Federico Fellini. Appunti fantastici dal suo libro dei sogni

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Il cinema è sempre stato considerato la “macchina dei sogni”. In questo caso niente di più vero, ma la mostra sugli appunti fantastici di Federico Fellini al MUSMA di Matera non ha proposto materiale di backstage o documenti d’archivio riguardanti i suoi film, ma raccontato la vita del regista, il suo cinema e il suo mondo attraverso i suoi sogni.

Allestita in una delle strutture museali più suggestive d’Italia – nelle splendide Sale della Caccia di Palazzo Pomarici – la mostra si è composta dalle pagine di un diario onirico; una raccolta “notturna” che il regista emiliano realizza su suggerimento dello psicanalista junghiano Ernest Bernhard, suo terapista con cui è stato in analisi dal 1960 al 1965. Disegnare ogni mattina quanto sognato durante la notte: un metodo per esorcizzare paure, sublimare timori e desideri e per rendere concreto e decisamente più reale quanto vissuto nei sogni. Metodologia spesso adottata dalla psicologia classica per indagare l’inconscio come cartina tornasole dei comportamenti e degli atteggiamenti che animano la quotidianità dell’uomo e quindi strumento utile per risolvere quanto è problematico.

La mostra è stata pensata per celebrare il sodalizio tra Federico Fellini e Nino Rota, in occasione del cinquantenario della fondazione del Conservatorio “E. Duni” di Matera, di cui Rota fu il primo direttore. Indipendentemente dalle motivazioni che hanno spinto a realizzare questo progetto culturale ciò che si evince, nel visitare la mostra, è l’insospettabile capacità grafica di Fellini il quale, oltre a essere maestro della macchina da presa, si presenta al pubblico dell’arte con un linguaggio visivo immediato, diretto, intenso e a volte caricaturale. La proposta espositiva racconta lo sterminato universo immaginativo del regista riminese con una selezione di circa 400 disegni composti nell’arco di 22 anni.

I disegni, gran parte realizzati con pennarelli, pastelli e penna a sfera, hanno un tratto tagliente, incisivo; una dimestichezza narrativa che traspare dalla riconoscibilità di alcuni personaggi da lui rappresentati; gli stessi che hanno costellato la sua produzione cinematografica: Anita Ekberg, Sophia Loren, Marcello Mastroianni e Sandra Milo e tutto lo star system legato a Cinecittà e all’entourage culturale romano. L’uso di colori acidi e innaturali e il corredo letterario di Fellini, caratteristiche che accompagnano l’intero diario onirico del regista, sono il dato evidente che quanto è stato rappresentato proveniva direttamente dal mondo dei sogni di Fellini. Questo mondo dei sogni rivela tormenti e inquietudini che, se da un lato contrastavano con quel mondo della dolce vita, dall’altro ci immergono, oggi, in quella stessa dimensione malinconica rintracciabile in alcuni suoi film come “Amarcord” e “8 ½”.

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