Giacomo Balla alla Fondazione Magnani Rocca: dare scheletro e carne all’invisibile.

Giacomo Balla, Forze di paesaggio + cretonne e turchesi, 1917, olio su carta intelata

Astratto, Dinamico, Volatile, Drammatico, Autonomo, Trasparentissimo, Coloratissimo e Luminosissimo, Scoppiante e Trasformabile. Se non fossero le sezioni della mostra a lui dedicata si potrebbe tranquillamente pensare che questi siano aggettivi per descrivere il particolarissimo e poliedrico artista che risponde al nome di Giacomo Balla. Che i futuristi siano stati un gruppo estremamente innovativo e alla continua ricerca di uno stile di vita che racchiudesse in ogni singolo gesto un’opera d’arte è ormai un dato di fatto. Ma, a distanza di un secolo, continua a stupire l’excursus artistico del pittore torinese e l’esposizione di un buon numero di opere presso la Fondazione Magnani Rocca riesce a dare la cifra stilistica di un percorso eterogeneo e sempre ricco di nuove suggestioni.

La mostra, a cura di Elena Gigli e Stefano Roffi, si focalizza soprattutto sul periodo futurista articolandosi nelle nove sezioni che riprendono i punti programmatici del Manifesto del 1915 ma uno spazio viene dato anche agli inizi di carriera dell’artista legati alla pittura predominante in quel periodo. Grazie a documenti storici quali fotografie d’epoca, cataloghi e manifesti dell’Archivio Gigli di Roma e opere, alcune mai esposte, provenienti da collezioni private e importanti istituzioni museali quali la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, gli Uffizi di Firenze, il Museo del Novecento di Milano, la Galleria d’arte Moderna di Torino e il Mart di Rovereto, la mostra intende dare una visione d’insieme di un artista e di un movimento artistico che hanno tentato di rivoluzionare il concetto di arte in tutte le sue forme. Si parte quindi dagli inizi del Novecento quando l’artista muove i primi passi sulla scena artistica nazionale in cui la pittura oggettiva la fa da padrone per poi passare agli inizi degli anni Dieci all’astrattismo e al dinamismo che tanto lo affascinano.

Stupiscono quadri di grandi dimensioni in cui linee e colori fanno da padroni e la volontà di “compenetrare piani e stati d’animo” si fa palese così come quella di “dare scheletro e carne all’invisibile”. L’arte quindi diventa azione e nuova presenza di un oggetto creato e non più perduto e agognato. Accanto a queste ricerche Balla mantiene sempre forti i legami con il ritratto e il fascino per la figura femminile (ritrarrà più volte la moglie e le figlie Luce ed Elica), opere che diventeranno più numerose negli anni Venti e Trenta quando sperimenta anche autoritratti ironici e provocatori. Negli anni della guerra si schiererà con fervore a favore dell’interventismo per sostenere la forza del popolo italiano come dimostrano opere quali “Canto patriottico” e il ciclo delle “Dimostrazioni interventiste”. Sebbene i suoi lavori rientrino a pieno nella poetica futurista, l’artista ampliò le sue ricerche dedicando buona parte dei suoi lavori sperimentali all’indagine della natura che già si era diffusa in Europa grazie a ricerche di artisti quali Kandinskij, Arp, Léger, Larionov, Mondrian e Gončarova che sicuramente Balla ha avuto l’occasione di ammirare in quegli anni grazie anche al suo viaggio a Parigi nel 1925 in occasione Exposition des Arts Decoratifs et Industriels Modernes. Chiude la mostra una sezione dedicata alle sculture, ai vestiti e mobili e alle scenografie futuriste a ulteriore dimostrazione di quanto questo movimento artistico non fosse pura esperienza estetica ma una nuova concezione della vita che andasse a toccare tutti gli aspetti della vita quotidiana.

Giacomo Balla. Astrattista Futurista
Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma)
Dal 12 settembre all’8 dicembre 2015.
Info: www.magnanirocca.it

Giacomo-Balla-con-la-figlia-Luce

Giacomo Balla con la figlia LuceGiacomo Balla, cartolina a FilliaGiacomo Balla, cartolina a Fillia

Giacomo Balla, Sorge l'idea, 1920, particolare
Giacomo Balla, Sorge l’idea, 1920, olio su tela 
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