Educazione e relazione: intervista con Ruggero Poi.

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Continua la rassegna “Fare per capire. Educazione e società” che propone una serie d’interviste a musei, fondazioni, associazioni e cooperative, per conoscere metodi, prospettive e modelli pedagogici dei servizi educativi in Italia, al fine di delineare una prima mappatura della ricerca condotta sul campo tra educazione e contemporaneo. Dopo le prime interviste con WorkInProject e Alessio Bertini del Centro Strozzina la discussione continua con Ruggero Poi, amministratore di Associazionedidee srl e vice presidente esecutivo della Fondazione Montessori Italia, nonché responsabile delle attività educative per il Castello di Masino (Fondo Ambiente Italiano), di quelle del Museo Civico di Ivrea Pier Alessandro Garda e del Falseum Museo del Falso e dell’Inganno Castello di Verrone (BI).

Qual è la vostra idea di servizio educativo e a quale modello s’ispira (riferimenti teorici e tecniche educative sperimentate)?
Con gli anni e nella pratica su realtà museali molto differenti tra loro abbiamo capito che l’approccio si modifica a seconda dei contesti. Alcuni valori però restano inalterati. Per noi un servizio è educativo se offre un’esperienza interessante e coinvolgente. Perché questo accada l’ambiente museale, con i suoi vincoli e le sue suggestioni, gioca un ruolo fondamentale. Riuscire a interpretare il museo per offrire chiavi di lettura e agganci con il contemporaneo è uno dei principali compiti che ci diamo. Quando il visitatore esce dal museo deve essere personalmente arricchito dalla relazione che si è instaurata durante la visita.

Quali  sono le metodologie e gli strumenti e come li adattate a ogni singola mostra?
Ultimamente stiamo lavorando molto con l’esperienza virtuale, attraverso il dialogo con ologrammi, con touchscreen, con telecamere kinetic per portare alla scoperta dell’allestimento in modo diretto o mediato da guide che interpretano un ruolo. Quindi il virtuale viene introdotto da qualcosa o meglio qualcuno di tangibile. Al “Falseum”, museo del falso e dell’inganno da poco inaugurato presso il Castello di Verrone, la guida per esempio è un finto addetto delle pulizie, che introduce al tema del doppio e del ribaltamento della realtà. La domanda che inneschiamo fin da subito è: sarà vero? Tecnologia, teatro e approfondimento sono gli ingredienti che vogliamo mescolare per rendere unica la permanenza al museo.

La sperimentazione sul campo data dal contatto diretto soprattutto con i bambini come ha migliorato il vostro approccio e quali sono stati i risultati?
Il lavoro con i bambini non prevede sotterfugi linguistici. Chiede di andare al cuore e di muovere emozioni, scatenare curiosità che portano poi all’approfondimento. In questo siamo tutti bambini per altro.

Coinvolgete a volte esperti o artisti? Se si, per favore fornite qualche caso esemplare.
Ho lavorato per molti anni con Michelangelo Pistoletto e l’esperienza senza filtro pedagogico che portava nei contesti era molto interessante perché rendeva ogni volta diversa l’azione artistica che veniva realizzata in ambito di piazza. Fondamentale era però il rispetto dei ruoli, ognuno si occupava dei suoi ambiti e si confrontava sulle azioni da mettere in campo. Il rispetto e la fiducia reciproca nei ruoli di ciascuno sono fondamentali nelle azioni artistiche che hanno un impatto diretto educativo.

Potreste descrivere un workshop in cui avete notato un particolare successo rispetto all’apprendimento dei bambini? Anche qualche testimonianza degli educatori potrebbe essere utile, se disponibile.
Ultimamente stiamo realizzando una serie di laboratori ispirati dal lavoro di Arvind Gupta, in cui costruiamo giocattoli con materiali molto semplici e ne spieghiamo il funzionamento scientifico (il testo di Arvind Gupta è di prossima uscita curato da Ruggero Poi ed Elisa Zambelli). Ecco la possibilità di costruire e decostruire un gioco imparandone il funzionamento da grande soddisfazione ed è ancora una volta valido per bambini ed adulti.

Avete avviato sperimentazioni, ricerche e/o collaborazioni con realtà estere? Partecipate a conferenze/incontri sullo stato attuale delle ricerche tra arte contemporanea e pedagogia? Se si, potreste delineare stimoli e innovazioni?
Più sinteticamente ti rispondo che oggi l’arte dovrebbe prendere la responsabilità di costruire itinerari inediti in cui ripensare al concetto stesso di istituzione, partendo proprio da quella scolastica. Illich scriveva un trattato ancora molto valido sulla necessità di “descolarizzare” la società, ultimamente André Stern ha pubblicato un testo autobiografico sulla sua esperienza alternativa alla scuola. Ecco credo che questo possa essere il futuro della ricerca artistica in ambito pedagogico e artistico, riformare il pensiero sulle istituzioni, andandole a costruire, decostruire e semplificare proprio come facciamo nei processi di gioco ispirati da Arvind Gupta.

 Associazionedidee srl

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Elvira Lamanna

She graduated in Art History at "La Sapienza" University of Rome, with a dissertation about art and institutional critique from the '60s to 2000s. She obtained a Master's degree in Educational Management for contemporary art in Turin. Art critic, she deals with contemporary art, in particular in relation to interdisciplinary practices, political activism and alternative pedagogy. She is undertaking a Master of Research among the Department of Visual Cultures at Goldsmiths College in London.

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