Appuntamento in Studio #2 Emanuele Becheri

Emanuele Becheri. Apres Coup, 2009 (part. installazione)

Giornata non delle migliori, fredda, cielo plumbeo ma ancora non piove, tipica giornata di dicembre in Toscana, una di quelle che inizia allo stesso modo di come finisce. Da Firenze imbocco la A11 in direzione Prato Est e seguo le indicazioni per Vaiano dove troverò Emanuele Becheri nel suo studio ad aspettarmi, spero. Dopo 45 minuti di auto giungo finalmente nel piccolo centro in provincia di Prato. Sono stranamente in orario, caratteristica che di certo non mi si addice, varco il cancello d’ingresso che delimita un piccolo nucleo di capannoni industriali e ne percorro il lato corto.

Emanuele Becheri. Apres Coup, 2009 (part. installazione)

Emanuele Becheri. Apres Coup, 2009 (part. installazione)
 

Emanuele è davanti alla porta, cappotto nero, sciarpa viola, jeans e occhiali scuri, anfibi e sigaretta. Entriamo nello studio, tanti oggetti, un tavolo molto grande e fogli sparsi. Un pianoforte verticale, piatti da batteria, una vecchia macchina da scrivere, bottiglie di birra vuote, una batteria elettronica, una chitarra, un basso, un mandolino, un’arpa cinese, un proiettore con mixer, grandi casse e un portatile acceso. Se non conoscessi già il lavoro di Becheri tutti gli indizi mi porterebbero a pensare ad altro, come se avessi sbagliato atelier, ecco che pur non essendoci mai stato, mi sembra di essere giunto nello studio di John Cage. La curiosità è tanta, guardo un po’ in giro, tocco tutto ma la mia attenzione si concentra su un sax.

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Emanuele Becheri, Cointreau. IMPRESSIONS 13.12.2013. Teatro Studio Scandicci,-photo credit Paolo Meoni
 

Cosa significano per te questi strumenti musicali e in che posizione si situano all’interno del tuo percorso di ricerca?
Il sax contralto è l’ultimo vizio … ma procediamo con ordine. Ho iniziato nel 2006 (Release)… mostrando “sonoramente” una carta nell’atto di “aprirsi” dopo averla accartocciata registrandola fino all’interrompersi del suo imprevedibile movimento “anarchico” poi nel 2009 (Apres coup) ho inciso su vinile il suono di tre atti unici di accendini incendiati e lasciati estinguersi sull’asfalto ognuno in balia del proprio tempo e delle circostanze. Sia nel primo lavoro che nel secondo la complessità sonora nascosta dalla semplicità di un gesto si ricollegava ad altre intuizioni che generavano “disegni” tramite atti unici e irripetibili. Voglio dire che il gesto “sonoro” ha sempre convissuto con altre opere tutte sostanziate dall’inconsistenza di un lavoro minimo. Gli strumenti musicali sono arrivati in studio due anni fa in ordine sparso, casualmente. Tutto quello che poi è accaduto si è come formato alle mie spalle ma soprattutto il “la” fu generato dal rapporto con un musicista, Massimo Carrozzo, così ho iniziato ciò che avevo sempre fatto altrove, come nel mio ultimo progetto IMPRESSIONS relazionandomi al cinema e dunque alla suggestione dell’immagine sulla quale incidere il tratto indecidibile dell’atto…

Emanuele Becheri. Beaux Arts, 1991-2010, magazines, wood, glass, 140x44x37 cm

Emanuele Becheri. Beaux Arts, 1991-2010, magazines, wood, glass
 

Debussy diceva che c’è più musica nello scroscio di una cascata o nel rumore delle foglie sotto i nostri piedi in autunno, che non in una sinfonia. Questo tipo di musica o musicalità “allargata” che mescola la voce al suono prodotto “impropriamente” da oggetti o strumenti musicali da dove nasce?
Nasce proprio dall’abitare una inappropriatezza, una zona reticente in seno a una lingua tutta da “scoprire”, assecondando forzatamente attraverso uno strumento o la voce, una inevitabile natura incostante.

Matrice (Relaise) 2006, foto d'Archivio dell'artista

Emanuele Becheri, Matrice (Relaise) 2006, foto d’Archivio dell’artista
 

Il cinema e il teatro o meglio la teatralità nel cinema, in che misura riguardano la tua opera?
Prima di quest’ultimo step, IMPRESSIONS, ci sono stati una serie di passaggi dai contorni indefiniti che riguardano la teatralità dell’atto che praticavo attraverso il video, mettendo in crisi l’immagine prodotta da un movimento di camera inquieto e che scardinava l’idea di montaggio. IMPRESSIONS rappresenta quello che si è andato formando in studio dal 2011 al 2012 e in qualche modo ne è una propaggine, una penisola, un rizoma. IMPRESSIONS ha avuto inizio alla fine del 2012 con il solo pianoforte su un film di Paul Leni… poi è cresciuto avvalendosi di un gruppo elastico chiamato Cointreau, tutti amici musicisti e con un debole per il cinema, abbiamo deciso di affrontare l’atto filmico costruendo in diretta, ovviamente con le mie incursioni, la “colonna sonora” di un film visto per la prima volta insieme a un pubblico che non saprà niente di ciò che vedrà e accadrà fino a prima della performance. Cecità assoluta per tutti. Quest’esperienza live prosegue in contiguità con altre. Il prossimo step lo affronterò nella mostra del 19 febbraio 2014, organizzata da Roman Road, giovane galleria londinese, nell’edificio storico di Ernest Solvay a Bruxelles, lì cercherò di mettere a fuoco alcuni passaggi fondamentali che hanno caratterizzato questi ultimi anni e dove s’intrecceranno video-proiezioni con nuovi lavori per poi concludersi con un’esperienza live.

Gino Pisapia

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Gino Pisapia

classe 1981, è critico d’arte e curatore indipendente. Il suo interesse principale si rivolge all'indagine, alla ricerca e all'approfondimento delle più recenti esperienze artistiche, legate alle infinite possibilità del contemporaneo. Il suo approccio alla curatela si muove tra innovazione e tradizione, tra antropologia e sociologia ma anche tra musica, cinema e performance. Tali interessi hanno orientato negli anni la sua ricerca verso obiettivi differenti capaci di mettere in luce una pratica curatoriale che accentra il concetto di collaborazione e costruzione dell'esposizione in stretta relazione con gli artisti.

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