Fotografia e Femminismo negli Anni Settanta

Raffaella Perna, Arte, fotografia e femminismo, cover, courtesy postmedia books

Postmedia Books propone l’indagine di Raffaella Perna sull’arte negli anni del Femminismo: in equilibrio tra problematicità concettuale e componente figurativa della fotografia.

Raffaella Perna, Arte, fotografia e femminismo, cover, courtesy postmedia books

Raffaella Perna, Arte, fotografia e femminismo, cover, courtesy postmedia books
 

Nonostante si leghi a una pluralità di prospettive eterogenee, il femminismo, se analizzato nel suo complesso, può essere considerato come la sfida più radicale alla cultura patriarcale della società capitalistica. Correndo il rischio di formulare insidiose interpretazioni categoriche astoriche, il discorso femminista correlato a un’arte di genere si è cimentato sulla possibilità di rintracciare le specificità di una pratica estetica “al femminile”. Quando capace di uno sguardo fortemente autocritico, queste teorie, oltre a immaginare canoni alternativi per una riscrittura della storia dell’arte, si sono rivolte al proprio interno per mettere in discussione modelli interpretativi e per smascherare e decostruire le proprie complicità con ideologie tradizionali o conservatrici.

Cloti Ricciardi, Alfabeta, edizione Cooperativa Prove 10, 1975
Cloti Ricciardi, Alfabeta, edizione Cooperativa Prove 10, 1975
 

Il saggio Arte, fotografia e femminismo in Italia negli anni Settanta di Raffaella Perna, recentemente pubblicato da Postmedia Books, indaga il campo di sperimentazione legato all’esplicitazione di contraddizioni archetipiche o attuali in equilibrio tra asetticità e tautologia di alcune operazioni concettuali a componente rappresentativa e figurativa della fotografia. In questo senso, l’autrice introduce la propria trattazione attraverso il riferimento a tre importanti esperienze espositive curate da Romana Loda: Coazione a Ripetere (1974) e Magma (1975) in più edizioni, Altra Misura a Falconara (Ancona) nel 1976. Queste esposizioni seminali vantavano, tra le artiste in mostra, le presenze di Marina Abramovic, Lygia Clark, Hanne Darboven, Valie Export, Rebecca Horn, Suzy Lake, Annette Messager, Gina Pane, Ulrike Rosenbach, Katharina Sieverding, Natalia LL…. Alle nordamericane Suzanne Santoro e Stephanie Oursler e all’argentina Verita Monselles, residenti e operanti in Italia e coinvolte negli stessi progetti, sono dedicati, anche all’interno del volume, un’approfondita attenzione critica e una mirata scelta iconografica. Per la curatrice Romana Loda, il rapporto di contiguità proprio della fotografia viene concepito come una modalità di trasgressione nei confronti di modelli artistici ripiegati edonisticamente su se stessi: caratteristiche portanti di una ricerca nei confronti di contesti politici in seguito alla presa di coscienza delle differenze sociali.

Tomaso Binga, Alfabetiere murale (particolare), 1976

Tomaso Binga, Alfabetiere murale (particolare), 1976
 

A partire da queste premesse, il saggio si avventura in una ridefinizione e attualizzazione degli alfabeti della differenza variamente declinati da Bianca Menna (alias Tomaso Binga), Anna Oberto e Cloti Ricciardi; delle contaminazioni mass-mediatiche e pubblicitarie di Lucia Marcucci, Mirella Bentivoglio e Ketty La Rocca; delle installazioni di Carla Accardi e delle esplorazioni filmico-percettive di Iole de Freitas; delle operazioni seriali di Marcella Campagnano e Paola Mattioli. I Mythes et Clichés di Nicole Gravier, nell’appropriazione dei codici linguistici del fotoromanzo, sono riletti secondo le peculiarità postmoderniste ed estranianti. Il corpo frammentato di Francesca Woodman è auto-ritratto sul punto di essere assorbito dall’ambiente domestico in rovina, assumendo la stessa pigmentazione dell’intonaco (nelle immagini realizzate a Roma tra il 1977 e il 1978). Il volume si chiude simbolicamente sul voyeurismo della Spia Ottica di Giosetta Fioroni, installazione realizzata alla Galleria La Tartaruga di Roma nel maggio 1968. Due scatti di quell’anno sorprendono due ospiti d’eccezione, Ennio Flaiano e Kiki Brandolini d’Adda, a  fissare il dispositivo ottico che offre al pubblico la visione privata di una donna in camera da letto!

Arte, fotografia e femminismo in Italia negli anni Settanta
Raffaella Perna
postmedia books – 2013
112 pp. 79 illustrazioni
isbn 9788874901081 – euro 16,90
http://www.postmediabooks.it

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Ivan Fassio (Asti, 1979), scrittore, performer, critico d'arte, curatore, organizzatore di manifestazioni letterarie. Il suo primo libro, "Fuori fuoco", è stato pubblicato per le Edizioni Smasher con una prefazione di Ezio Gribaudo. Ha ideato, insieme al compositore Diego Razza, la performance d'interazione poeticomusicale "Mystic Gallery Show". Cura, insieme a Fabrizio Bonci, la rassegna multidisciplinare "Oblom Poesia".

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