France – Italie. Peintres d’Aujourd’hui

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Torino – Riproponendo un’esperienza che, iniziata nel 1951 e ripetuta per sette edizioni, si poneva come concorrente della stessa Biennale di Venezia e come trait d’union di esperienze artistiche confinanti, i curatori innestano una serie di opere della nuova generazione a contrappunto di artisti già presenti negli allestimenti degli Anni Cinquanta.

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Giacomo Soffiantino, Senza Titolo, 2010, courtesy Verso l’Arte
 

Trasformando l’oggetto d’arte in un diffusore di stimoli non avremo più un fatto, ma un atto estetico; non più un’esperienza sollecitata dall’opera d’arte, ma un’attività concettuale. Non si comunicherà più un messaggio, non s’impartirà una lezione, non si trasmetterà un valore etico. Il soggetto sarà portato ad affinare un’attitudine spirituale che gli permetterà di percepire la realtà con una più lucida coscienza. Chi compirà l’atto estetico sarà sempre e soltanto il fruitore: l’artista rappresenterà colui che potrà predisporre apparati emittenti d’impulsi. La sua figura coinciderà con il ruolo di una guida.
Alcune delle ricerche visive presentate alla mostra France – Italie. Peintres d’Aujourd’hui presso  il Palazzo della Promotrice delle Belle Arti di Torino muovono dalla convinzione che il fatto estetico non possa esistere in sé, come valore stabilmente connesso con determinati “oggetti d’arte”, ma cominci a prendere vita con l’immagine che si forma nel soggetto ricevente, passando attraverso la percezione di certi stimoli visivi.

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Francesco Casorati, Nave e uccello tutto su carta, olio su tela, 2012, courtesy Verso l’Arte
 

Da queste premesse, l’esibizione curata da Giovanna Barbero e Frédérique Malaval ripercorre un viaggio che dall’astrattismo informale si è spostato, nel corso del Novecento, all’arte programmata, al cinetismo, passando attraverso influenze pop, riscoperta di matrici materiche e inevitabili tappe di rivalutazione del figurativismo e della narrazione naturalistica. Riproponendo un’esperienza che, iniziata nel 1951 e ripetuta per sole sette edizioni, si poneva come concorrente della stessa Biennale di Venezia e come trait d’union di esperienze artistiche confinanti, i due curatori innestano una serie di opere della nuova generazione a contrappunto di artisti già presenti negli allestimenti degli Anni Cinquanta. Tra questi ultimi, accanto ai recentemente scomparsi Gino Marotta, Marc Antoine Louttre e Francesco Casorati, ancora artisticamente attivi al momento dell’invito, occorre citare Jean Cortot, Riccardo Licata, Louis Nallard, Piero Raspi e Giacomo Soffiantino.

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Gino Marotta, Reminiscenze, metalcrilato e luce artificiale colorata, 2010, courtesy Verso l’Arte
 

Alberto Biasi, Julio Le Parc, Nicola Carrino, Horacio Garcìa Rossi, Ennio Finzi, Jorrit Tornquist e Maurizio Roasio si presentano come gli esponenti di quel momento di trapasso tra fruizione tradizionale dell’opera d’arte e produzione estetica mediante sollecitazioni dirette della facoltà percettiva. Portando a termine il processo di desacralizzazione dell’arte, questi artisti arrestano il flusso mistico e l’impeto estatico dell’astrattismo di Alberto Ghinzani, Vasco Bendini, Marco Cingolani. Suzanna Pejoska e Giorgio Celiberti traducono con trasporto materico la zona di confine tra libertà d’espressione e tessiture necessarie e imprescindibili. L’umanità velata di Mariella Crosio sembra registrare tensioni, aumenti di calore e raffreddamenti dell’anima, corporee visioni di sensazioni ritmicamente pulsanti.

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Julio Le Parc, Modulation, acrilico su tela, 1986, courtesy Verso l’Arte
 

Pierre-Marie Corbel inscena l’incomprensibile alfabeto, incombente come l’ombra di un demiurgo sulle sorti dell’opera, che saprà rigenerare la figura, nuda, viva, rimodellata emotivamente nelle stanze del ricordo. Cendrine Rovini riscopre con forza il mistero del corpo, in un’intimità ovattata. Volontà pittoriche emergono fascinosamente dal gesto fotografico di Catherine Gfeller, in cui la città si ricompone magicamente sul filo di una trama frammentaria. L’immagine è partorita da un polo di attrazione cinetica, scaraventata con energica precisione sulle tele di Mohamed Lekleti. Gioxe De Micheli ritorna al racconto, con metafore inquiete tradotte in immagini. La semplicità della narrazione raccoglie, tuttavia, il mistero dell’esistenza: lo spettatore è chiamato a riflettere su significati allegorici, concetti sfuggenti, concatenazioni di eventi. Su opposti versanti, la comunicazione è garantita dalle ironiche contraffazioni mediatiche di Ugo Nespolo, dalle sublimazioni cromatiche di Luca Alinari, dalle frequentazioni oniriche di Verdiano Marzi e dalle deflagrazioni pulsionali di Vladimir Velickovic.

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Mariella Crosio, Spie, acrilico su tela, 2012, courtesy Verso l’Arte
 
 
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Ivan Fassio (Asti, 1979), scrittore, performer, critico d'arte, curatore, organizzatore di manifestazioni letterarie. Il suo primo libro, "Fuori fuoco", è stato pubblicato per le Edizioni Smasher con una prefazione di Ezio Gribaudo. Ha ideato, insieme al compositore Diego Razza, la performance d'interazione poeticomusicale "Mystic Gallery Show". Cura, insieme a Fabrizio Bonci, la rassegna multidisciplinare "Oblom Poesia".

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