Il frantoio

il frantoio

Perché non fare un salto in Toscana, a Capalbio, un delizioso paesino, arroccato su una collina, poco distante dal mare e riconoscibile dalla sua torre? A Capalbio anche gli Etruschi e i Romani hanno lasciato le loro tracce. E’ stato sotto la sovranità dei conti Aldobrandeschi, della famiglia Orsini, della Repubblica di Siena, di Carlo V, di Cosimo I dei Medici e infine dei Lorena prima di essere annesso al regno d’Italia.

La galleria d’arte Il Frantoio è stata un’idea di Philippe Daverio, che probabilmente ha per primo percepito che l’Arte era già in questo fabbricato, nei rossi degli intonaci, nei verdi degli infissi melangiati dal tempo, nella sfacciata dimensione dei volumi. Sono ormai dieci anni  che la Galleria accoglie e dialoga con gli artisti cercando di entrare in armonia con il loro lavori. E’ il caso di Giuliano Mauri, che con i suoi Nidi ancora presenti alle finestre, ha voluto raccontare lo stato di profonda armonia e pace vissuto nella sua permanenza a Capalbio.
Mentre sorseggiamo un buon bicchiere di vino al bar del Frantoio, ristrutturato deliziosamente, incontriamo Maria Concetta Monaci, Presidente dell’Associazione culturale omonima.

Qual è il ruolo principale dell’associazione?
Maria Concetta Monaci, promuovere l’arte, la cultura e l’aggregazione. Questa è, infatti, la ragione per cui lo spazio è così vasto: per accogliere diversi eventi culturali e diventare un crocevia per interessi e persone che vengono qui a Capalbio non solo per rilassarsi.
Come si è evoluta la galleria in questi dieci anni di attività?
MCM, ad essere sincera all’inizio ho navigato a vista. All’inizio abbiamo avuto l’intervento e lo start up di Philippe Daverio con il suo spirito espositivo, ma quando lui ha lasciato Capalbio mi sono dovuta guardare intorno e cercare stimoli che mi venivano dall’esterno. Per mantenere una linea coerente da cinque anni ho deciso di collaborare per l’arte contemporanea con il curatore Davide Sarchioni e per la fotografia con Marco Delogu, che ha anche organizzato in questi anni un Photo Festival.
Come è recepita l’arte a Capalbio?
MCM, Capalbio è già arte per la sua splendida posizione, un posto di mare lontano dal mare, con la sua collina e le bellezze naturali e la storia. La presenta di molti artisti, inoltre, come di critici e amanti dell’arte, che vengono qui per le vacanze, ha reso naturale la realtà di una galleria. Allo stesso tempo approcciarsi all’arte qui è diverso che in città. Parlare di arte mentre si beve del buon vino e si è in vacanza, ha un sapore diverso, indubbiamente più rilassante.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
MCM, il nostro desiderio sarebbe quello di proporre ogni anno idee sempre più interessati ma non sempre è possibile ovviamente. Il sogno è anche quello di trasferire il concetto del Frantoio, con il suo tipico sapore rilassante, anche fuori da Capalbio. Realizzare una specie di Frantoio spot, in giro per l’Italia, cercando di ricreare  e proporre la stessa atmosfera distensiva.


Philippe Daverio

Francesco Minucci, Adam-Derek-Lola, 2011. Pellicola istantanea

Il frantoio 

Patrizia Novello, Al suo silenzio il soldato di ritorno, 2011. Olio e pigmento su carta

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Giusy Lauriola è un’artista visiva che vive e lavora a Roma. Nel corso del suo percorso artistico ha indagato questioni pubbliche, come la guerra in Iraq, sottolineando temi come l'indifferenza al dolore degli altri, i bisogni indotti e il potere della pubblicità. Come strumento di lavoro utilizza la fotografia rielaborata, contaminata dalla pittura e stampata su plexiglas. Per mantenere viva la sua passione ha iniziato l'attività di giornalista come collaboratrice per Julietartmagazine e per Romasettimanale.

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