Frammenti Orfici. Segno inciso di Luigi Boille

Asiatico,2009,oliosutela,100x100cm

Frammenti orfici è il titolo dell’opera di Luigi Boille presentata il 20 marzo al Centro congressi Cavour di Roma. È la seconda consegna annua di un’incisione al Club 365 della Galleria Arte e Pensieri. Il Club si pone lo scopo di divulgare le opere grafiche d’autore attraverso la donazione di tre stampe ai soci ogni anno, i quali a loro volta aderiscono all’iniziativa versando la somma simbolica di un euro al giorno. Il progetto è promosso dalla Galleria stessa e dall’Associazione culturale “I Diagonali”, fondata nel 2001 dagli artisti Bruno Aller, Aldo Bertolini e Marisa Facchinetti.

Asiatico,2009,oliosutela,100x100cm

Luigi Boille, Asiatico, 2009.
 

Il nome Frammenti orfici s’ispira a un componimento poetico di Bruno Aller. L’incisione è costituita da due matrici distinte di uguali dimensioni poste l’una accanto all’altra al momento della stampa. Il risultato è una singola opera grafica che pone l’accento in un caso sul testo poetico e nell’altro sui segni dell’artista. Le parole di Bruno Aller seguono sulla superficie la stessa disposizione scelta da Luigi Boille per la sua composizione: il codice alfabetico, infatti, ricalca il linguaggio segnico.

Ipercomplesso,1966,oliosutela,200x160cm

Luigi Boille, Ipercomplesso, 1966
 

Per l’occasione l’opera è presentata inizialmente da Alessandro Fornaci (esecutore delle incisioni alla maniera dello zucchero, acquatinta, ceramolle e puntasecca presso la Stamperia del Tevere e con la collaborazione del Philobiblon Lab), che muove un interessante spunto di riflessione sulla pratica della stampa d’autore e sul suo valore artistico in relazione alla sua diffusione. Infine lo studioso Stefano Gallo ripercorre sinteticamente i momenti più significativi della carriera dell’artista: dagli esordi informali parigini degli anni ’50, quando l’elemento materico, ancora molto forte, è talvolta lavorato con il fuoco, fino alla scelta quasi immediata dello studio del segno già dagli anni Sessanta. Un segno che muta nel tempo: da un’iniziale moltiplicazione esponenziale che restituisce un ritmo serrato (definito da Michel Tapié nel 1960 come “iper-barocco”, da Cesare Vivaldi come un “continuum segnico” e da G. C. Argan come “labirintico alambicco”) fino alle composizioni più essenziali degli ultimi anni, che evidenziano un segno assoluto su di un fondo cromatico sempre più presente nella struttura del quadro.
L’attività grafica di Luigi Boille, seppure minore rispetto a quella pittorica, è costante nell’indagine dell’artista. Alcuni esempi sono: le sette litografie introdotte da Michel Tapié dal titolo Omaggio a Ezra Pound del 1971; Energia, un lavoro di cinque serigrafie presentate nel 1982 da Filiberto Menna; le produzioni più recenti come Poche sillabe, contente tre acquetinte presentate nel 2006 da Daniela Fonti.

FrammentiOrfici,2014,incisione,48x33cm

Luigi Boille, FrammentiOrfici, 2014.
 

Non è un caso che Frammenti orfici sia il confronto di un linguaggio letterario con quello segnico, perché, come afferma G. C. Argan già nel 1967, “c’è ancora, nella sua pittura un interesse calligrafico. È proprio attraverso la scrittura allora che si possono osservare i segni di Luigi Boille, i quali ricordano la “formula di quattordici parole” descritta da Jorge Luis Borges nel racconto “La scrittura del Dio”. Tzinacàn, prigioniero in una cella insieme a una tigre, riesce faticosamente a decifrare il manto del felino: “dedicai lunghi anni a imparare l’ordine e la configurazione delle macchie. Ogni cieca giornata mi concedeva un istante di luce, e così potei fissare nella mia mente le nere forme che macchiavano il pelame giallo. Alcune racchiudevano punti; altre formavano linee trasversali nella parte interna delle zampe; altre a disegno anulare, si ripetevano. Forse erano uno stesso suono o una stessa parola. Molte avevano orli rossi”. Così come Tzinacàn sceglie di non pronunciare quelle “quaranta sillabe”, allo stesso modo ci si avvicina ai segni di Luigi Boille: non attraverso la lettura, ma con l’osservazione della sua scrittura.

Giulia Tanferna

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