From Darkness to Light. Nuno Sousa Vieira alla Galleria Graça Brandão, Lisbona

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Il lavoro dell’artista portoghese Nuno Sousa Vieira si sviluppa in stretta relazione con il suo studio, ovvero l’ex Fábrica de Plásticos Simala a Leiria (Portogallo). L’artista si appropria degli oggetti dismessi che si trovano abbandonati nell’edificio e li rielabora in nuove forme. Ne cambia il ruolo e la funzione, accordando loro una rinnovata dignità come opere d’arte, che serbano però la storia della de-industrializzazione, del consumismo, del residuo e dello scarto. Juliet ha intervistato Sousa Vieira in occasione della sua personale alla Galleria Graça Brandão di Lisbona.

Iniziamo dal principio, ovvero dal titolo della tua mostra, From Darkness to Light. Si riferisce a una serie di vetri di una lanterna magica e alla scoperta di una strada segreta. Come spesso i titoli dei tuoi lavori, anch’esso sembra essere una chiave per comprendere la mostra…
I titoli sono una parte integrante del mio lavoro artistico. Sono come forme, colori o pennellate; diventano così strumenti capaci di produrre una relazione simbolica e un’esperienza efficace, tanto quanto ogni altro elemento del lavoro. Utilizzo spesso il titolo come una strategia per produrre e rafforzare la relazione tra il lavoro e il suo luogo di origine, ciò che Bachelard definisce “la maison natale”.

La mostra è un sistema articolato di ritorni e ripetizioni, lo spettatore è chiamato a visitarla e ri-visitarla, esplorando diverse direzioni e punti di vista. Hai creato questo sistema attraverso la replica di medesimi lavori, benché leggermente modificati, all’interno dello spazio espositivo. Che ruolo assume la ripetizione dello stesso motivo nel tuo lavoro e come ti relazioni con la lunga tradizione della replica in scultura, dall’antica Grecia a oggi?
Solo per il fatto di essere vivi, ripetiamo noi stessi e cambiamo le nostre opinion. In L’essere e il nulla, Sartre ammette la possibilità di avere punti di vista diversi su un medesimo soggetto. In La fenomenologia della percezione, Merleau-Ponty s’interroga su come sia possibile la conoscenza del mondo se gli orizzonti sono sempre aperti. La ripetizione dei lavori in mostra, con variazioni di materiali, dimensioni e contesti, intensifica e incarna queste tematiche; è un tentativo di trovare la differenza nella ripetizione.

Parliamo ora dei quattro modelli dell’edificio di uffici SIMALA presenti in mostra, che richiamano la ragion d’essere di tutta la tua ricerca artistica: il tuo studio, l’ex-Fábrica de Plásticos Simala. Ci spieghi in maniera più approfondita questo lavoro e la continua negoziazione che operi tra lo studio, la fabbrica e lo spazio espositivo?
I media ci bombardano quotidianamente con immagini di rovine e di enormi devastazioni umane e urbane. Le rovine e gli scarti mi affascinano, ma non in termini di estetizzazione o displacement in un contesto protetto, che sia lo spazio della mostra o lo schermo rassicurante di fronte ai nostri divani. Piuttosto, m’interessa recuperare e capire come possiamo utilizzare quel materiale fisico e simbolico senza creare ulteriore spreco, ridefinendolo, facendolo risorgere dalle sue ceneri. Scelgo oggetti creati dall’uomo a fini d’uso, come tavoli, sedie, macchine da scrivere, materiali architettonici e di costruzione – porte, finestre e pavimenti. Li considero materiale grezzo per le mie sculture. Benché questi oggetti siano ancora utilizzabili, sono stati abbandonati quando la fabbrica ha chiuso; m’interessa quindi che essi vengano recuperati in modo visibile. Nella mia pratica artistica riprendo alcuni procedimenti tipici dell’industria perché, nel mio studio come nella fabbrica, il processo inizia attraverso il ripensamento e la sperimentazione del contesto, ovvero lo spazio di lavoro.

Sono molto curiosa del lavoro collaborativo Sujeito Indeterminado [Soggetto Indeterminato], formato da un audio e un testo scritto, e posizionato in tre spazi diversi all’interno della mostra. Come vivi il confronto con un medium differente e come questo influenza la tua pratica scultorea? Non lavori spesso su progetti collaborativi, com’è nato questo?
SIMALA mi ha aiutato a costruire e affinare la consapevolezza del contesto di produzione e ricezione dei lavori. Un testo per la brochure della mostra è uno strumento museologico divenuto indispensabile. Partendo da questa premessa, ho chiesto a Felipe Scovino, un curatore brasiliano, di scrivere un testo per un lavoro che sarebbe stato sviluppato solo dopo la scrittura del testo. Leggere questo testo è stato interessante, poiché esso mostrava uno spostamento nell’ordine degli eventi, forzando il curatore a riorganizzare il suo schema mentale e renderlo visibile. Il primo lavoro nato da questa esperienza è stato Regressamos ao presente e deste em diante [Ritorniamo al presente e da qui oltre], un lavoro fotografico. Per la sua natura interna e contestuale, ho sentito l’esigenza di aggiungere una voce al testo. La mia scelta è dunque stata Adolfo Luxúria Canibal, cantante di un gruppo portoghese, che ha una voce unica e potente. Attraverso le sue corde vocali, anche la più dolce delle parole assume una gravità cosmica. Questo lavoro è un esercizio che incarna l’angoscia di coloro che sperano di poter guardare oltre la curva della strada.

Progetti futuri?
Citando il titolo di uno delle opere in mostra, Regressar ao presente e deste em diante [Ritorniare al presente e da qui oltre], e seguendo uno dei nomi più importanti della poesia portoghese, Fernando Pessoa, voglio continuare a guardare liberamente oltre la curva della strada.

Nuno Sousa Vieira, From Darkness To Light, Galeria Graça Brandão, Rua dos Caetanos, 26 A, Bairro Alto, Lisboa 16.01 – 27.02.2016

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Nuno Sousa Vieira, We return to present and from this on, 2015. Duratrans in backlit. Photo © António Jorge Silva

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Nuno Sousa Vieira, Flare 1/3; 2/3 and 3/3, 2015. Graphite on paper, Window to miss, 2015. Natural mohogany and brass hardware. Photo © António Jorge Silva

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Nuno Sousa Vieira, We return to present and from this on, 2015. Duratrans in backlit. Photo © António Jorge Silva


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Nuno Sousa Vieira, Flare 1/3; 2/3 and 3/3, 2015. Graphite on paper, Window to miss, 2015. Natural mohogany and brass hardware. Exhibiting. Deciding. Transforming and Decide. Transforme. Exhibit, 2015. Sublimated twill and lacquered iron. Photo © António Jorge Silva

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Nuno Sousa Vieira, From darkness to light, 2015. Duratrans in backlit. Photo © António Jorge Silva

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Paola Bonino

Paola Bonino ha studiato Lettere Moderne e Arti Visive e si è specializzata in pratica curatoriale presso l' École du Magasin (Grenoble), dove ha co-curato la mostra ‘From 199C to 199D’ Liam Gillick. Attualmente, fa parte della direzione artistica di Placentia Arte (Piacenza).

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