FIAC: arte o moda?

kapoor

La moda è arte o l’arte è di moda? L’interrogativo che impegna critici, sociologi ed esteti, non troverà forse mai una risposta soddisfacente, ma alcuni eventi di interesse globale potrebbero aiutare a darne una chiave di lettura. È il caso della 39° edizione della Fiac, la fiera internazionale d’arte contemporanea di Parigi, che ha animato i vasti spazi del Grand Palais dal 18 al 21 ottobre, sotto la direzione di Jennifer Flay.

Punto di incontro per le gallerie d’arte di tutto il mondo e per i collezionisti più ambiziosi, la fiera parigina è diventata anche catalizzatore di tendenze, luogo di scambio di idee e impressioni, che vanno ben oltre il limite dell’arte, toccando le note dello stile e del costume. Del resto è noto che l’arte contemporanea vive di contaminazioni, così come la moda subisce gli influssi della contemporaneità. Ecco dunque che un quadro diventa un oggetto di culto, forse al pari di una borsa griffata e talvolta possedere un’opera di Jeff Wall è come avere un accessorio di Balenciaga. Questo per lo meno è quello che si percepisce camminando tra gli stand della fiera, dove chi ammira la fotografia retro illuminata di Wall, molto spesso indossa un capo griffato dello stilista del momento, capelli eccentrici o gilet di pelo dai colori fluo, perché la sensibilità estetica non ha forse limiti e l’amante dell’arte, sia esso un collezionista o un semplice frequentatore di salotti, la declina in tutte le sue forme.

L’evento è di per sé glamour, perché richiama gli esponenti dei ranghi più alti della società francese, rappresentati in qualche modo dalla presenza del Ministro per la Cultura e la Comunicazione, la bella e charmante Aurélie Filippetti, che nel suo tubino nero e con ai piedi delle Roger Vivier, si aggira tra i padiglioni, seguita da fotografi quasi come una diva del cinema. Tutto dunque diventa chic e sorseggiare bollicine tra lo stand di Gagosian Gallery e Perrotin sembra prassi d’obbligo per essere inglobati nel bizzarro mondo dell’arte. Verrebbe da chiedersi dunque cosa vada di moda, non tanto tra i look degli avventori, quanto negli interessi di quest’ultimi verso le opere d’arte. Ammirando gli stand delle 182 gallerie e gli sguardi interessati degli addetti ai lavori ma anche dei profani, la fotografia e le installazioni hanno la meglio tra i cultori. Tra quest’ultime i neon prevalgono su tutto, lanciando messaggi più o meno espliciti, come l’opera di Pierre Huyghe, che dice di non possedere Biancaneve (“I do not own white snow”, 2006), esposta alla galleria Anna Schwartz o il “Sic Transit Gloria Mundi” di Mircea Cantor, realizzato dall’artista in loco per la galleria Yvon Lambert di New York.

Non mancano però i grandi classici delle storiche gallerie d’arte moderna, che attirano l’attenzione dei più fedeli e colorati amanti della pop art. Così da Van de Weghe dà bella mostra di sé il dipinto della sedia elettrica verde acido di Andy Warhol o il nudo di donna di Pablo Picasso. Tra novità e pezzi già visti, la Fiac 2012 si distingue soprattutto per il livello qualitativo di artisti ed espositori e per l’accurata sensibilità nella scelta e nell’organizzazione delle opere, confermando quelle impressioni generali sulla sua superiorità rispetto a Frieze. Poi d’improvviso, quando i giochi sembrano fatti, compare sulla scena una donna completamente nuda, vestita solo di un’armatura medievale, sulla quale il pubblico può accendere lunghe candele bianche. Quando si dice l’arte partecipativa. Tutto così fa tendenza e diventa attrazione anche per chi l’arte in fondo non la conosce, ma ne è attratto, perché forse essere alla moda è anche questo.

Enrico Matzeu

Anish Kapoor, Copper. FIAC 2012. Barbara Gladstone Gallery

Rirkrit Tiravanija, Mots de ghetto. FIAC 2012. Galerie Chantal Croussel

Paul McCarthy’s, Static (Brown). FIAC 2012. Hauser & Wirth Gallery.

Pierre Huyghe, I do not own snow white, FIAC 2012. Marian Goodman Gallery.

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