Etna rêverie, incontri alle pendici di un vulcano

etna reverie

Etna rêverie è un progetto di residenza che invita artisti a confrontarsi con l’enologia e a risiedere per due settimane a 850 metri d’altezza, sulle pendici dell’Etna. In uno scenario surreale, nella casa vinicola Primaterra, collocata in contrada Sciaranuova, nel comune di Passopisciaro, zona tra le più vocate per la produzione di vini Etna DOC. Ne abbiamo parlato con Daniele Perra, curatore del progetto (1-31 Agosto, 2016).

Come nasce Etna rêverie e la collaborazione con Primaterra?
Il progetto nasce con l’obiettivo di valorizzare un territorio straordinario come quello siciliano. In particolare l’area dell’Etna, che ancora oggi continua a dare spettacolo con le sue eruzioni. È un’iniziativa remota, lontano dai centri dell’arte contemporanea. Credo che in un momento in cui l’arte e le opere vengono sempre più “valutate” in base ai successi alle aste — sebbene il recentissimo calo nelle vendite — sia cruciale tornare a focalizzarsi sul “fare arte”, sul processo che genera un’opera, senza alcun vincolo legato al mercato e a nessun tipo di speculazione. Nel caso di Etna rêverie si tratta perlopiù d’installazioni ambientali monumentali, realizzate ad hoc dagli artisti che hanno trascorso due settimane sulle pendici dell’Etna. A differenza di altre residenze, ho vissuto con gli artisti, seguendo passo dopo passo il loro lavoro. Una convivenza impegnativa; una specie di “grande fratello”, senza telecamere e senza vincitore, ma spesso con le stesse dinamiche perverse del format televisivo. L’incontro con Primaterra, con Camillo Privitera e Tiziana Gandolfo, proprietari della casa vinicola, è avvenuto grazie a uno degli artisti, Filippo Leonardi che aveva già collaborato con loro. Camillo Privitera non è soltanto un produttore di vino, che ama terribilmente il suo territorio e le sue vigne, ma è anche un esperto sommelier. È Presidente regionale dell’Associazione Italiana Sommelier. Sciaranuova, contrada in cui si trova la sua casa vinicola, guarda a Nord con viti a basse rese e una natura circostante intatta che portano a non dover effettuare trattamenti delle piante. Oltre alla produzione di vino Primaterra organizza visite guidate e ospita periodicamente interventi artistici.

L’ambiente naturale, nel quale si situa il periodo di residenza e l’esposizione, è alle pendici di un vulcano, l’Etna. Ci introduci alle peculiarità di questo luogo?
Per capire la variegata ricchezza del territorio e le sue peculiarità, ti racconto i lavori degli artisti che si sono ispirati proprio al territorio. Giuseppe Lana si è “sporcato le mani”, scavando una fossa da una collinetta di pietra lavica, formatasi nel tempo grazie ai contadini che liberavano la vigna dalle pietre. Una ferita profonda, ma anche un cratere “ideale” sul vulcano. L’artista collega la sua installazione a Freud e alla metafora dell’Iceberg, per me c’è un più chiaro riferimento alle stratificazioni della storia e della cultura. Filippo Leonardi è voluto andare “contro” l’addomesticazione della vigna. Nei secoli l’uomo ha addomesticato la vite, un tempo fra le piante più selvatiche. Con alcune doghe ha rotto l’orizzontalità della vigna, innalzando alcuni tralci in alto, inserendo inoltre alcuni libri dentro al terreno. Un atto di disturbo, ma anche di liberazione per la vigna. Ispirandosi al cosiddetto effetto Mozart Alessio de Girolamo ha scomposto la Sonata per piano n. 21, lavorando su basse e alte frequenze che pare arrechino beneficio e protezione alle piante, realizzando una composizione ad hoc. Una sorta di “benedizione” alla vigna. Loredana Longo ha invece creato un’installazione monumentale fatta di 15 pali in castagno e 15 coperte isotermiche. L’opera si muove su un doppio binario: da un lato queste strutture triangolari, fatte dalle coperte isotermiche che brillano al sole, sono una metafora degli immigrati che al loro arrivo vengono paradossalmente “avvolti” in coperte color oro, dall’altro un esercito di spaventapasseri che proteggono la vigna ma rappresentano un potenziale pericolo per gli uccelli. Il titolo Oronero rende la sua opera drammatica, soprattutto di notte, quando l’installazione si trasforma in un set ideale per riti, come quelli del Ku klux klan. Infine, il collettivo canecapovolto ha creato un paio di sculture acustiche, usando materiali di scarto, vecchie ruote di bicicletta appese ai capofila dei filari. Diversi i riferimenti: “dagli achiappasogni indiani all’albero della cuccagna”. Nelle giornate ventose, con il loro tintinnio faranno compagnia ai contadini e fungeranno da punto di appoggio per gli uccelli.

Come sono stai selezionati gli artisti coinvolti?
Alessio de Girolamo è ligure ma milanese d’adozione, mentre canecapovolto, Giuseppe Lana, Filippo Leonardi e Loredana Longo sono tutti d’origine siciliana. Conoscono molto bene il territorio, lo amano, con tutte le sue contraddizioni. Per i loro interventi site-specific non solo si sono confrontati col territorio, ma anche con le loro origini, con le loro esperienze personali vissute in quella terra, coi loro ricordi e con le loro fantasticherie (da qui il termine rêverie). Gli artisti hanno fatto vari sopralluoghi, passeggiato lungo i filari, parlato con Camillo Privitera che ha raccontato loro, sotto a un grande castagno, la storia della vigna, della sua terra.

Qual è il connubio che si desidera creare tra arte, geografia ed enologia?
C’è un fil rouge tra arte, geografia ed enologia. Il connubio tra arte e vino, così come quello tra arte e cibo, è ormai diventato un fenomeno di tendenza. In questo caso però quel rapporto lo intendo come una relazione più articolata tra due eccellenze: un territorio paesaggisticamente mozzafiato, una vite coltivata con amore e cura, senza alcun trattamento, sfruttando solo l’acqua piovana, su un territorio ostile, difficile, e le opere, realizzate dagli artisti con lo stesso amore e la stessa cura, salvaguardando la vigna e il paesaggio.

canecapovolto, scultura acustica

canecapovolto, sculture acustiche, 2016, materiali di riciclo.

Filippo Leonardi, Serendipità, 2016, dettaglio lr

Filippo Leonardi, Serendipità, 2016, installazione ambientale, vite, doghe, libri.

GiuseppeLana - Overlooked 2016 lr

Giuseppe Lana, Overlooked, 2016, installazione ambientale, pietra lavica.

Loredana Longo, Oronero 2016 Veduta installazione lr

Loredana Longo, Oronero, 2016, installazione ambientale, 15 pali in castagno, 15 coperte isotermiche, 10x10x10 m.

Alessio de Girolamo, Affetto Mozart, 2016, installazione sonora e performance (estratto audio).

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