Francesco Arena. Perimetro con quattro opere in uno spazio

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TRA, Ca’ dei Ricchi, Treviso. Un gruppo eterogeneo di giovani indossando dei bianchi guanti di cotone si avvicina a un perimetro di ferro, saldato sugli angoli a formare un quadrato. Quattro dei ragazzi afferrano la struttura, dopo aver permesso agli altri di entrarvisi al fine di prendere in mano gli oggetti. Terminata la fase preparatoria, l’intera struttura, e le opere al proprio interno, cominciano a essere trasportate congiuntamente all’interno dello spazio espositivo. In sottofondo solo il rumore di passi, compiuti in maniera lenta.

Questo è il racconto della performance realizzata in occasione dell’inaugurazione di Perimetro con quattro opere in uno spazio di Francesco Arena, con la curatela di Valerio Dehò. Come si evince dalla narrazione il protagonista dell’esposizione è lo spazio, uno spazio che esiste pur non essendo presente, se non nel solo perimetro metallico. La sua assenza visiva si esprime in qualsiasi esposizione pur permeando le opere, è infatti il luogo della creazione a permettere lo sviluppo dell’idea in un’opera, lo spazio intimo dello studio d’artista, che in questa situazione si fa spazio espositivo immaginario. Il perimetro metallico, riprendendo fedelmente le misure dello studio d’artista (5,32 x 3,95 m) di Arena, espone il processo creativo e allo stesso tempo tutela il risultato, ossia le opere.

Le quattro opere esposte presenti nello studio al momento dell’ideazione del progetto espositivo sono fedeli allo sviluppo contenutistico e formale dell’artista, ma sono frutto della casualità nella scelta. Citando le parole di Dehò: “Le opere dedicate a letterati come Keats o Joyce sono parte dell’esposizione ma è come se non si allontanino mai dal luogo della creazione, dallo studio dell’artista. In un’opera poi c’è un quotidiano in cui sono cancellate moltissime parole, lasciando in chiaro solo la frase “Preferisco di no!” (I would prefer not to) pronunciata dal protagonista di Bartleby lo scrivano, racconto pre kafkiano, scritto a metà Ottocento dallo scrittore Herman Melville.”

D’effetto, e specchio dell’attenzione che TRA ripone nella realizzazione dei propri progetti, la scelta di riproporre in catalogo la questione dello spazio. Una consistente quantità di pagine bianche propone a livello cartaceo la trasposizione dell’opera e dell’ideazione, volendo eliminare l’apparato fotografico, sostituito da alcune note che raccontano le opere, è quasi come se il catalogo s’inserisse in una fase preliminare alla realizzazione, in un sorta di blocco note.

Visitabile fino all’8 di agosto 2016, Perimetro con quattro opere in uno spazio di Francesco Arena con la curatela di Valerio Dehò, permette di compiere un doppio passaggio, dallo spazio dell’esposizione, allo spazio della realizzazione, un passaggio pubblico e privato che difficilmente può essere ritrovato nella stessa dimensione. Tutto diventa opera, compreso lo studio, e tutto non lo è mai, ciò che si vede non è il distacco dell’artista, ma l’attaccamento al lavoro, all’idea e al suo sviluppo, in un contesto estremamente intimo che, per una volta, allontana commenti dissacrati e avvicina la sfera intima di artista e fruitore.

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Francesco Arena, Perimetro con quattro opere in uno spazio, TrevisoRicercaArte, 2016, foto di Sonia Bellinaso

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Francesco Arena, Perimetro con quattro opere in uno spazio, TrevisoRicercaArte, 2016, foto di Sonia Bellinaso

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Francesco Arena, Perimetro con quattro opere in uno spazio, TrevisoRicercaArte, 2016, foto di Sonia Bellinaso

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Francesco Arena, Perimetro con quattro opere in uno spazio, TrevisoRicercaArte, 2016, foto di Sonia Bellinaso

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Francesco Arena, Perimetro con quattro opere in uno spazio, TrevisoRicercaArte, 2016, foto di Sonia Bellinaso

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