Drawings from Lighting. A cura di Laura Santamaria

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Un’approfondita conversazione con Laura Santamaria, artista e curatrice del progetto Drawings from Lighting.

La luce e il segno grafico hanno da sempre condiviso affinità nel discorso storico-artistico e il progetto Drawings from Lighting mi sembra contribuire a questa indagine con un taglio innovativo, partendo da uno specifico fenomeno fisico (Upward Positive Leaders), per discutere lenergia e la vitalità del disegno e della luce. Potresti meglio descrivere questa analogia?
Non posso iniziare questo discorso se non con una singola parola che è – energia – la manifestazione di questa forza attraverso percorsi naturali, umani e artistici. Il fenomeno naturale ‘Upward Positive Leaders’ ci proietta nella visione di un fulmine capovolto, che similmente a un albero sviluppa le sue diramazioni verso l’alto, un invito a riconsiderare le visioni precostituite, dogmatiche delle cose attivando una prospettiva diversa – direi ribaltata – del nostro modo di vedere e partecipare al mondo. La metafora di questo fulmine è il pretesto per una identificazione esistenziale con esso, che trova le sue radici nel Romanticismo, dove i fenomeni della natura originavano idee, facendo da specchi di condizioni interiori e psicologiche, portando quindi l’artista verso nuove consapevolezze umane e, per conseguenza: artistiche. È stata una mia intuizione riportare al centro, grazie al dialogo con i miei colleghi artisti, una dinamica interpretativa sul ruolo che abbiamo nel comunicare con le forze cosmiche nell’epoca contemporanea attraverso un progetto condiviso. I confini della natura ottocentesca si sono ampiamente dilatati perché abbiamo una nuova mappatura del cosmo, siamo arrivati allo spazio, ed ottenuto conferme rispetto alla realtà invisibile che sposta di molto i nostri parametri percettivi, a partire dalla la fisica quantica e dalle nuove neuro-scienze, siamo arrivati all’infinito nel vero senso del termine. Ci troviamo di fronte a un progressivo approssimarsi verso un territorio metafisico, in cui tutto diventa possibile, andando oltre il mondo naturale e il visibile. Questo aggiornamento di orizzonti dell’idea romantica nel contemporaneo, mantiene quell’intuizione di essere in relazione con la natura, e trova nella pratica del disegno l’inizio: partire dal sé, attraverso il gesto della propria mano e della propria visione come luogo di unione. Il fulmine diventa un paradigma attraverso cui parlare della nostra esistenza.

Come si è articolato il progetto alla recente mostra al Madeinbritaly, al 20 Bristol Gardens, Londra?
La mostra Drawings from Lightning a MADEINBRITALY è nata grazie al dialogo con il direttore Marco Venturi, un momento che coincide con l’ingresso di nuove energie nel progetto grazie ai nuovi artisti invitati, e con un dialogo attivo e costruttivo con la galleria – di nuova generazione – ma già molto attiva e sensibile alle dinamiche intellettuali degli artisti. Con MADEINBRITALY abbiamo lavorato sull’idea di mettere in mostra il disegno, un linguaggio verso cui la scena artistica londinese è molto attenta, esponendo – oltre all’artist book Drawings from Lightning recentemente pubblicato – le tre nuove opere della collezione – i disegni di: Debora Hirsh, Barbara De Ponti, David Casini che hanno attivato nuove riflessioni al tema. Inoltre per la prima volta: una fotografia di Alessandro Di Giampietro – della serie dei Lightning Portraits, ritratti degli artisti partecipanti al progetto; un paesaggio della serie – Vespri – di Valentina D’Amaro dalla tavolozza inedita, di variazioni di blu, scaturita dal disegno in collezione. E infine quattro miei disegni – l’ultima produzione dei blacksmoke – sulla ricerca di nuovi segni della fiamma che dal 2008 si traducono in progressive sperimentazioni, dando una nuova versione al segno-fiamma della mia opera in collezione. Oltre al format della mostra, ci stiamo orientando anche sulla pratica del talk; un terreno di dialogo e confronto molto avvincente con il pubblico, che si rivela sempre molto attento e sensibile. L’idea è di creare una comunità intorno al disegno, e il fatto che si sviluppi una narrazione, una pratica inter-testuale, oltre che di natura concettuale, credo sia una cosa molto interessante. Insieme all’affermazione di nuovo statement del disegno, è un modo per trasferire nell’opera una questione identitaria ed esistenziale, un modo di affermare di partecipare alla relazione con il cosmo, con forze che agiscono al di là di ciò che è il tangibile.

Mi soffermerei sul tratto stilistico più evidente delle opere in mostra, ovvero le forze cosmiche e di espressione del disegno, pensate sia a livello concettuale, esperienziale e materico. Partendo da questa nuova concezione del disegno, come concepisci il progetto che si arricchisce progressivamente di nuovi lavori?
La più sorprendente questione che costantemente rilevo nel lavorare a questo progetto è il suo continuo trasformarsi; la manifestazione evidente di una forte vitalità intrinseca nella collezione, un vero luogo metafisico di cui ho il privilegio d’esser la prima spettatrice. Questo progetto si trasforma continuamente, ormai in modo autonomo, e io semplicemente favorisco le necessità del momento, come un continuo turn-over di energie. La caratteristica principale è la forma di autenticità che definisce la partecipazione a questa visione, è una metamorfosi spontanea e naturale, scaturita dall’immagine del fulmine capovolto, che ho adottato come metafora. Partendo dalle prime opere del 2013, dalla mostra di Berlino nel 2014, fino alla pubblicazione dell’artists book l’anno scorso, e dall’attuale ultima mostra, si è sempre verificato un cambiamento di potenziale energetico, l’aggiornamento dei disegni è infatti l’istantanea naturale dello stato delle ricerche. Possiamo rintracciare un focus specifico cosmico attratto dal tema, ma allo stesso modo si è generata una contraddizione rispetto al disegno in sé visto come origine dell’opera: in questo ambito il disegno è la scarnificazione della stessa, un processo di essenzialità della ricerca e al contempo una definizione che ci parla di come ognuno intende il proprio ruolo di artista, che in modo, più o meno esplicito, ogni autore ha offerto – non è azzardato dire una forma di auto-ritratto. Questa è una forza che non ha precedenti, che non ha altri esempi e che è il contributo più significativo di Drawings from Lightning, la stella nuova che si incastona nella costellazione che da tanto osserviamo.

Mi sembra che il tratto comune si possa intendere come una ricerca dellinvisibile. Come definiresti la relazione che gli artisti intercorrono con limmaginario storico-artistico, e allopposto, rispetto alle più moderne tecnologie?
L’invisibile che esiste – e agisce – trova una sua affinità con i contenuti delle ricerche sull’energia proposte dalla fisica quantica, una consapevolezza che muove l’umanità a sottrarsi alla logica del tangibile per dialogare direttamente con le forze che governano l’extra-sensibile. L’arte che da sempre si è interrogata sulla specificità del visibile, non ha mai mancato una certa partecipazione al super-substantialem – grazie principalmente all’intuizione e all’immaginazione – un atteggiamento che partecipa a questo territorio e offre un proprio contributo alle indagini in corso. Sono queste articolazioni che trovano spontaneamente una forma nel tempo dell’intuizione, l’istante fulmineo che col suo passaggio si fa luce ed energia, ascolto e dialogo, visione. Per quanto riguarda le pratiche sperimentali un esempio lo troviamo nella polvere da sparo di Daniele Girardi, in cui l’esplosione sul foglio genera un disegno attraverso un dialogo diretto con la materia. Parlando nello specifico di quella che è la relazione con il background storico, l’opera San Lorenzo di Maria Morganti – dà forma a un ideale ellisse temporale – intessendo un dialogo con un’opera di Tiziano, ovvero la pala d’altare in cui San Lorenzo morente, guarda verso l’alto scorgendo un raggio di luce penetrare attraverso l’oscurità. Questo raggio di luce è simbolo, profezia, introduce una dimensione onirica, spirituale, formando una rilevante congiunzione tra la visione contemporanea e la tradizione iconografica d’epoca seicentesca. Be-Side il disegno di Chiara Pergola analizza invece la percezione, di come il crinale del nostro sistema cognitivo si sdoppi e ribalti rispetto la realtà per raggiungere alla consapevolezza di come partecipiamo al mondo attraverso frammenti di immagini che organizziamo ogni volta generando un sistema unico ed armonico filtrato dalla nostra soggettività. Un altro artista che sta operando un’interessante ricerca sul disegno è Michele Guido che ha realizzato un’opera in cui vediamo la geometria di un cactus coincidere con la prospettiva di una piramide vista dall’alto, uno specchiamento di architettura e botanica che trae origine dal libro – Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna del 1499. Questo è il caso di un libro di cui entrambi subiamo il fascino – nel mio caso per la prospettiva con cui si analizza l’eros e lo spazio, di cui ho dato recente interpretazione nelle mia installazione Hypnero (Erotic Dream) per la Whitechapel Gallery nel 2015. Posso inoltre riferire che il mio lavoro con il fuoco, è legato all’idea in cui il disegno possa trascendere l’atto unilaterale con cui si genera un segno sul foglio ma divenire un territorio di dialogo con la materia, in cui il mio gesto e la fiamma sono posti su un piano paritetico; è la materia che esprime se stessa ed allo stesso tempo spinge me a essere il suo medium, un ribaltamento di ruoli ed un aggiornamento rispetto ai piani con cui si concepisce il processo artistico. È come se quella che noi consideriamo la strumentazione principe del disegno, la matita ad esempio, non avesse una fissità strumentale, ma cambiasse stato e da strumento diventasse autore. Nel mio caso sviluppando una sensibilità empatica verso la fiamma ho ricevuto l’accesso alla comprensione di una perenne trasformazione che mi ha condotta alla consapevolezza di essere materia della sua stessa materia, quindi in una relazione in cui trascendere il senso di autore/media/opera ma di appartenere a un processo in cui le tre parti sono poste sullo stesso piano di reciprocità e tempo.

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Drawings from Lightning, artists’ book /collection of drawings, curated by Laura Santamaria, self published, 2016. Pages: 31 art works. Edition: 250 numbered copies. Dimensions: 42 x 30 cm. Language: Italian, English. Offset print – Printed in Italy. Courtesy of Drawings from Lightning

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Drawings from Lightning, artists’ book /collection of drawings, curated by Laura Santamaria, self published, 2016. Pages: 31 art works. Edition: 250 numbered copies. Dimensions: 42 x 30 cm. Language: Italian, English. Offset print – Printed in Italy. Courtesy of Drawings from Lightning

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Exhibition view: Drawings From Lightning, Madeinbritaly, London. Drawings from Lightning – CABINET OF DRAWINGS -Selected Original Drawings – “Drawings From Lightning” Collection. Courtesy of Drawings from Lightning – Madeinbritaly

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Exhibition view: Drawings From Lightning – EXHIBITION&TALK: ‘Il Disegno in Mostra’ , Biblioteca Civica d’Arte Luigi Poletti, Modena – Courtesy of Drawings from Lightning, Biblioteca Civica d’Arte Luigi Poletti

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Drawings from Lightning, artists’ book /collection of drawings, curated by Laura Santamaria. Debora Hirsh, Upward Lightning, 2017, acrylic and ink, 42 x 29,7 cm courtesy of the artist and Drawings from Lightning

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Drawings from Lightning, artists’ book /collection of drawings, curated by Laura Santamaria. Laura Santamaria, Vesta, 2013, blacksmoke and ink on paper. 42 x 29,7 cm courtesy of the artist and Drawings from Lightning

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Exhibition view: Drawings From Lightning – EXHIBITION&TALK: ‘Il Disegno in Mostra’ , Biblioteca Civica d’Arte Luigi Poletti, Modena – Laura Santamaria, Chiara Pergola, Barbara De Ponti, Debora Hirsh, ph Marcello Tedesco – courtesy of Drawings from Lightning, Biblioteca Civica d’Arte Luigi Poletti

Questo che dici è molto bello e il modo in cui ti posizioni come artista e come curatrice è molto forte. Come sei riuscita a sviluppare il concept curatoriale partendo dal libro d’artista fino a un progetto collettivo così ricco e continuo nel tempo (2013)? E quanto la tua pratica artistica ha influenzato il tuo lavoro di curatore in questo caso?
Credo che la scelta del tema e delle modalità mercuriali con cui propongo il progetto, e che hanno toccato i territori di quattro nazioni come: Germania, Italia, Svizzera e infine Gran Bretagna siano molto legate alla mia dimensione esistenziale, alla mia incapacità di identificarmi in uno spazio fisico ma attraverso continui passaggi, continui spostamenti. Il libro d’artista è un oggetto di viaggio, come lo erano gli antichi cabinet of drawings – una dimensione di conoscenza di altre culture, una modalità di esplorazione verso la conoscenza, un’attitudine mentale e immaginativa. Specialmente in questo contesto storico-politico avvicinarsi, condividere e trascendere ogni circostanza che generi separazione è fondamentale. La flessibilità e l’incredibile mobilità che ha questo progetto nel presentarsi in vari ambiti e sempre con risvolti nuovi, dalla mostra di disegno a Berlino, all’artist book presentato da Choisi a Lugano, o alla Fonderia Battaglia a Milano, fino ai talk di Londra e Modena, hanno il carattere di prove sperimentali e autentiche, che appartengono alla processualità con cui opero nella mia ricerca ma arricchite dalla circostanza di un incontro col pubblico più diretto e frontale, dalla fortunata circostanza di una comunità che sta incrementando le proprie partecipazioni e di un network di operatori del sistema dell’arte sia nel circuito dei nostri sponsor e partner ma anche di giornalisti, gallerie e istituzioni, archivi e biblioteche pubbliche che partecipano con le loro riflessioni intessendo un dialogo consapevole e costruttivo partecipando attivamente alla diffusione delle pratiche del disegno contemporaneo.

Ci parleresti più ampiamente del network che sei riuscita a formare intorno a questo tema, coinvolgendo artisti significativi del panorama artistico contemporaneo, a cui si accompagna il Drawing Storage, archivio virtuale, curato da Giovanna Sarti e Revolve:R: il progetto editorial curato da Sam Treadaway e Ricarda Vidal. Cosa prevedete per il futuro?
Il più recente public talk, Between the Ground and the Cloud – conclusivo della mostra di Londra a MADEINBRITALY è stato un momento di incontro particolarmente significativo: sia nel confronto di tre profili di artisti-curatori di background differenti: io, Giovanna Sarti e Sam Treadaway e Ricarda Vidal da cui sono emerse le specificità dell’attività curatoriale di ognuno, sia nel confronto dei contenuti e risultati che i tre singoli progetti hanno concretizzato. La piattaforma del confronto è stata arricchita da due testimonial: Enza Galantini e Pietro Reviglio che hanno offerto il loro punto di vista in qualità di artisti invitati nei progetti. L’archivio del disegno Drawings Storage di Giovanna Sarti conta più di un centinaio di artisti di provenienze internazionali, e offre l’accessibilità dell’archivio online, con un’accurata impaginazione che allude all’idea di una presentazione installativa, si accosta a recenti pubblicazioni; Revolve:R di Sam Treadaway e Ricarda Vidal, è un progetto che vanta un crescente numero pubblicazioni in forma di limited editions, nate dallo scambio mail-art con continue contaminazioni e rimandi estetici verso i quali gli artisti invitati sono portati ad interagire. Tre progetti a confronto nelle idee, e nelle modalità operative, molto forti, autentiche e coerenti rispetto alla proposta culturale, che hanno dato vita a delle micro-comunità di artisti che dialogano tra di loro, con la volontà di trascendere quelli che sono i limiti politici e geografici, che in questo periodo politico-storico sembrano dividere. L’arte ha ancora una volta la capacità di trascendere ogni limite, ogni separazione. Le prerogative di una comunicazione diretta e frontale del talk sono efficaci per l’incontro col pubblico e nel circuito di riflessioni attuate nel backstage, un momento importante che decifra le necessità e volontà comuni come emerso dal recente public talk Drawings from Lightning – Il Disegno in Mostra – in occasione della presentazione presso la Biblioteca D’Arte Luigi Poletti a Modena, dove abbiamo proposto un focus sul disegno con un approfondimento e una mostra dei disegni originali B-Side e site specific di Chiara Pergola, con l’introduzione di Carla Barbieri – Responsabile dei Fondi Moderni della Biblioteca, e il contributo di Barbara De Ponti, Debora Hirsh e mio in relazione alle nuove produzioni e allo stato delle reciproche ricerche.

Vorrei concludere discutendo dellattualità del disegno. Che ruolo ha secondo te, questa pratica nellepoca tecnologica, dove il tratto affettivo è mediato dall’apparato tecnologico, influenzandone il contenuto e lesperienza?
Il disegno è un atto artistico che si avvicina ora maggiormente alle caratteristiche proprie del simbolo, alla radicale essenzialità ottenuta attraverso la consapevolezza dell’atto. E trascende la visione classica di essere un mezzo che ordina le idee, e pare alludere a qualcosa che arriva dopo, in un secondo momento. La centralità temporale che ha ottenuto il disegno contemporaneo trascende il poi, diventa ora e si assorbe nell’istante, diventa essenziale grazie a una consapevolezza conquistata. Il disegno è svincolato dai significati e dal pragmatismo cognitivo della parola, pur confermando un’appartenenza intellettuale prima che estetica. Allo stesso modo è la circostanza favorita con cui riappropriarsi di un atto di profonda intimità, rende quest’atto capace di una condizione totalmente umana e infinita – una modalità estesa verso l’infinito nell’istantaneità in cui il gesto di tracciare un segno si compie – quel segno rappresenta infinite possibilità; è un incontro con l’ignoto, un momento in cui – quel segno – trascende ogni individualità e diventa lo spazio con cui il cosmo manifestando se stesso trova il suo compimento. Diciamo che l’artista trascende quello che è il disegno inteso come momento di ordine delle idee, quale momento preparatorio di un secondo atto creativo, quindi avvicinarsi a questa pratica attraverso il gesto diventa una partecipazione al tempo che non è più unilaterale, ma si collega ad altre epoche passate e future. Il disegno è prossimo ma non lo è ancora al simbolo, perché nel momento in cui ci si avvicina attraverso la matita – abbiamo detto matita ma nel mezzo ci sono i mezzi più disparati – in quel momento l’artista, ha già superato il confine del pensare a un oltre, è nell’istante. Le tecniche implementate in questo discorso sono al servizio di questa intenzionalità concettuale, perché l’apparato concettuale che porta a questa scelta è estremamente differente per ogni autore del progetto, anche nei termini delle prerogative tecniche, ma è per tutti un approdo comune quello di svincolandosi dalla sua accezione più tradizionale, documentaristica, di ordine, meditazione o preparazione. Quindi ciò che ora avviene è la formalizzazione di una tensione verso l’essenzialità in termini di tempo, visione, e atto artistico. Disegnare è un atto artistico che ha una consapevolezza diversa rispetto a quella che è stata nelle epoche precedenti, è un’attuazione intellettuale sempre più specifica e sempre più profonda.

Mi sembra di percepire che hai toccato un tema che aveva la necessità di essere analizzato e riscoperto nuovamente, vedo come questa rete che sei riuscita a creare, possa espandersi in modo molto sentito. Congratulazioni.
Devo aggiungere che il libro d’artista entrerà nella Biblioteca D’Arte Luigi Poletti a Modena e che la mia idea è quella di fare un numero di donazioni pari al numero di artisti partecipanti, alle Biblioteche, agli Istituti e agli Archivi italiani, che ne fanno richiesta, quindi partiamo dalla Biblioteca Poletti, dalla Biblioteca del Museo del Novecento, ma è un invito alle Istituzioni a farne richiesta, perché l’idea è quella di offrire da parte nostra una testimonianza che sia consultabile dal pubblico anche attraverso questi canali. Questo per me é importantissimo perché ci permette di incontrare i ricercatori e perché io sto lavorando per la studentessa dell’Accademia del 2076, la mia opera è completamente proiettata verso il futuro affinché un domani questo progetto possa essere oggetto di riflessione degli artisti, dei ricercatori, dei curatori, dei critici, operatori didattici, e delle nuove figure che arriveranno. Sto lavorando per dare una testimonianza di quelle che sono le nostre idee oggi, i nostri scambi, e per quello che è il nostro mondo interiore, perché molto spesso la singola opera parla del singolo autore ma non parla della collettività, ed é proprio con questo genere di dialogo e di contenuto, che stiamo lavorando in modo autentico e sperimentale, collocando la visione di oggi in un incontro futuro.

Drawings from Lighting
Curated by Laura Santamaria
7 – 20 Aprile 2017
20 Bristol Gardens, London W9 2JQ
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www.revolve-r.com
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è interessata agli aspetti Visivi, Verbali e Testuali che intercorrono nelle Arti Moderne Contemporanee. Da studi storico-artistici presso l’Università Cà Foscari, Venezia, si è specializzata nella didattica e pratica curatoriale, presso lo IED, Roma, e Christie’s Londra. L’ambito della sua attività di ricerca si concentra sul tema della Luce dagli anni ’50 alle manifestazioni emergenti, considerando ontologicamente aspetti artistici, fenomenologici e d’innovazione visuale.

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