Gerhard Richter: Tapestries

1.RICHTER 2009 ABDU

Il filo scarlatto che lega le opere di Gerhard Richter (Dresda, 1932) incontra l’arte dell’intreccio: gli arazzi Abdu, Iblan, Musa e Yusuf (2009) alla Gagosian Gallery di Londra in Davies Street, riflettono una naturale conseguente declinazione di quella che è la ricerca delle potenzialità oltre la superficie, da parte di un indiscusso esponente del panorama artistico contemporaneo.

1.RICHTER 2009 ABDU

Gerhard Richter, Abdu, 2009,  Jacquard-woven tapestry, 108 3/4 x 148 7⁄8 inches (276 x 378 cm) © Gerhard Richter 2013
 

E’ questa l’occasione in cui il tratto indistinguibile del maestro si esprime  attraverso una linea pittorialista e cerebrale fino a configurare trame astratte ricche di narrazione, sfumature e impressioni lungo gli immaginari del tessuto sociale, che in questi lavori, guarda al Medio-Oriente. La cifra stilistica presa in considerazione fa`riferimento a una precedente serie di dipinti realizzati nel 1990, che rappresentano il modello della composizione non figurativa: Abstract Painting (724-4). Da questa premessa, l’evoluzione artistica di G. Richter si articola fino a concepire la serie di arazzi-2009, quali opere multiple, rinnovate nella forma e nel colore, attraverso il metodo Rorschach, ovvero una tecnica a inchiostro utilizzata per classificare lo stato psicologico ed emotivo attraverso il doppio di un’immagine, simmetrica o non, e che ha avuto seguito oltre l’ambito medico.
Con questa serie, Richter sfida il medium artigianale teso alla massima visibilità, profondità e superficie: l’artista rivisita la rappresentazione astratta attraverso un processo di addizione oltre la dimensione e la trama, secondo la riproduzione digitale derivata dall’armatura del telaio jacquard. Gli elementi che compongono la superficie trovano radice nell’utilizzo di toni di colori primari come in Abdu, dove il blu cobalto di una supernova si congiunge con il rosso puro di un mare al tramonto, e in Iblan, in cui il porpora e il blu intenso di notturni emergono da un nucleo di luce bianca assoluta. Musa evoca l’essenza dei toni di grigio, da sempre cari all’artista, lungo raggi solari, mentre Yusuf suggerisce un rapporto materico con il reale. Inserendosi brillantemente nella tradizione del gesto artistico sulla superficie, il tocco di Richter è sia un intervento tecnologico che manuale, visualizzando differenze e alterazioni delle linee direzionali, in un insieme nel complesso simmetrico.

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Gerhard Richter, Abstract Painting, 1990, Tate. Purchased 1992 – view of Panorama Exhibition 2011-2013. ©Gerhard Richter Photo: Lucy Dawkins
 

E`un’esperienza mesmerica e conturbante, di ammirabile risonanza ed energia in cui la composizione e la chance artistica giocano il medesimo ruolo al centro della superficie, in un perfetto equilibrio tra intelletto, storia e rinnovamento formale. L’artista persegue l’effetto aleatorio della superficie pittorica perché è in grado di trasmettere Luce e vibrazione da uno schema predefinito; nelle sue parole: “la Luce è agente del colore, e attraverso sottili variazioni diviene ineluttabilmente Tempo”, fino alla massima tensione di un naturalismo artificiale, e la musicalità della Pittura. Richter raggiunge il culmine dell’illusione o meglio apparenza, in quella che è stata meravigliosamente definita “la superficie dello sguardo”, Bruno Eble, l’Harmattan, 2006.
Nel complesso, l’idea di appropriazione, multiplo e metamorfosi appartiene alle ultime opere di G. Richter sia pittoriche che fotografiche, e libri d’artista, stampe, e la più recente serie di dipinti Strip, 2012, che riflettono una manipolazione digitale attraverso rinnovati orizzonti.

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Gerhard Richter, Forest (3) and Forest (4), 1990, Private Collection (left) and The Fisher Collection, San Francisco (right). View of Panorama Exhibition, Tate Modern 2011-2013. ©Gerhard Richter Photo: Lucy Dawkins
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è interessata agli aspetti Visivi, Verbali e Testuali che intercorrono nelle Arti Moderne Contemporanee. Da studi storico-artistici presso l’Università Cà Foscari, Venezia, si è specializzata nella didattica e pratica curatoriale, presso lo IED, Roma, e Christie’s Londra. L’ambito della sua attività di ricerca si concentra sul tema della Luce dagli anni ’50 alle manifestazioni emergenti, considerando ontologicamente aspetti artistici, fenomenologici e d’innovazione visuale.

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