… E la sagra è stata bellissima! Elena Mazzi, AVANZI, GuilmiArtProject

Elena mazzi, Avanzi, inaugurazione, GuilmiArtProject 2015, foto di Andras Calamandrei.

Intrappolata nella rovente estate milanese, a Guilmi non sono andata. Però GAP – GuilmiArtProject2015 mi è stato raccontato, prima da Lucia Giardino, curatrice della Residenza, e poi dall’artista Elena Mazzi, protagonista di quest’ottava edizione del progetto. Lucia mi ha raccontato come Elena si sia mossa “con maestria e dimistichezza” in una terra – quella abruzzese – aspra e dura, scossa nel passato recente dalla catastrofe del terremoto. E come Elena sia riuscita a intrecciare relazioni preziose in questo piccolo paese collinare della provincia di Chieti (conta meno di 500 abitanti!).

L’artista, esplorando l’universo del magico, delle leggende, delle superstizioni e dei riti popolari, raccoglie, durante le tre settimane di residenza, le storie della tradizione locale e del folklore abruzzese e i racconti orali dei personaggi incontrati. Combina poi il materiale con storie da lei inventate, costruendo nuove narrazioni, che vengono gridate dal “banditore” del paese in un viaggio attraverso le stradine strette e ripide di Guilmi a bordo di un furgoncino, solitamente utilizzato per la vendita porta a porta e che, per l’occasione, reca la scritta: Guilmi Art Project 2015. Avanzi, Elena Mazzi. Le storie, trasformate in immagini visive realizzate in collaborazione con il fotografo Andras Calamandrei, coinvolgendo gli abitanti di Guilmi, la sua architettura e la natura circostante, sono in mostra nel medesimo furgone durante l’evento finale della residenza e poi a Guilmi all’interno della Galleria Pitech. Ci sono due cose che mi colpiscono del racconto di Elena. La prima è quando mi parla delle numerose frane intorno a Guilmi, che bloccano il passaggio tra un paese e l’altro, costringendo le persone a manovre pericolose o a lunghe deviazioni.

“Nessuno fa niente. Allora ho chiesto
alla medichessa una ricetta per guarire la frana e lei mi ha detto:
‘vuoi guarirla? Usa la ricetta della resipola così che non possa
più andare avanti. La risipola si guarisce ungendola d’olio con
una penna di gallina nera e un po’ di lana di pecora se è molto
grave, mentre si dice:
Quande Giesù Criste jiena pe llo monne,
la resibbola je va ’ncontre.
-Resibbola, andove vajie?-
-Vajie all’osse de llu cristiène,
pe fall’abbajà com’a ‘nnu chene-
-pietre, ammazze choste..-
-maestre, nnè m’ammazzà,
‘na belle cose te voglie ‘mparà:
la fronna de lla live,
la penne de lla calline
la lana de lla pecurine.
La resibbola se ne va vije’.2

Elena, immaginando di applicare un rimedio casalingo per una malattia cutanea –  la “risipola” –,  a una “malattia” della terra abruzzese, cerca di aprire uno spiraglio, suggerire una possibilità di azione, quando “nessuno fa niente.”

Elena mazzi, Avanzi, work in progress, GuilmiArtProject 2015, foto di Andras Calamandrei.

Elena Mazzi, Avanzi, work in progress, GuilmiArtProject 2015, foto di Andras Calamandrei.

Elena Mazzi, Avanzi, GuilmiArtProject 2015, foto di Andras Calamandrei

Elena Mazzi, Avanzi, GuilmiArtProject 2015, foto di Andras Calamandrei

Elena mazzi, Avanzi, inaugurazione, GuilmiArtProject 2015, foto di Andras Calamandrei.

Elena Mazzi, Avanzi, inaugurazione, GuilmiArtProject 2015, foto di Andras Calamandrei.

Non è la prima volta che l’artista affronta le asprezze del territorio abruzzese cercando soluzioni. Nel 2011, dopo aver vissuto in prima persona l’esperienza del terribile terremoto che distrusse l’Aquila un paio di anni prima, era tornata a lavorare in loco e, combinando la tecnica di restauro dello strappo e stacco di affreschi su prelievi di intonaci, aveva provato a salvare la memoria storica di edifici popolari crollati e abbandonati dallo Stato allo scempio e al voyerismo della tragedia.3

La seconda cosa che mi colpisce è quando Elena mi racconta del furgoncino che, durante il suo percorso all’interno del paese in occasione dell’evento finale della residenza, si blocca perché le strade di Guilmi sono troppo ripide: “allora tutte le persone, spettatori, artisti, operatori, si sono messi a spingere, incitare, sudare, e alla fine siamo arrivati alla prima tappa, la piazza del municipio, la più alta del paese. Mentre tra la seconda e la terza tappa, dato che c’era parecchia strada, tutti si sono adoperati per cercare benzina, analizzare il motore e spingere nuovamente. Alla termine dell’evento, ci siamo fermati a un baretto e abbiamo iniziato a bere vino e chiacchierare e poi l’oste ha tirato fuori una fisarmonica ed è iniziata una sagra improvvisata.” Ed è quindi questa capacità di aggregazione che mi affascina, questo coinvolgimento estremo di una popolazione quotidianamente estranea all’arte che, improvvisamente, viene mossa all’azione e portata a riflettere, a partecipare. Un potenziale del progetto che va oltre le aspettative – e i programmi – dell’artista stessa, quasi lei avesse costruito le basi, creato le condizioni affinché qualcos’altro, inaspettatamente, accada.

Il successo del progetto e la partecipazione corale sono sicuramente merito anche del percorso che GuilmiArtProject è stato capace di tracciare durante i suoi otto anni di attività: introdurre l’arte contemporanea in una comunità piccola, a volte un po’ chiusa, avulsa da un contesto artistico formato non è facile e privo di contraddizioni. Cosa succede in paese quando l’evento artistico è finito? Com’è vivere a Guilmi tutto l’anno? Cosa lascia l’arte? “Non so come può essere vivere a Guilmi tutto l’anno. So che abbiamo dei riscontri che qualcosa sta cambiando. L’arte non cambia le cose come le rivoluzioni, ha una programmazione a lunga scadenza… Penso che se si fa un buon lavoro, allora un diverso tipo di coscienza verso l’arte, verso la società possa svilupparsi.”4 E’ quindi importante ricordare che GuilmiArtProject propone, parallelamente alla residenza di artista, una serie di laboratori, che coinvolgono gli abitanti del paese, e la Nuova Didattica Popolare del critico e curatore Pietro Gaglianò, lezioni di arte in Piazza, aperte a tutti, che, col tempo, si sono rivelate un imprescindibile anello di congiunzione tra il progetto e la popolazione locale.

Avanzi di Elena Mazzi, a cura di Federco Bacci e Lucia Giardino.
13 agosto 2015, ore 18:00 – sedi varie, Guilmi.
Guilmi Art Project, via Italia 30, 66050, Guilmi (Ch) guilmiartproject@gmail.com

1Dalla storia: “La campana d’emergenza”, Elena Mazzi, Avanzi, Guilmi Art Project 2015
2Estratto dalla storia “La frana bellissima”, Elena Mazzi, Avanzi, Guilmi Art Project 2015
3Elena Mazzi, Prelievi H3/X/Y classe E, L’Aquila Italia, 2011, http://www.elenamazzi.com/projects/view/9
4Lucia Giardino intervistata da Zona Locale TV https://www.youtube.com/watch?v=jOtmUpKHvpE

The following two tabs change content below.

Paola Bonino

Paola Bonino ha studiato Lettere Moderne e Arti Visive e si è specializzata in pratica curatoriale presso l' École du Magasin (Grenoble), dove ha co-curato la mostra ‘From 199C to 199D’ Liam Gillick. Attualmente, fa parte della direzione artistica di Placentia Arte (Piacenza).

Rispondi