Enrico Tresoldi. Dove l’arte ricostruisce il tempo

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Simile a un’opera futuristica per la percezione del suo fugace movimento o a un’ombra che appare e scompare impercettibile nell’aria, la basilica ricostruita nel parco archeologico di Siponto, Manfredonia, dal giovane artista milanese, Enrico Tresoldi, è una vera e propria opera d’arte, che vale la pena scoprire.

All’interno dei 14 metri di altezza, i visitatori vivono l’esperienza di entrare in una chiesa a cielo aperto, dove le mura, il tetto e tutta l’intera costruzione si sostiene grazie a una rete metallica: esattamente 4500 metri di metallo sono stati ricamati all’interno di  una rete elettrosaldata zincata, che complessivamente ha un peso di 7 tonnellate.

La Soprintendenza archeologica della Puglia e il Segretario Regionale del Ministero dei Beni Culturali sono stati gli audaci committenti di questa ambiziosa impresa che aveva come unico obiettivo la tutela degli antichi mosaici, appartenenti all’antica chiesa paleocristiana di Santa Maria di Siponto. Il progetto nasce infatti all’interno di un programma di riqualificazione dell’intero parco, con la possibilità per i turisti di poter godere della vista di questi preziosi mosaici. Durante la progettazione dell’installazione l’intento è sempre stato di coniugare le esigenze di conservazione con gli aspetti ricostruttivi dell’alzato della chiesa, che richiama nelle forme l’ultima fase dell’antica basilica dove il presbiterio era stato rialzato e le navate suddivise da pilastri. In un primo momento si era pensato a una copertura in ferro e vetro, sui pilastri che affondavano nel terreno, ma datasi l’interferenza di quest’ultimi con le strutture murarie, si è deciso di sostituire la semplice copertura originaria curva con un’opera in linea con le antiche forme della basilica. Il team di Tresoldi stupisce tutti per la modernità e la luminosità, emblematiche di quest’opera, sapientemente ricostruita sulle antiche fondamenta della chiesa e rispettosa del territorio circostante. Il pubblico vive infatti un rapporto diretto con l’architettura e l’ambiente, avendo la possibilità di visionare, grazie a una contemporanea tridimensionalità, l’antica memoria e di vivere la sensazione di poter toccare con mano una chiesa, quasi disegnata nell’aria, dove la trasparenza sovrasta la maestosità della costruzione.

Certamente quest’ambiziosa realizzazione, costata intorno ai 900.000 euro, è stata possibile anche grazie ai fondi dei 3,5 milioni di euro del Progetto Operativo Interregionale, che ha lo scopo di proteggere e valorizzare il patrimonio culturale delle regioni  svantaggiate, come la Puglia. Lo stesso Tresoldi ha asserito che per poter dar vita a quest’opera si è svolto dapprima un lungo studio di ricerca sul territorio, a contatto con archeologi, esperti e manager dell’arte e poi si è lavorato sul posto, assecondando il rispetto per l’identità del loco. Grazie a questo progetto è finalmente possibile, forse per la prima volta in Italia, vedere la contemporaneità dell’arte e l’antichità dell’archeologia, unite insieme nel ricostruire il tempo di una memoria sapientemente custodita.

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