Eros, c’est la vie. William N. Copley in Fondazione Prada

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William Copley scrive, protagonista e testimone, di una nuova Babilonia attraverso i comics, Magritte, orge di corpi svuotati, melodie di organi e pianoforti, calze a rete, bandiere e carta da parati, Marcel Duchamp e il suo rovescio, Roma e i saloon, i cataloghi iconici di Suellen Rocca, teiere e francobolli, sedie elettriche, Poe, spiagge lunari, templi e cariatidi spogliate, sacerdotesse di un culto segreto, specchi deformanti e duelli, prigioni e fughe soprattutto, in bilico lungo il dorso spolpato di dinosauri che aspettano la reincarnazione, intrappolati in tele come trappole sociali, dipingendo per restare sveglio.

All’inizio tutto è immobile e silenzioso, ad Andover come a Yale, per la cultura americana dell’epoca e la famiglia adottiva guidata dal politico Ira C. Copley, finchè ‘see-ply’ non scopre la scrittura e il Surrealismo, l’amore spinto, o l’amore soltanto, e l’ironia come antidoto contro la noia, la pittura come estensione naturale della poesia, sovrapponendo dettagli di questa e di quella, trasformando l’insofferenza personale in rivoluzione, in rinnovamento. Nel 1948 fonda le Copley Galleries a Beverly Hills e tre anni dopo inaugura la sua prima personale; nel 1954 nasce la William and Noma Copley Foundation (poi ribattezzata Cassandra Foundation) mentre al biennio 1967-’68 risale la rivista sperimentale S.M.S. (“Shit Must Stop”). Nel frattempo ci sono Parigi e il Dadaismo, il confronto continuo con Duchamp e il nudo femminile, ispirazione ed ossessione, masticato ed esibito.

Fondazione Prada si tinge di rosa e omaggia l’artista con una grande retrospettiva curata da Germano Celant, in collaborazione con la Menil Collection di Houston, presentando l’intera vicenda attraverso più di 150 opere e altro materiale inedito; una Capella Sextina sviluppata nei due livelli del Podium, da percorrere dall’alto verso il basso: dalla sua originaria collezione di opere surrealiste (L’évidence éternelle di René Magritte, Le Surréalisme et la peinture di Max Ernst tra le altre) e la raccolta di pubblicazioni, fotografie, materiali d’archivio e cataloghi provenienti dall’Estate di William N. Copley a New York, alla successione degli otto ambienti al piano terra, che fanno ordine alla sua vasta produzione, ciascuno dedicato a un tema o soggetto specifico. Così da Cold War (1962) e Imaginary Flag for USSR (1972) a Tomb of the Unknown Whore, da Harem (1958) e Three Graces (La Di Da) all’X-Rated Room, dalle identità nazionali a quelle universali, fino a Bicycle (1970), Bird, Branch & Sun (1970), Boxing Glove (1971), oggetti comuni; da Mirrors Room e Picabia Room con La Nuit espagnole fino alle silhouette di Why Are You Staring (1986) e Trust Lust (1988), un infittirsi progressivo di trame e figure, corpi che posano e visioni notturne, visioni fantastiche.

Quel che resta è la poesia, il movimento continuo e necessario, tutto ciò che si agita, svolazza, vive, quindi i gabbiani e le colombe, il mare e le mongolfiere, il respiro, il pensiero.

“William N. Copley”
Fondazione Prada – Largo Isarco, 2, 20139 – Milano

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Immagine della mostra “William N. Copley”. Fondazione Prada, Milano. Foto Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada

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Immagine della mostra “William N. Copley”. Fondazione Prada, Milano. Foto Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada. 
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Immagine della mostra “William N. Copley”. Fondazione Prada, Milano. Foto Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada. 

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