Fashion in Florence through the lens of Archivio Foto Locchi

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Quale migliore occasione, se non quella offerta dalla 91° edizione di Pitti Immagine Uomo (appena conclusa), per inaugurare una mostra dedicata alla moda? Non solo, ma anche alla qualità artigianale, all’eccellenza sartoriale e alla bellezza, che fin dagli inizi del secolo breve hanno ammaliato, affascinato e attratto lo star system internazionale da ogni dove, facendo del Made in Italy motivo di vanto e garanzia di originalità e sapienza.

Voluta dall’Archivio Storico Foto Locchi e realizzata in collaborazione con il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Schmidt, il presidente del Centro per la Moda Italiana, Cavicchi e la casa editrice Gruppo Editoriale, la mostra Fashion in Florence through the lens of Archivio Foto Locchi è ospitata fino al 5 marzo nelle stanze dell’Andito degli Angiolini di Palazzo Pitti. 100 i rarissimi scatti in bianco e nero che dagli anni ’30 al ’70 imbastiscono un racconto tutto italiano, fatto di passione, invenzioni, manualità e tecnica sopraffina, selezionati tra le oltre cinque milioni di immagini che documentano la storia di Firenze e della Toscana e custodite gelosamente per temi dall’Archivio Storico Foto Locchi.

La mostra si suddivide in tre sezioni che sviluppano e approfondiscono, per immagini, la genesi della “grande macchina della moda”, dalla storia delle botteghe di altissimo artigianato fino al glam delle passerelle più esclusive. Partendo dall’analisi e dalla lavorazione di materiali come il cuoio, la paglia, l’argenteria e il ricamo, l’intro espositiva ci informa di un’epoca creativamente fertile, di una condizione sociale in crescita grazie a quelle eccellenze artigianali diffuse sul territorio per effetto delle quali molte produzioni si sono ivi localizzate, uno fra tutti spicca il trasferimento nel 1927 di Salvatore Ferragamo che dopo 13 anni di trionfi americani decise di spostarsi a Firenze.

La seconda sezione invece documenta le origini della moda moderna nel capoluogo toscano a opera di Giovanni Battista Giorgini, esperto buyer di caratura internazionale e attivo a New York, fino agli eventi organizzati nella Sala Bianca di Palazzo Pitti tra il 1952 e il 1982, che restituiscono un concentrato di sguardi sullo stile, l’eleganza e la mondanità più unici che rari. Il percorso si conclude con l’ultima sezione dove vengono presentate le maison Gucci, Ferragamo, Pucci e le relazioni da queste intessute con le grandi sartorie italiane, con gli ospiti parigini come Dior e Schiaparelli e con le star di Hollywood da Audrey Hepburne a Paulette Goddard fino a Maria Callas e al duca di Windsor.

Una storia, questa, affascinante curiosa e ricca di accadimenti che nel secolo scorso ha individuato un terreno fertile capace di accogliere, custodire e innovare i germi creativi e imprenditoriali di chi ha scommesso tanto sul territorio, sulle capacità artigianali e sulle qualità che ancora oggi garantiscono gli elevati standard del Made in Italy nel mondo.

Fashion in Florence through the lens of Archivio Foto Locchi
Andito degli Angiolini, Palazzo Pitti, Firenze
Fino al 5 Marzo 2017

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Lo studio d’arte e tecnica fotografica Foto Locchi nella sua storica sede di Piazza della Repubblica nel 1936. Foto Locchi Atelier in Piazza della Repubblica in 1936. Foto Locchi ©Archivio Foto Locchi

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27 Gennaio 1955. Abiti da cocktail in passerella alla Sala Bianca. Cocktail dresses at a Sala Bianca show. Foto Locchi ©Archivio Foto Locchi

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14 luglio 1962. Sfilata di abiti e cappelli alla Sala Bianca, Foto Locchi ©Archivio Foto Locchi

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Gino Pisapia

classe 1981, è critico d’arte e curatore indipendente. Il suo interesse principale si rivolge all'indagine, alla ricerca e all'approfondimento delle più recenti esperienze artistiche, legate alle infinite possibilità del contemporaneo. Il suo approccio alla curatela si muove tra innovazione e tradizione, tra antropologia e sociologia ma anche tra musica, cinema e performance. Tali interessi hanno orientato negli anni la sua ricerca verso obiettivi differenti capaci di mettere in luce una pratica curatoriale che accentra il concetto di collaborazione e costruzione dell'esposizione in stretta relazione con gli artisti.

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