Freedom Not Genius. Damien Hirst Collection

Che cosa si nasconde dietro l’estetica dell’artista che sfida la morte con la formaldeide? La risposta è semplice, la “Murderme Collection” di Damien Hirst, una collezione allucinante e a tratti inquietante, presentata per la prima volta in Italia attraverso una mostra che raschia i confini della psiche di uno tra più grandi e controversi artisti del nostro secolo.Inaugurata il 10 novembre alla Pinacoteca Agnelli di Torino, la mostra “Freedom not Genius” mette in scena un viaggio surreale tra genio e banalità, in un percorso capace di mostrare allo spettatore luci e ombre dell’anima di un artista, che lascia il suo ruolo di “produttore d’arte” per calarsi nei panni del vero collezionista, quello drogato di curiosità e possesso, capace di farsi trasportare attraverso le opere altrui alla ricerca dell’immagine della propria estetica. Un collezionismo vario questo di Hirst, in grado di riflettere una personalità spiccatamente morbosa, unendo morte e finzione, passato e presente, orrore e poesia, in una sequenza rappresentativa senza filtri che, come le sue opere, avvolge lo spettatore in un’aurea emozionale e traumatica per l’intera visita.

Ad aprire le danze vi è infatti Stripped (Instinctual) dell’amico Michael Joo, ovvero una zebra a cui sono state “strappate” le strisce nere, preannunciando così la brutale catabasi che porta il visitatore alla scoperta della caducità dell’esistenza organica, tema predominante della mostra. La collezione si presenta come una vasta raccolta in cui confluiscono artisti e correnti espressive differenti, da Kurt Schwitters ai “Young British Artists”, tra cui spiccano le fotografie di Tracey Emin (Trying on clothes from my friends; del 1997) o il materasso in vernice blu incollato alla parete di Jim Lambie (Rock Me, Move Me; del 2003).

Per continuare con le opere dedicate ad artisti che hanno fatto la storia dell’arte del Novecento: da Francis Bacon, che attraverso la violenza pittorica di Self-Portrait del 1969 divenne l’emblema della lotta emozionale della mente umana, ad Alberto Giacometti, ed ancora da Sir Peter Blacke alla fotografia trattata di Richard Hemilton (Release – trial; del 1971). La sala successiva è invece dedicata agli artisti americani, anche qui la brutalità e la realtà dell’esistenza entrano violentemente in scena ad esempio con Five Deaths (1963) di Andy Warhol o con la sprezzante ironia delle opere di Richard Prince. Passa quasi in sordina l’opera Senza titolo (Una somma reale è una somma di gente) del 1972 di Mario Merz che con la luce dei suoi neon sembra quasi indicare la via verso il cuore vero e proprio della mostra: il “memento mori”.

Scostando la tenda oscura come quella di un cinema si accede infatti nella sala delle meraviglie dedicate al dio Thanatos, il teschio rappresentato in tutte le sue forme accoglie ed ipnotizza il visitatore che si lascia trasportare da un’opera all’altra con inquietante meraviglia. Opere di autori sconosciuti, una Nature morte au crâne et au pot del 1943 di Picasso, i sette teschi verniciati di Steven Gregory, teschi, teschi e ancora teschi evidenziano l’ossessione del collezionista stesso per la morte e non stupisce, dunque, che la sala successiva metta in risalto l’altra ossessione di Hirst, ovvero il mondo animale.  Studi anatomici, uccelli e mammiferi impagliati antichi e contemporanei si susseguono disorientando il visitatore che ormai si ritrova a metà tra l’arte contemporanea e il museo di scienze naturali.
Una collezione che sembrerebbe rasentare l’incubo se non fosse per la delicatezza dell’opera di Paul Fryer New Morning in cui la leggerezza di un uovo sospeso sul proprio nido addolcisce quel legame tra arte e realtà che definisce la poetica dell’intera mostra.

FREEDOM NOT GENIUS
10 novembre 2012-10 marzo 2013
Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, Torino
www.pinacoteca-agnelli.it

Reduced In A Circular Formation, Angus Fairhurst, 2005, teschio di plastica con buchi | Plastic skull with punched holes, 15 x 13.5 x 21.5 cm. Image credit © The Estate of Angus Fairhurst, courtesy Sadie Coles HQ, London

Stripped (Instinctual), Michael Joo, 2005, poliuretano espanso, resina epossidica, smalto, vetro e legno | Urethane foam, epoxy resin, enamel paint, hand-built, epoxy, glass, wood, 182.9 x 182.9 x 101.6 cm. Image credit Copyright at the Artist, courtesy BLAIN|SOUTHERN. Photo credit: Tom Powel Imaging. 

Release – trial, Richard Hamilton, 1971. Screenprint from one stencil and oil on paper, 71 x 104 cm. Image credit © Richard Hamilton by SIAE 2012.

 

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Noemi Eva Cotterchio, vive e lavora a Torino, laureata in Culture Moderne Comparate presso l’università degli studi di Torino, si dedica alla critica e alla “comparazione” delle arti in quanto frutto della passione umana. Attratta da ogni forma d’arte possibile, dalla pittura alle installazioni moderne, dal balletto classico alle performance di improvvisazione, è sempre alla ricerca di quella sottile impronta lirica e personale che rende unica e sublime un’opera artistica.

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