Francesco Candeloro. Pitture (danzanti)

copertina

A un anno di distanza dalla sua prima personale, Francesco Candeloro torna negli spazi della galleria Studio G7 con un progetto interamente dedicato alla pittura, in cui la vocazione architettonica dei suoi noti lavori in plexiglass si riallaccia alla sua formazione accademica ibridando materiali tradizionali con prodotti industriali non strettamente legati all’arte. La mostra Pitture (danzanti) è incentrata su un ciclo di opere sviluppate negli ultimi 10 anni che esplorano il potenziale espressivo di ampie campiture di colore, giustapposte in modo tale da esaltare l’effetto del loro reciproco contrasto. L’artista in questi lavori utilizza un vocabolario formale astratto, basato su equilibrate combinazioni ortogonali di rettangoli e blocchi cromatici primari, il cui rigore viene stemperato dalla sovrimpressione di un ulteriore livello pittorico più materico che incorpora mutevoli accenni di figurazione libera.

Ogni opera è formata dall’accostamento di più pannelli monocromi di dimensioni differenti che creano rapporti spaziali in costante dialogo con l’ambiente esterno e che calibrano l’intensità di irraggiamento di ciascuna stesura. Le superfici uniformi e lisce, che richiamano i quadrati di Malevič, le immersioni nel pigmento puro di Klein e le teorie sulla percezione del colore di Itten, attivano potenti nuclei energetici che orchestrano l’apparizione dei successivi interventi realizzati con pennellate grumose che rifiutano di amalgamarsi in campiture. L’orientamento e la disposizione di questi tocchi, singolarmente somiglianti a ciechi organismi monocellulari, sembrano dipendere da una specie di campo elettromagnetico generato dalla pittura sottostante e la loro interazione determina la comparsa di imprevedibili ectoplasmi figurativi. Le nuove forme emergono dal fondo come irregolari gonfiori lucidi e organici, scintillanti come se fossero stati iniettati di liquido a contrasto per facilitare un’indagine al microscopio, e la loro presenza collega una tavola all’altra ribadendo l’inscindibile unità dell’insieme.

Queste creature, in rapporto di complementarità cromatica e formale con le strutture modulari a cui si aggrappano, accennano una gioiosa narrazione materica costellata di avvenimenti vitali basici non ancora irreggimentati da una comprensione razionale. Se Matisse ne La Danse inscenava un armonico girotondo in cui la figura umana diventava puro pretesto compositivo e cromatico, Candeloro sembra qui invertire l’approccio concettuale dell’operazione pittorica per esprimere il movimento inarrestabile della vita e celebrare la sua capacità di rinnovarsi nell’eterno movimento. L’artista veneziano infatti fonda il suo lavoro su un consapevole utilizzo dei codici linguistici della pittura astratta, ma la dimensione prettamente mentale individuata da tali parametri di riferimento diventa nel suo lavoro una sorta di recipiente formale che accoglie il ritorno della complessità del mondo districandola nei suoi elementi costitutivi minimi. I quadri quindi, come suggeriscono i titoli sempre allusivi ad archetipi esistenziali, evocano Orme, Sogni, Angeli Ribelli, Albe e Tramonti che nascono dal misterioso coagularsi della traccia pittorica in formazioni antropomorfe. L’apparente involontarietà e incontrollabilità di queste strutture rade e fluttuanti è però compensata dalla stringente relazione cromatica e spaziale di ogni aspetto di una composizione che traduce in raffinata pittura l’indefinibile oscillazione tra emozione, pensiero e ricordo che costituisce il fondamento delle nostre più labili percezioni.

Info:

Francesco Candeloro. Pitture (danzanti)
30 settembre – 18 novembre 2017
Galleria Studio G7
via Val D’Aposa 4/a Bologna

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Francesco Candeloro, Pitture (danzanti), installation view, courtesy Studio G7

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Francesco Candeloro, Pitture (danzanti), installation view, courtesy Studio G7

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Francesco Candeloro, Sogni, 2004, olio, pigmenti e vinavil su multistrato, courtesy Studio G7

 

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Laureata in storia dell’arte al DAMS di Bologna, città dove ha continuato a vivere e lavorare, si specializza a Siena con Enrico Crispolti. Curiosa e attenta al divenire della contemporaneità, crede nel potere dell’arte di rendere più interessante la vita e ama esplorarne le ultime tendenze attraverso il dialogo con artisti, curatori e galleristi. Considera la scrittura una forma di ragionamento e analisi che ricostruisce il collegamento tra il percorso creativo dell’artista e il contesto che lo circonda.

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