Elia Cantori. Action at a Distance

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Sarà prolungata fino al 16 aprile alla galleria CAR drde la personale di Elia Cantori Action at a Distance che riunisce una serie di lavori recenti del giovane artista anconetano formatosi a Londra. La sua ricerca, concepita come indagine delle possibilità documentative e sintetiche della forma nella sua capacità di aderenza al fenomeno che rifiuta ogni mediazione, interpreta la materia come campo d’azione di leggi fisiche e camera di registrazione dei loro effetti. Nel suo lavoro la tridimensionalità della scultura, anche quando utilizza elementi apparentemente estranei a questa disciplina, si costituisce come compresenza dell’opera e del processo che l’ha generata in un’estensione del concetto di spazio che coinvolge tempo, movimento ed esperienza percettiva. A suo avviso le possibilità di trasformazione offerte dall’arte presentano stringenti analogie con i procedimenti della ricerca scientifica perché, interagendo con le proprietà chimiche, gravitazionali, volumetriche e di massa specifiche di ogni materiale, verificano l’intima struttura del mondo suggerendo nuove ipotesi di aggregazione e scioglimento.

Così nel 2008 Cantori ha compresso in una sfera di 90 cm di diametro i materiali ricavati dalla demolizione del suo studio londinese illuminandola dall’alto con il neon originariamente collocato sul soffitto: l’opera, intitolata Stanza e acquisita nella collezione permanente del MAMbo, appare come un enigmatico agglomerato che condensa i detriti e l’energia distruttiva che li ha prodotti in un un’unica forma sintetica. La maniglia e la serratura originali lasciate intatte e applicate all’esterno della sfera suggeriscono possibili intrusioni nella sua impenetrabilità e nuove ipotesi di reversibilità, artistiche e mentali, di quella che a prima vista appare una condizione definitiva. La persistenza di un pensiero può condizionare un’azione anche a considerevoli distanze temporali e spaziali: in Untitled (Double Hemisphere Room), installazione site specific concepita per la mostra, la stessa sfera appare tagliata a metà e le due parti concave rivestite di emulsione fotosensibile mostrano l’impressione diretta degli oggetti presenti in studio registrandone la presenza. L’immagine a questo modo diventa materia plasmabile che, al pari dei detriti pressati nel 2008, presenta se stessa come conseguenza e memoria degli accadimenti che hanno concorso alla sua realizzazione. L’ambiguità che deriva dalla straniante convivenza di analisi e sintesi amplifica la percezione del luogo ritratto in una vertigine di verificabilità che sembra intensificare, anziché risolvere, il mistero del tempo e della luce che movimenta gli oggetti annullandone l’apparente inerzia.

L’intento di fermare un istante assieme alle sue implicazioni è invece evidente nella serie Gunshot, in cui l’artista impressiona la carta fotografica con la deflagrazione dello sparo del proiettile che l’attraversa, o in Bullet Trajectory, dove il percorso di un proiettile sparato in una forma di plastilina viene immobilizzato da una fusione in stagno colato. A questo modo Cantori dimostra l’illusorietà di una visione dell’istantaneità intesa come indivisibile “qui e ora” suggerendo come ogni attimo sia la somma di infinite porzioni minori, ciascuna dotata di un proprio specifico arco temporale e di una  complessità impossibile da ridurre ai minimi termini. La storia di un istante ha quindi la stessa estensione lineare e la stessa potenzialità scultorea di un’eternità o di una notte, come mostrano le cinque carte della serie Full Moon impressionate dalla lunga esposizione durante il plenilunio che nell’agosto 2014 coincideva con il perigeo.

Se la realtà sensibile è il prodotto di un sistema di forze antagoniste che si scontrano per creare l’inenarrabile tessuto del mondo come prodotto di inevitabili fatti accidentali, la vocazione dell’arte è analizzarne e testarne le dinamiche interne orchestrandone l’apparizione in una sorta di diagramma spazio-temporale. L’opera, paradigma e lacerto del fenomeno che l’ha generata, funziona come un modello matematico nell’elaborare i nuovi possibili mondi che si nascondono in attesa di attuazione nelle pieghe del visibile a partire dalle medesime e incontrovertibili leggi che regolano le più evidenti vicende della materia sulla Terra. Questo visionario laboratorio di bellezza dove ogni avvenimento innescato da un invisibile demiurgo sembra espandersi in silenziose onde energetiche ribadisce la centralità dell’uomo, indifferentemente artista o spettatore, come testimone e depositario delle metamorfosi dell’Universo che lo circonda. Nello spazio del pensiero il dubbio e la certezza sono forse due aspetti complementari e interscambiabili di una medesima esperienza, come possono suggerire la solidificazione del vuoto creato dalla traiettoria del proiettile con una colata metallica o l’ambigua immobilità delle lancette dell’orologio che in Double Hemisphere Room non riescono a misurare il tempo di esposizione alla luce del gel fotosensibile.

Elia Cantori. Action at a distance.
30 gennaio – 16 aprile 2016
CAR drde
Via Azzo Gardino 14/a, Bologna

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Elia Cantori, Untitled (Gunshot), 2015. Courtesy CAR DRDE Bologna

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Elia Cantori, Untitled (Double Hemisphere Room), 2016. Courtesy CAR DRDE Bologna

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Elia Cantori, Untitled (Double Hemisphere Room), 2016. Courtesy CAR DRDE Bologna

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Elia Cantori, Full Moon, 2014. Courtesy CAR DRDE Bologna

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Elia Cantori, Stanza, 2008. Courtesy CAR DRDE Bologna

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Laureata in storia dell’arte al DAMS di Bologna, città dove ha continuato a vivere e lavorare, si specializza a Siena con Enrico Crispolti. Curiosa e attenta al divenire della contemporaneità, crede nel potere dell’arte di rendere più interessante la vita e ama esplorarne le ultime tendenze attraverso il dialogo con artisti, curatori e galleristi. Considera la scrittura una forma di ragionamento e analisi che ricostruisce il collegamento tra il percorso creativo dell’artista e il contesto che lo circonda.

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