Fortuny e Wagner. Il wagnerismo nelle arti visive in Italia

Mariano-Fortuny-y-Madrazo-Ciclo-wagneriano-Parsifal-Le-Fanciulle-fiore-1896

Il bicentenario della nascita di Wagner (1813-1883) è occasione di memoria, omaggio e unione tra le Arti; a Venezia che è stata isola d’intense suggestioni, il gotico Palazzo Pesaro-Orfei, atelier dell’eclettico artista e scenografo Mariano Fortuny (1871-1949), ospita una mostra dedicata a queste due figure, e alle affinità che legano le visioni e gli immaginari del presente moderno. Al centro dell’interesse, il wagnerismo, moda culturale, musicale, artistica, letteraria, e di gusto estetico, affermatasi tra ‘800, ‘900, e oltre.

Mariano Fortuny y Madrazo, Ciclo wagneriano (Parsifal), Le Fanciulle fiore, 1896
 

Il firmamento di Wagner si compone come espressione del dramma musicale: poemi evocativi diretti dal ritmo, melodia, variazione, intervalli e armonie, e dalla combinazione di linee e toni, secondo la cifra del leitmotiv. L’immaginario visuale celebra le glorie e le gesta di valchirie, nibelunghi, fanciulle-fiore, Parsifal, Sigfridi e Tristani, instaurando un considerevole ascendente sulle impressioni di artisti contemporanei, a lungo decantate come Gesamtkunstwerk – Opera d’arte totale, dal 1849 in Italia e in Europa.
La scintilla di Fortuny, autore del Ciclo wagneriano, comprensivo di 46 dipinti e incisioni e interprete di mirabili scenografie, prende atto dall’osservazione della luce, che si affida alle potenzialità illustrative della pittura e a dispositivi illuminotecnici di cui è innovatore – come il modello per il Teatro di Bayreuth emblema di come l’irradiarsi della luce scenica sia elemento rilevante della trasposizione visiva dell’arte musicale. Se la platea, il boccascena e il sipario, sono studio della decorazione, la scena riflette gli effetti del complesso apparato che modula intensità e cromia delle tonalità luministiche – opera di recente restauro, come il Teatro delle Feste e l’Album Progetti Teatro, a cura di Venice International Foundation, che sostiene Missione Fortuny.

Allestimento Fortuny – primo piano Nobile del Museo, Museo Fortuny
 

Con lineare continuità storica, Fortuny si rapporta all’epica nordica attraverso l’opera grafica che riflette il segno, i virtuosismi e l’immediatezza dell’azione: acqueforti, disegni e incisioni, sono studio di soggetto e paesaggio del dramma, come Oro del Reno, in L’anello del Nibelungo.
Per meglio conoscere questi protagonisti, ritratti, stampe, e cartoline restituiscono la complessità della figura di Wagner, e mostrano come l’immaginario mitico sia tema ricorrente per il simbolismo e autori quali Lionello Balestrieri, Giuseppe Palanti, Cesare Viazzi, Eugenio Prati, Gaetano Previati, Alberto Martini, Adolfo Wildt. Un continuum di raffigurazioni in armonia con brani trascritti,  interpretati ed eseguiti, del repertorio wagneriano.

Bill Viola, Isolde’s Ascension. The shape of Light in the space after death. Performer Sarah  Steben, 2005, 10.30 min. Edition of twelve with one artist’s proof. Foto Kira Perov. 
 

Nel contemporaneo, l’inventario immaginativo prosegue in perpetue suggestioni. Il contrappunto di Joan Brossa riflette l’intervallo temporale e amplia la riflessione visiva e verbale, come Poema Visual, 1982; dello stesso elogio del doppio tratta Antoni Tàpies con enfasi febbrile; entrambi pensano l’omaggio al dramma di Wagneriana, componimento illustrato di edizione limitata. La cifra romantica è l’essenza del segno che distingue l’opera xilografica di Anselm Kiefer, e che introduce alle profondità delle arti interpretate dalla dimensione immersiva di Bill Viola: Isolde’s Ascension, 2005 sembra evocare l’intensità dell’attesa, abisso e splendore.
Le impressioni di Mirco Marchelli (1963) introducono una voce ultima, attraversando musica, pittura e poesia: un’opera minimale di giustapposizione che crea ritmo e motivi a completare la raffinata tessitura espositiva, tesa fino a Nuvole basse, installazione musicale per fiati.
Il Museo ospita le assonanze e le variazioni tra le arti, ed è occasione unica di ammirare lo studio privato, la camera dipinta, di Mariano Fortuny, che rivela il centro della poetica, gli influssi e le evocazioni dell’artista a imitazione della natura, come il ciclo pittorico de I Quattro Elementi. 

Lionello Balestrieri, Richard Wagner (1813-1883), composant L’Anneau du Nibelung sd. Cartolina edita da Parigi da Lapina Collezione Privata
 

Immaginari al crepuscolo
Fortuny e Wagner. Il wagnerismo nelle arti visive in Italia
Omaggio  – Mirco Marchelli
Scena Muta per Nuvole Basse
8 dicembre 2012 – 8 aprile 2013
A cura di Paolo Bolpagni ed Elena Povellato, allestimento di Daniela Ferretti

 

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è interessata agli aspetti Visivi, Verbali e Testuali che intercorrono nelle Arti Moderne Contemporanee. Da studi storico-artistici presso l’Università Cà Foscari, Venezia, si è specializzata nella didattica e pratica curatoriale, presso lo IED, Roma, e Christie’s Londra. L’ambito della sua attività di ricerca si concentra sul tema della Luce dagli anni ’50 alle manifestazioni emergenti, considerando ontologicamente aspetti artistici, fenomenologici e d’innovazione visuale.

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