Elogio del dubbio

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Dal 10 aprile 2011 presso gli spazi di Punta della Dogana a Venezia è in corso la mostra L’elogio del dubbio, In praise of doubt. L’esposizione è stata pensata per celebrare l’anniversario del quinto anno d’insediamento a Venezia della collezione di opere di arte contemporanea di François Pinault. Diciannove artisti sono stati coinvolti nell’esposizione, sette dei quali non erano mai stati a Venezia prima d’ora; tra i settanta lavori presentati, sei erano già stati esposti a Mapping The Studio, la precedente esposizione che si era svolta a Punta della Dogana. La mostra è a cura di Caroline Bourgeois che dal 2006 collabora con la François Pinault Foundation.

Il tema del dubbio, scelto come percorso centrale della mostra, è sviluppato e sviscerato negli spazi di Punta della Dogana in modo assolutamente rigoroso e originale unendo a riflessioni artistiche più spirituali e oniriche, altre più reali e terrene. Il dubbio, per la curatrice Bourgeois è il progresso, l’avanzamento naturale ed essenziale nel percorso dell’artista. C’è chi lo sviluppa in modo puro ed estetico, chi in modo provocatorio e violento. L’elogio del dubbio suggerisce anche un nuovo rapporto con il tempo, con il momento presente, passato e futuro. Ogni cosa cambia status, muta, evolve, si rigenera facendo proprie nuove e diverse suggestioni.
Molti dei lavori presenti alla mostra trovano, a Punta della Dogana, un rifugio quasi permanente, mentre altri si muovono continuamente. Questo perché il progetto che sta alla base delle scelte artistiche di Palazzo Grassi e di Punta della Dogana è un lavoro a-temporale che non ha un’unica vita e un unico momento di splendore, ma vive di suggestioni diverse e nuove, che possono cambiare e svilupparsi anche a distanza di anni.

Questo vale ad esempio per le opere delle prime stanze, ormai simbolo degli spazi veneziani, come i cubi minimalisti (Untitled 1977) di Donald Judd e il cavallo impagliato (Untitled 2007) di Maurizio Cattelan. Due progetti nuovi sono stati invece realizzati appositamente per la mostra e sono i lavori di Tatiana Trouvé (Sans Titre, issu de la série Intraquillity, 2010) e di Julie Mehretu (Untitled, 2011). Le due artiste sviluppano il tema del dubbio legandosi entrambe alla città di Venezia. Julie Mehretu, trova spazio nella parte centrale di Punta della Dogana, nel “cubo” ideato da Tadao Ando, con due enormi tele ispirate alle ricerche architettoniche sulla città lagunare. Un insieme di segni, parallele, schizzi, tutti fatti rigorosamente a mano riempiono le due tele, in cui, se ci si avvicina si possono scorgere i profili del Palazzo Ducale, di San Marco, del Fondaco dei Tedeschi. Un lavoro maestoso, esemplare, iconico. Tatiana Trouvé ci offre invece una visione del lavoro mediato dalla percezione interiore, un processo di mutamento in cui la traccia del tempo cambia il percorso delle cose. La Trouvé ci vuole far riflettere sui processi che sottendono il lavoro, evocando una dimensione interiore in cui un oggetto/cosa, quando inizia il suo cammino, è inevitabilmente diverso rispetto a quando il processo ha agito su di lui. Grazie all’uso di vari oggetti e materiali l’artista si lega al luogo, evocando la funzione originaria di Punta della Dogana, come luogo di passaggio e di scambio delle merci.

Indubbiamente i momenti più affascinanti ed evocativi sono quelli delle opere di Edward Kienholz (Roxys,1960-61), la perfetta ricreazione dello spazio di un bordello americano degli anni ’60 che grida a gran voce la brutalità e il male che si nascondono dietro alle scottanti verità dell’umanità, Paul McCarthy (Plaster Clay Figure, 2005) con i suoi pupazzetti mostruosi e alienanti, simbolo di un’umanità disfatta e macabra, Maurizio Cattelan e i suoi nove cadaveri stesi a terra (All, 2008) riflessione sul genere umano e sulla morte, Rony Horn (Well And Truly, 2009-2010) con i suoi blocchi di vetro minimalisti, volti a evocare l’acqua ferma, pietrificata, statica, simbolo per l’artista di cambiamento e ambiguità, ma anche d’identificazione e straniamento, Bruce Nauman con lo spettacolo del suo lavoro (3 Heads Fountain, 2005) suggestiva installazione che a ciclo continuo getta acqua da tre teste, evocando la dialettica della vita e della morte.

Non esiste un’unica via e una sola interpretazione per visitare e rimanere affascinati dalla mostra L’elogio del Dubbio, troppi sono gli spunti di riflessione che ci sono offerti dalle bellissime opere della collezione François Pinault, simbolo del meglio che si può desiderare dall’arte contemporanea degli ultimi anni. Se tentiamo di cercare qui delle risposte alle nostre domande esistenziali probabilmente rimarremo delusi, non ci sono soluzioni valide, certe, vere e universali perché quello che fa evolvere veramente gli uomini e gli artisti, non è l’aver trovato una buona risposta, ma l’avere trovato una nuova domanda.

 
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Maurizio Cattelan, Untitled, 2007

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Donald Judd, Untitled, 2007
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Julie Mehretu, Untitled, 2011
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Bruce Nauman, 3 Heads Fountain, 2005
cattelanMaurizio Cattelan, All, 2008

 
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Spazio Supernova è un’associazione culturale no-profit nata nel 2012 dalla mente di tre curatrici; Ilaria Beghin, Elisa Danesin e Serena Santi. Spazio Supernova è una giovane realtà nata dalla voglia di scardinare le vecchie convinzioni che popolano il mondo dell’arte contemporanea. Per un anno Supernova ha operato nella città di Treviso, organizzando e gestendo numerosi eventi e manifestazioni artistiche. Dal 2013 Supernova cambia formula e diventa un progetto itinerante in continua evoluzione e sviluppo.

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