Egon Schiele: Portraits

Egon Schiele, Portrait of the Painter Karl Zakovsek, 1910

A pochi metri da uno dei colossi dell’arte mondiale, il Metropolitan Museum, riparata dalle ombre degli alberi di Central Park, si trova un piccolo gioiello della cultura europea nella Grande Mela, la Neue Galerie. Sorta nel 1996 dalla collaborazione e dalla passione per l’arte tedesca e austriaca di Serge Sabarsky e Ronald S. Lauder, è tutt’oggi una piccola isola nella frenesia della vita newyorkese, un piccolo e prezioso riparo nella più affascinante metropoli del “nuovo mondo”, frutto dell’ispirazione di quei valori culturali e artistici che caratterizzano la società del vecchio continente e che gli hanno dato vita.

Fin dalle sue fondamenta la galleria è un’esaltazione dell’estetica decadente dell’impero austro-ungarico. Entrando siamo accolti dai dolci profumi della pasticceria viennese del Café Sabarsky che segnano l’inizio di un percorso d’estasi dei piaceri del corpo e dello spirito, conducendoci verso i piani più alti dove il tutto si sublima nelle meraviglie dei ritratti di Egon Schiele. Fino a primavera si può infatti ammirare una retrospettiva sulla ritrattistica austriaca dell’inizio del XX secolo, scorrendo tra i talenti di artisti come Gustav Klimt, Oskar Kokoschka, Max Oppenheimer e Egon Schiele, al quale è dedicato un intero piano. È proprio Schiele (1890 – 1918) che lascia più il segno nella sua capacità di ritrarre gli animi degli uomini del suo tempo, il tempo della frantumazione e della degradazione di un impero, di un mondo intero che andava sgretolandosi di fronte alle atrocità di una guerra e alle nuove visioni che ne conseguivano e che andavano spandendosi in tutti i continenti. L’arte schieliana è espressione di questo sentimento di rottura, di drastico cambiamento delle prospettive di un uomo affranto, spaccato, inquieto, di un animo pervaso da una rivolta interiore che lo agita di fronte al mondo. Nulla più del suo stesso Autoritratto con torsione del braccio sopra la testa (1910) è in grado di descrivere questo stato d’animo.

La sua morte prematura, a soli ventotto anni, non gli impedì di offrire nuove evoluzioni alla sua passione artistica. Dall’influenza del suo mentore e maestro Gustav Klimt si dedicò alla riproduzione di nudi erotici, dove la sua arte si rivela nella sua crudezza, bellezza e ricchezza di visioni. L’esaltazione dei corpi avvinghiati, esibiti nelle loro crude forme e la purezza e l’innocenza dei visi sono rappresentate in tutta la loro violenza espressionista. I corpi sono come intagliati da scalpelli sulla superficie della tela, le loro spigolosità esaltate tra la luce e l’oscurità dei tratti. Secondo la percezione artistica, crepuscolare e quasi mistica, di Schiele, l’arte erotica è espressione di sacralità e spiritualità. Il forte potere emotivo delle sue opere è spesso dato dalla nudità dei soggetti che si espongono in tutta la loro vulnerabilità, offrendoci un’acuta rivelazione della psiche umana. La sua arte è davvero fonte d’ispirazione per penetrare nell’inconscio degli uomini e delle loro stesse forze creative.

Schiele rappresenta l’uomo nella nodosità delle sue forme, dei suoi legamenti e dei suoi sguardi conturbanti, come nell’immagine offerta da Ritratto del pittore Karl Zavovsek (1910). Figure contorte, figure di donne e uomini, veri nelle loro inquietudini, traspaiono dagli sguardi profondi, sofferenti, inquietanti e intimamente comunicativi. La sincerità degli sguardi è forse uno degli elementi più unici della pittura schieliana, dovuta alla potente visione e comprensione dell’artista degli anfratti più reconditi dell’animo umano. La poliedricità dell’uomo si mostra nella sua sensualità e sessualità in quelle pose e in quegli sguardi che lasciano intravedere sfumature struggenti di animi esaltati e devastati di rara bellezza. Il dolore e la gioia sono comunicati nella loro complessità direttamente a colui che mira le bellezze di queste opere grazie alla potenza degli sguardi unici, spaventosi e sorprendenti, cupi e illuminanti.

Il suo fu uno spirito anticonformista, non sempre apprezzato dai suoi contemporanei, al punto da essere rinchiuso per un breve periodo in carcere nel 1912, turbandolo profondamente. Schiele, di fronte ai mutamenti del mondo, è ancora in grado di stupirsi, di riconoscere l’insensibilità degli uomini di fronte alla vita, affogati nelle loro abitudini quotidiane. Vivere è diffondere il proprio seme, nonostante la polisemanticità di questa frase, che potrebbe giustificare le accuse di libertinaggio inflittegli durante la sua vita, è senz’altro espressione chiara della potenza e dell’intento espressivo ed emotivo che si cela dietro ciascuna delle opere di questo grande uomo e artista.

New York // fino al 20 aprile
Egon Schiele: Portraits
a cura di Alessandra Comini
Neue Galerie
1048 Fifth Avenue
http://www.neuegalerie.org/

Egon Schiele, Portrait of the Painter Karl Zakovsek, 1910

Egon Schiele, Portrait of the Painter Karl Zakovsek, 1910

Egon Schiele, Reclining Woman with Green Stockings, 1917, gouache and black crayon on paper

Egon Schiele, Reclining Woman with Green Stockings, 1917, gouache and black crayon on paper

Egon Schiele, Wally in Red Blouse with Raised Knees, 1913, watercolor, gouache and pencil on paper

Egon Schiele, Wally in Red Blouse with Raised Knees, 1913, watercolor, gouache and pencil on paper

Gustav Klimt, Woman with Feather Hat, 1910

Gustav Klimt, Woman with Feather Hat, 1910

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