FLUXBOOKS. From the Sixties to the Future

Ritratto di L.Bonotto_Reggio Emilia, 2012_sullo sfondo opera di Giuseppe Chiari

In occasione della mostra FLUXBOOKS. From the Sixties to the Future. Artists’ books from the Luigi Bonotto’s Collection, presso la Galleria di Piazza San Marco e il Palazzetto Tito di Venezia fino al 26 Aprile 2015, Juliet Art Magazine desidera riproporre l’intervista realizzata a Luigi Bonotto nell’agosto 2013 in occasione del lancio della fondazione. Contributo di Francesca Agostinelli.Questa è l’ultima, ma solo in ordine di tempo. E’ la neo-fondazione Bonotto, che dal giugno 2013 opera nel Nord est italiano muovendo dalla definizione d’impresa per diventare progetto artistico attivo, sensibile alla ricerca contemporanea nella sua parte creativa quanto di definizione storica. Ne parliamo con Luigi Bonotto, l’imprenditore collezionista che ha introdotto in fabbrica le opere d’arte in un rapporto arte-produzione-vita che ha toccato i centri vitali di una contemporaneità che si è tradotta in successo culturale ma anche in successo d’impresa.

Presidente Bonotto, Lei muove dall’industria tessile in un territorio, quello vicentino, dove succedono cose incredibili. Capita ad esempio di incontrare nella stessa via a Molvena, cittadina di 2mila e 300 anime, tre aziende Lieder mondiali nel settore dell’abbigliamento come Diesel Dainese e Bonotto appunto. C’è già nell’aria una densità altissima dunque di ricerca, qualità, sperimentazione e capacità di fare…
Certo, produciamo tessuti per le maggiori griffe del lusso, e ci addentriamo con innovazione nel mondo produttivo, ma innovazione è per noi utilizzare telai degli anni Cinquanta, recuperare dalla memoria del territorio e dai saperi della gente vecchie figure professionali scomparse da decenni. Per noi innovazione è introdurre l’arte all’interno della fabbrica.

Ma veniamo al dimensionamento della Fondazione e partiamo dal dimensionamento umano dell’istituzione che Lei presiede. Quanti dipendenti avete, quanti collaboratori a progetto consulenti, volontari? E andiamo quindi alla costruzione economica…
Piano piano. Noi non siamo per i dimensionamenti. Anche nella nostra attività produttiva abbiamo introdotto la “fabbrica lenta”, cioè una destrutturazione dei concetti usuali di produzione. Tutti. Per comprendere la nostra filosofia è necessario istituire altri percorsi. Si tratta di pensare a una rivoluzione fondata sull’arte che conduciamo su tutti gli aspetti del vivere, anche quello produttivo, anche quello legato alla Fondazione. Ho concentrato la mia vita e la mia attività d’imprenditore tessile sulla creatività, pensando che proprio la creatività possa realizzare una rivoluzione nella vita di tutti i giorni, favorendo rapporti umani e lavorativi diversi e offrendo reali speranze per il futuro.
E non credo di aver sbagliato. 

Ritratto di L.Bonotto_Reggio Emilia, 2012_sullo sfondo opera di Giuseppe Chiari

Ritratto di L.Bonotto, Reggio Emilia, 2012. Sullo sfondo opera di Giuseppe Chiari

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Yoko Ono e Luigi Bonotto_10 giugno 2013_Iuav VE_lancio Fondazione Bonotto

Yoko Ono e Luigi Bonotto, 10 giugno 2013, Iuav VE lancio Fondazione Bonotto

Niente ridimensionamenti allora e parliamo della vostra storia e del vostro progetto. Anche se la Fondazione è giovanissima, muovete da lontano, dal collezionismo. Dalla Sua sensibilità è nato un archivio di rilevanza primaria a livello europeo per lo studio e la promozione di alcuni dei movimenti ora storici ma collezionati in tempo reale dagli anni Settanta.
Oggi ho settantadue anni e nella mia vita ho scelto di frequentare gli artisti legati al movimento Fluxus, alla Poesia concreta, visuale e sonora. Amo questi artisti per il loro lavoro e per una visione diversa e innovativa nell’affrontare la quotidianità. E’ una dimensione che ho assimilato e che talvolta, o per meglio dire spesso, ha influenzato le mie iniziative imprenditoriali. Con loro ho progettato nuovi lavori, incontri, viaggi, pubblicazioni e mostre. Così è nata la Collezione Bonotto che raccoglie documenti e opere e si sviluppa di giorno in giorno.

Quale la filosofia che vi guida ora come Fondazione Bonotto?
Se io dirigo la Fondazione, mio figlio Giovanni ne è il direttore artistico e con Lorenzo ne conduce la mission. Io ho fornito l’impianto, loro costituiscono l’aggiornamento che sarà continuo e importantissimo per la fondazione. Tutti comunque convergiamo nell’idea che la Fondazione debba mirare a promuovere e sviluppare a livello internazionale un nuovo ragionamento tra arte, impresa e cultura contemporanea. Sono questi i tre assi portanti su cui si è sviluppata l’attività e il successo anche imprenditoriale che caratterizza non solo la storia della ditta Bonotto, ma anche la vita della mia famiglia.



Come siete pervenuti all’idea di una Fondazione, intendo dire, come mai avete individuato in questo tipo d’istituzione la possibilità di perseguire la vostra missione?
Ci sembra che la fondazione sia per sua natura la configurazione giuridica di maggior garanzia per la complessità che prevediamo nella nostra attività. E’ il “sistema” economicamente più interessante e non intendo solo dal punto di vista monetario. Mi sembra che il tipo di relazioni che favorisce sia il più idoneo ad attività articolate come quelle che noi intendiamo condurre. Quando poi si gira il mondo se parlo di archivio c’è un certo interesse. Ma se parlo di Fondazione il tutto suona in modo più importante e assume maggiore credibilità.

Parla di complessità e di articolazione. Quali allora gli obiettivi?
Innanzitutto promuovere attività e opere intellettuali e artistiche contemporanee, commissionando installazioni di artisti e programmi per curatori. Vogliamo poi organizzare mostre, seminari, cicli di cinema d’arte indipendente, workshop e convegni con giovani artisti e curatori, che di volta in volta entrino in dialogo con gli artisti e indaghino il materiale in Collezione in rapporto col mondo dell’impresa e della moda. Intendiamo sostenere studi relativi alla storia e alla critica d’arte contemporanea, con master di arte contemporanea e tecniche artistiche, partnership con università, programmi di residenza per giovani artisti e curatori che possano mantenere vivo il rapporto imprenditore-artista che ha contraddistinto il mio personale legame con gli artisti Fluxus e della Poesia Sperimentale.
Guardiamo poi alla editoria e ci proponiamo di curare la pubblicazione di riviste, libri, materiale online e offline, libri d’artista, tirature ed edizioni speciali.

E in relazione all’impresa?
L’impresa è sempre presente e costituisce parte viva nel progetto. Obiettivo della Fondazione infatti è sviluppare il rapporto tra mondo della produzione artigianale e industriale e il sistema dell’arte. Entrambi devono essere alimentati dalla stessa creatività, come entrambi furono centrali già nella vita del fondatore della nostra ditta, Luigi Bonotto, il nonno di cui porto il nome.

Si parla di una sede prestigiosa.
Lo spazio individuato ad accogliere la sede della Fondazione Bonotto e che diverrà un “Centro Culturale Multifunzionale” è lo storico fabbricato industriale “Ex Macello” di Bassano del Grappa.

Un recupero dunque legato all’archeologia industriale per un progetto di arte contemporanea.
Certamente. Il territorio è parte attiva del nostro percorso.

Francesca Agostinelli

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