Fashion as Social Energy

Claudia Losi, Letter Jacket_Balena Project, 2004_2014

“ Gli abiti che indossiamo sono per la maggior parte di noi troppo connaturati al nostro stesso essere perché possiamo restare completamente indifferenti alla loro condizione: è un po’ come se la stoffa fosse il naturale prolungamento del nostro corpo, o addirittura della nostra anima”
Quentin Bell, On human finery

Milano, città della moda, e nello specifico Palazzo Morando | Costume Moda Immagine, ospitano fino al 30 agosto la prima mostra in Italia dedicata al rapporto tra Arte e Moda.  Nella bellissima cornice cinquecentesca, le installazioni, i video, gli abiti e le immagini fotografiche di 14 artisti nazionali e internazionali, mostrano come la moda sia “in grado di connettere persone e culture diverse, comportamenti e abitudini apparentemente lontani, occidente e oriente, economia e sostenibilità”, spiega l’assessore alla Moda, al Design e all’Innovazione Cristina Tajani (nel catalogo che accompagna la mostra).

La moda, o per meglio dire gli abiti che indossiamo, sono più della semplice espressione individuale, sono il veicolo con cui il nostro corpo si rapporta con la società, perché rispecchiano il gruppo sociale a cui ciascuno di noi appartiene. Molti artisti negli anni hanno utilizzato la moda per attirare l’attenzione del pubblico su questioni sociali di più ampia portata, servendosi, appunto, del potere della moda come energia sociale. “Comprendere la moda è esso stesso un modo di vedere il mondo” in quanto “rappresenta il luogo di traduzione culturale per eccellenza” scrive Anna Detheridge, curatrice insieme a Gabi Scardi della mostra progettata da Connecting Culture. “La moda, infatti, come l’arte, non si limita a rappresentare la realtà, ma agisce all’interno di essa e la alimenta, contribuendo al suo rinnovamento” aggiunge Gabi Scardi. Le opere in mostra affrontano principalmente tematiche legate all’abito come simbolo di controllo e repressione individuale, come elemento che testimonia la polarizzazione della ricchezza e della povertà e il consumo delle risorse non rinnovabili, e infine, come rappresentazione dell’inclusione e dell’esclusione sociale.

Ad accogliere il visitatore è l’installazione-performance, volutamente inquietante, Pecking Order di Mella Jaarsma (Olanda, 1960) costituita da un abito che è anche un tavolo, fatto di pelle di gallina essiccata e apparecchiato. L’opera parla della sopraffazione insita nell’animale-uomo e della sua tendenza a definirsi attraverso il dominio. Sempre incentrata sul dominio e la repressione sociale è l’opera di Otto von Busch (Svezia, 1975) Fashion Police, in cui “uniformi” di una fantomatica moderna inquisizione sono accompagnate dalle pagine di un finto trattato sulla supremazia e il controllo esercitato da marchi dell’alta moda. Nasan Tur (Germania, 1974) ha creato una serie di zaini, Backpacks, ognuno dei quali con una precisa funzione e concepito per essere indossato dai visitatori e utilizzato nella propria vita quotidiana, che così facendo si trasforma in Arte, mentre, Luigi Coppola e Marzia Migliora (Italia, 1972) nell’installazione Io in testa si servono dei cappellini a barchetta fatti di fogli di giornale, creati dai partecipanti di un loro laboratorio nel 2013, come strumento per “mettere in testa la cultura come bene comune”. Katerina Seda (Repubblica Ceca, 1977) utilizza camicie identiche da lei disegnate – che compongono l’installazione For Every Dog a Different Master – per costruire relazioni tra i residenti di un quartiere residenziale della Repubblica Cieca; Maria Papadimitriou (Grecia, 1957) affronta il tema dell’abito e dell’abitare in riferimento alla cultura e all’estetica Rom, che si base sul riciclo e il riuso e che sopravvive immutata nei secoli. Rä di Martino, invece, ha girato il lungometraggio The Show MAS Go On nei grandi magazzini MAS di Roma, aperti all’inizio del secolo scorso e divenuti col passare del tempo i magazzini del popolo.

Il video di Kimsooja (Corea del Sud, 1957) e la Venere degli Stracci di Michelangelo Pistoletto (Italia, 1933) trattano il tema del consumismo; lei mostrandoci il processo di tintura e trattamento dei tessuti al Dhobi Ghat di Mumbai, destinati alla produzione dei capi che indossiamo quotidianamente, lui alludendo alla caducità delle cose materiali e della bellezza, determinata, appunto, da un sempre crescente e incontrollato consumismo da parte dell’uomo. Andrea Zittel (USA, 1975) crea oggetti, arredi e indumenti, indipendenti dalle pressioni del mercato, come ad esempio le sue uniformi di feltro, che si prefiggono di alleviare l’ansia del “che cosa indossare” equivalente al chiedersi “chi sono, chi voglio essere” diventando, quindi, strumenti d’autodeterminazione. Vestimi è un’installazione di vestiti disegnati da giovani con disagi psichici in collaborazione con il collettivo artistico Wurmkos, fondato da Pasquale Campanella nel 1987. Questi abiti privilegiano le caratteristiche materiche, la funzionalità e il potenziale simbolico, allontanandosi dall’odierno culto dell’immagine. Le 4 Letter Jackets esposte da Claudia Losi (Italia, 1971), sono il frutto della trasformazione, a opera del fashion designer Antonio Marras, della stoffa utilizzata nel 2004 dall’artista per creare una balena a grandezza naturale. Alle avventure e agli incontri vissuti durante la loro vita da balena si sono aggiunte le storie e gli oggetti delle persone a cui sono state affidate temporaneamente, diventando così il veicolo di una narrazione collettiva. Le opere di Lucy+Jorge Orta (Regno unito, 1966; Argentina, 1953), Refuge Wear e Dome, impongono al visitatore una riflessione intorno alla possibilità di riciclare in quanto responsabilità sociale. Sono vecchi capi di abbigliamento riciclati, abiti nuovi creati attraverso l’utilizzo di cravatte, cinture o cerniere usate e strutture abitative realizzate con tessuti e indumenti, in grado di trasmettere un senso di comunità e convivenza.

Claudia Losi, Letter Jacket_Balena Project, 2004_2014

Claudia Losi, Letter Jacket, Balena Project, 2004-2014

Katerina Seda, For Every Dog a Different Master, 2007

Katerina Seda, For Every Dog a Different Master, 2007

Lucy+Jorge Orta, Identity+Refuge - Redingote, 1995

Lucy+Jorge Orta, Identity+Refuge – Redingote, 1995

Mella-Jaarsma,-The-Pecking-Order,-2015

Mella Jaarsma, The Pecking Order, 2015

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Classe 1986, Francesca risiede e lavora a Piacenza. Dopo essersi laureata al Dams di Bologna in Storia dell'Arte, si è diplomata in Comunicazione e Organizzazione per l'Arte Contemporanea all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Collabora attualmente con l'artista piacentina Claudia Losi e scrive per alcune riviste d'arte online e giornali piacentini.

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