Entropie

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La preposizione éntro, forma antica o letteraria che sia, ci conduce all’interno di una forma temporale, in uno spazio ipoteticamente racchiuso dai contrafforti del tempo, ma ci lascia anche immaginare la possibilità di rappresentare, nella nostra mente, infinite circostanze di entità sconfinate. Vi sono tridimensionalità che definizioni esaurienti non ammettono, ma che accolgono la condizione di corpi in movimento, scosse, sussulti, vibrazioni, movimenti ritmici, bruschi, lenti o regolari, dinamicità e rotazioni.

Virginia Panichi, Post Cyborg, stampa lambda su alluminio sotto plexiglass, 2009
 

Tali e variegati come queste evocazioni sono i rapporti tra i sedici giovani artisti che hanno partecipato alla mostra Entropie, organizzata a cura dell’associazione culturale Heyart, tenutasi nella sala del Basolato (Palazzo comunale di Fiesole).
I lavori presentati ricoprono un arco di tempo che va dal 2008 al 2012. Nel solco della ricerca fotografica si collocano Lucilla Bellini, Valentina Colella, Francesco Gallo, Francesco Minucci, Virginia Panichi, Simone Ridi, Annegreit Camilla Spoerndle, Giacomo Pietrapiana, Giuseppe Zanoni e Danilo Zampulla. Offre un posto di rilievo ai light box il lavoro di Valentino Carrai. L’illusione iperrealista è perseguita attraverso il media pittorico da Matteo Tenardi. Suggestivi richiami pittorici sono evocati da Ilaria Margutti. Si muove tra i virtuosismi tecnici della grafica digitale più avanzata Andrea Vannini. All’ambito dell’istallazione site-specific si saldano i lavori di Federica Gonnelli e di Andrea Marini.
Lucilla Bellini eleva l’essere donna al centro della sua riflessione. La figura femminile fra sogno infranto e violenza è posta in scenari interni,  interiori, confusi e disordinati sul limite di una caotica distruzione. Spazi artefatti, scenari.

Ilaria Margutti, La pelle avrà la fragilità della pelle, ricamo e semi su tela, (composizione 6 pezzi), 2012
 

Valentina Colella offre degli scatti concettualmente speculari a quelli di Lucilla Bellini, l’oggetto in questione non è più la figura femminile ma bensì il suo studio. Francesco Gallo mette in scena, attraverso la fotografia, situazioni in rapporto di forte ambivalenza, quasi di nonsense con il titolo che le propone, veicolando messaggi provocatori sui sentimenti umani. Francesco Minucci crea una simbologia fatta di personaggi ironici e dissacranti, avvalendosi di una vena di forte ironia denuncia le regole di potere che sovrintendono all’ordine del mondo.Virginia Panichi è la stylist di inquiete, seriose neoguerriere cariche di vanità, impreziosite da trucco, monili, elmi di stoffa di estrema femminilità, che portano frutti o pesci come trofei di guerra. Simone Ridi inferisce sulla carne creando effetti di autolesionismo, sgomento e afflizione, in una serie di composizioni fotografiche in bianco e nero.
Annegreit Camilla Spoenderle, Giacomo Piertrapiana, e Giuseppe Zanoni collaborano assieme nella fotografia reinterpretando soggetti cavaravaggeschi in chiave contemporanea. Danilo Zampulla traspone personaggi dell’oggi negli schemi della pittura realista lombarda cinquecentesca, avvalendosi delle tecniche della fotografia digitale. Valentino Carrai nei suoi lightbox elabora giochi di luce e trasparenze da cui emergono profili di vedute urbane dall’effetto minimale, in una monocromia ravvivata da poche note rosate o color indaco: un contesto alienante in cui l’elemento umano è raro, solo ed estraniato.

Giuseppe Zanoni, Narciso, stampa fine art su carta hahnemuhle baryta montata su dibound, 2010
 

Matteo Tenardi dipinge figure femminili di estremo realismo, a cui dona la possibilità di fuoriuscire dagli spazi angusti in cui sono intrappolate, insinuando la possibilità che il tempo del dipinto diventi il tempo imminente. Ilaria Margutti compone tele ricamate in cui la gestualità del corpo e la pelle lesionata, similmente alla poetica del fotografo Simone Ridi, si mostrano in arditi scorci prospettici in cui predomina il valore del segno, ricordando un nuovo esistenzialismo sulla traccia di Egon Schiele. Andrea Vannini avvalendosi dei personaggi dei cartoon, film d’orrore, fumetti, crea nelle sue illustrazioni in digitale atmosfere surreali dominate da mostruosi marchingegni o raccapriccianti personaggi. Federica Gonnelli produce tele in trasparente organza sulle quali stampa la sua figura in abito bianco, esorta a indagare il rapporto fra il contenitore e il contenuto e il mistero dell’identità. Andrea Marini nelle sue installazioni affronta la tematica ecologista della natura nelle sue metamorfosi intaccata dalla contaminazione, ma comunque da custodire e preservare.
Ognuno di questi artisti è paragonabile a un‘entropia: grandezza fisica volta a individuare la direzione verso cui si evolve lo stato di un sistema termodinamico, fatto di calore e movimento, il cui valore, non può che restare uguale, o al più crescere.

Valentino Carrai, Soul Seeker, lightbox, 2009
 

Elena Santoni

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