Fotografi con l’anima di un architetto

Centre d'art contemporain de Chateauvert (Var, Francia), esterno con scultura

La crisi del museo è uno degli argomenti al centro del dibattito artistico contemporaneo. Dibattito che ha permesso senza dubbio l’espansione dei confini dell’idea di arte, ma che di certo non ha determinato la sparizione del museo stesso. Il Centro d’Arte Contemporanea di Chateauvert ha attirato per questa e altre ragioni la mia attenzione. Un museo d’arte contemporanea, totalmente delocalizzato rispetto alla città, alle sue relazioni culturali ed economiche. Un piccolo museo che presenta connessioni e riflessioni per immagini, ruolo privilegiato della critica e della curatela per l’arte contemporanea, valorizzando allo stesso tempo, la collezione di opere della regione in cui si trova.

Méditerranée & Architecture propone un gruppo di artisti, tutti fotografi eccetto uno (Jeremy Liron), ciascuno portatore di una specifica teoria sull’arte, sull’architettura, sull’uomo. Un affascinante percorso che prende l’architettura, la manipola, la disintegra, la ricompone artificialmente. Creatore e abitante dell’architettura, l’uomo non ha bisogno di essere presente in scena, e se vi viene fatto comparire, ne è inconsapevole comparsa. Così Massimo Vitali e Stéphane Couturier c’immergono nelle trasformazioni dell’ambiente naturale e urbano, dove, comune ai due artisti, è l’accento posto sull’elevatissimo indice di densità umana. La scientificità nitida delle loro opere, l’apparente unicità dell’intenzione documentaristica, viene contraddetta dall’utilizzo di espedienti di falsificazione dell’immagine fotografica. Vitali utilizza enormi piedistalli alti sette metri e posizionati nell’acqua del mare: un’inquadratura larga per denunciare lo scempio architettonico delle iper popolate spiagge del Sud della Francia. Couturier enfatizza la frontalità della fotografia, tipica del suo vocabolario artistico, costruendo l’immagine in digitale, come addizione di frammenti, di riprese parziali, che in sintesi riescono a donare una realtà ancora più evidente. L’altissima concentrazione informativa dell’immagine viene ulteriormente accentuata dal nesso con la ciclicità e la circolarità del video (unica installazione della mostra), che permette la ricostruzione parallela dell’atlante architettonico e umano dell’enorme complesso del Climat de France ad Algeri (Fernard Pouillon 1954-1957) in cui oggi abitano, in condizioni di vita estreme, cinquantamila persone.

L’immagine proposta da Vitali e Couturier, allora, si situa all’incrocio di più livelli di lettura: documentaria, plastica, urbanistica e sociologica. E i livelli di sperimentazione e significazione si moltiplicano nelle opere di Günther Förg, Philippe de Gobert e Gabriele Basilico, per cui sembra prendere spazio una ricerca ancora più ostinata verso la forma e il concetto. Se il fotografo italiano racconta l’identità delle città (qui in mostra Barcellona e Palermo) attraverso la relazione fra il processo di stratificazione architettonica e l’adattamento della vita umana nell’era postindustriale, altrettanto evidente nei grandi bianco e nero è la costruzione, spesso per antitesi, della luce e delle forme. Processo di costruzione che con Günther Förg e Philippe de Gobert raggiunge limiti estremi, destabilizzando contemporaneamente il concetto di architettura e quello di fotografia.

 

Il tedesco Förg riprende la ricerca astratta sull’architettura tipica di fotografi come Lucien Hervè (presente in mostra), per distorcerla. L’inquadratura obliqua, la sottoesposizione, l’estetica delle linee, sembrano essere state dipinte: la macchina fotografica diventa strumento di falsificazione della visione reale. Gioca ancora con la percezione De Gobert, con i suoi interni prospettici pervasi da una luce da quadro fiammingo. L’artista si serve di una visione iperrealista nella ripresa fotografica delle sue stanze, dove, a ben guardare, proporzioni e dimensioni non tornano. Il soggetto è infatti rappresentato da modellini costruiti ad hoc da De Gobert, da riproduzioni architettoniche dell’impossibile. In conclusione, la mostra Méditerranée & Architecture è stata un’affascinante sorpresa estremamente pensata e contemporanea nel cuore della natura della Provenza. Avrei speso soltanto un minuto di più nel trovare un titolo meno generalista e più coerente con le ricerche di questi meravigliosi “fotografi con l’anima di un architetto”.

Méditerranée & Architecture. Centre d’art contemporaine de Chateauvert.
Chemin de la Réparade. Chateauvert, Francia, département du Var.
Mostra aperta dal mercoledì alla domenica, dalle 14.00 alle 18.00.
Entrata gratuita.
www.facebook.com/cac.chateauvert
https://twitter.com/cac_chateauvert

Centre d'art contemporain de Chateauvert (Var, Francia), esterno con scultura

Centre d’art contemporain de Chateauvert (Var, Francia), esterno con scultura

CAC Chateauvert, MÇditerranÇe & Architecture, vernissage, opere di Massimo Vitali

CAC Chateauvert, MÇditerranÇe & Architecture, vernissage, opere di Massimo Vitali

Philippe-De-Gobert,-Atelier-7-6127,-176X140,-1996

Philippe De Gobert, Atelier 7 6127, 1996

Philippe De Gobert, Atelier 12-6534, 176X140, 2000

Philippe De Gobert, Atelier 12-6534, 176X140, 2000

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Rossella Iorio

Fondatrice e attrice dal 2002 del collettivo Teatri OFFesi di Pescara. Dal 2007 a Roma inizia l’esperienza della tournée di "The Brig" del Living Theatre, che ha portato a una collaborazione biennale con lo storico collettivo, fatta di laboratori e spettacoli presso la sede del teatro a New York e culminata con un viaggio in Palestina e Israele. La formazione nel teatro sociale e politico si è sempre mescolata a quella di storica dell’arte e curatrice. Dal 2015 vive in Francia.

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