (il giorno del Giudizio) è il titolo della tua ultima personale allo Studio d’Arte Raffaelli di Trento. Per questo progetto hai realizzato una sorta di Apocalisse in pieno stile Laurina Paperina: inferni sovrappopolati, processioni di personaggi in attesa di punizione divina, profezie, e un piccolo paradiso tutto per te. Com’è nata l’idea di lavorare a questa tematica?
Laurina Paperina: Sono sempre stata attratta da storie e leggende dove la fine del mondo è imminente, dalle profezie dei Maya ai film che parlano di mondi apocalittici e post-apocalittici come “Mad Max”, “La notte dei morti viventi”, “L’invasione degli ultracorpi” (…); i film di serie B come “Sharknado”, “Zombiever” e “Piranha 3D” mi hanno sempre influenzato e ispirato. Il progetto “Doomsday” nasce dalla volontà di dare una o più visioni alternative al mondo in cui viviamo, visioni che sono popolate da eroi e anti-eroi contemporanei, personaggi che entrano ed escono dalle tele come facessero parte di una processionaria e che per mia mano incombono nel loro giorno del Giudizio.

In questa visione collochi anche numerosi autoritratti e i tuoi alter-ego. La “Pape” disegnata agisce come se fosse un personaggio inserito nella narrazione, o è un’affermazione del tuo ruolo creativo?
Tutti i miei autoritratti sono personaggi random, personaggi usa e getta che fanno parte delle varie situazioni surreali dei miei disegni / dipinti/ progetti.

“Disegni / dipinti / progetti”. Effettivamente passi spesso dall’immensamente piccolo all’immensamente grande. Qual è il rapporto tra il post-it e il murales?
Per anni il mio studio è stato una piccola stanza che non mi dava la possibilità di realizzare opere di grandi dimensioni; dunque l’unico modo per poter fare progetti extralarge era creare lavori modulari – come le installazioni di post-it –, oppure lavorare in esterno con murales o installazioni site-specific.

E adesso che hai un grande studio?
È una questione di abitudine, in ogni caso continuo anche con il piccolo formato, perché mi consente di trasformare immediatamente le idee in disegni. Da quando ho il mio studio, lo spazio si è moltiplicato, e ho cominciato una serie di tele di grandi dimensioni, per le quali sento la necessità di fare moltissima ricerca, e di avere le idee chiare sui soggetti. Quindi questo mi richiede molto tempo, mentre i murales, al contrario, hanno per me la stessa componente istintiva dei lavori piccoli, anzi, spesso sono piccoli lavori “ingigantiti”.

Come il murales che hai realizzato per “Doomsday” in galleria, che riprende il soggetto di un tuo disegno in mostra…
Sì, credo che una mia personale non sia completa se non la integro e la personalizzo con un mio intervento site-specific nello spazio espositivo.

Tu lavori molto in giro per l’Italia e all’estero, ma la tua base è a Rovereto. Cosa ne pensi delle realtà culturali trentine?
Viaggiare è molto importante per me, mi permette di creare contatti e conoscere realtà diverse. Però tornare a casa è sempre bello. Certamente città metropolitane potrebbero offrire occasioni in più per il mio lavoro, ma penso che al giorno d’oggi si possano avere delle opportunità anche vivendo in un piccolo paese tra le montagne: rispetto a dieci o quindici anni fa viaggiare è più facile, le persone sono più connesse grazie a internet e tutto è più veloce. Realtà ed eventi culturali in Trentino ci sono, forse però bisognerebbe creare una rete più fitta tra le istituzioni, le gallerie e gli artisti, anche per cercare di avvicinare di più la gente al mondo dell’arte o semplicemente per sperimentare collaborazioni che potrebbero portare nuovi stimoli; Forse siamo un po’ “rustici” e facciamo difficoltà a fare gruppo…

Tu però riesci a creare dei network sorprendenti: recentemente sei stata selezionata per realizzare le livree dello Sky VR 46 Racing Team e hai in corso altre collaborazioni con realtà non immediatamente riconducibili al mondo dell’arte contemporanea. Credi che queste “contaminazioni” avvicinino il pubblico all’arte, oppure credi che sia il linguaggio dell’arte – nel tuo caso estremamente spontaneo – a rendere più immediato e accattivante il messaggio da trasmettere (vedi per esempio lo slogan “Faster than light”)?

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Laurina Paperina al lavoro, ph Zeldagraphic

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Laurina Paperina, Doomsday, Studio d’arte Raffaelli, murale, ph Zeldagraphic

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Laurina Paperina, Doomsday, Studio d’arte Raffaelli, murale, ph Zeldagraphic

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Laurina Paperina, Doomsday, Studio d’arte Raffaelli, murale, ph Zeldagraphic

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Laurina Paperina al lavoro, ph Zeldagraphic

Quando inizio una collaborazione, inerente al mondo dell’arte o meno, cerco sempre di dare al progetto la mia interpretazione senza filtri e nella maniera più diretta possibile. È molto importante per me sperimentare collaborazioni nuove, perché mi permette di comunicare con tipi di persone diverse e non solo con il pubblico dell’arte contemporanea.

Come nascono queste collaborazioni?
Spesso vengo contattata proprio per il linguaggio immediato che utilizzo, che arriva a un pubblico trasversale.

Qual è la domanda a cui vorresti rispondere e che non ti ha mai fatto nessuno?
Le domande mi mettono ansia, pensa che ho impiegato ore per preparare questa intervista :p

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