Giorgio Morandi. 1890-1964. Complesso del Vittoriano, Roma

Giorgio Morandi / Natura morta / 1957 olio su tela cm 36,5×46,5 Siena, Pinacoteca Nazionale (Collezione Cesare Brandi) Foto su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Soprintendenza Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici di Siena e Grosseto

Egli cerca di ritrovare e di creare tutto da solo: si macina pazientemente i colori e si prepara le tele e guarda intorno a sé gli oggetti che lo circondano… Egli partecipa in tal modo del grande lirismo creato dall’ultima profonda arte europea: la metafisica degli oggetti comuni”. Giorgio de Chirico, 1922

La perfetta sintonia, scaturita da una connessione intima, tra il linguaggio della luce e la ricerca di un “infinito interiore”, che diventa una bellissima storia d’amore vissuta tra Giorgio Morandi e il suo piccolo studio bolognese, illuminato solo da una grande finestra.

Il pittore emiliano, scomparso nel ’64, in un cinquantennio di proficua attività ha saputo esplorare l’essenza delle cose, allontanandosi da quell’anestesia dello sguardo, che caratterizza i giorni d’oggi, a causa dell’uso bulimico delle immagini al quale siamo inevitabilmente sottoposti. La sua ricerca si è addentrata nell’esplorazione di un “senso delle cose”, non perduto, ma solo celato, ritrovato in spazi circoscritti e microcosmi, densi come buchi neri, nei quali attingere evidenze che diventano ben presto famigliari negli occhi del fruitore. È difficile dire perché le “sagome” dei sui dipinti diventino improvvisamente conosciute, nostre. Sentiamo che abbiamo abitato questi luoghi, trovandoci in una sintonia totale che ci fa dimenticare tutto ciò che esisteva e continuerà a esistere al di là dei nostri sguardi. La sua poetica, che si avvicina inizialmente alla metafisica di Carrà e De Chirico, di cui non conserva le angosce e gli incubi, i cosiddetti “demoni”, è basata principalmente sulla riduzione degli accordi cromatici e sulla nobilitazione degli oggetti di uso quotidiano. Vasi, ciotole e fiori sono spesso ritratti su un piano ravvicinato e disposti secondo principi di composizione che evocano la pittura di nature morte, consentendo al pittore di conservare la resa realistica dei propri soggetti nonostante la ricerca di semplificazione quasi cézanniana delle loro forme.

Quale significato possono avere delle semplici bottiglie ritratte su una tela? La critica si è sbizzarrita nel tentare di attribuire messaggi nascosti dietro semplici forme, ripetute nel tempo, eppure sempre diverse, senza però arrivare a un parere unanime e condiviso. Il risultato sono composizioni evanescenti e non realistiche, sospese in un tempo che “sentiamo” esserci ma non comprendiamo, perché quasi appartenente a una dimensione che non è quella terrena. Le sue bottiglie non sono semplici contenitori, ma portatori di qualcosa di magico, semplici oggetti che richiamano sentimenti delicati, che oserei definire adolescenziali e “ingenui”. I suoi dipinti sono solo un mezzo, un segno, per andare al di là, oltre le morbide pennellate e il visibile, trovando significati che possono anche essere la sensazione di un istante.

Affidata a Maria Cristina Bandera, direttrice della Fondazione Longhi e specialista di Morandi a cui si devono le ultime grandi mostre internazionali, tra cui New York nel 2008, Bologna nel 2009, Lugano nel 2012 e Bruxelles nel 2013, la rassegna ripercorre l’intero cammino dell’artista, attraverso una nutrita selezione di tele e opere incisorie. Le opere di Giorgio Morandi esposte al Complesso del Vittoriano a Roma dal 28 febbraio al 21 giugno 2015 sono circa 150, di cui cento dipinti e danno vita alla più ampia retrospettiva degli ultimi vent’anni, dopo la mostra postuma curata da Cesare Brandi alla Gnam di Valle Giulia nel 1973. Molte opere esposte provengono, oltre che da importanti istituzioni pubbliche, da collezioni private e offrono al visitatore una completa visione del percorso artistico, del modus operandi e della spiritualità condensata nell’essenza di Morandi.

La mostra è visitabile dal lunedì al giovedì dalle 9.30 alle 19.30, il venerdì e sabato dalle 9.30 alle 22.00 e la domenica dalle 9.30 alle 20.30.

Giorgio Morandi / Natura morta / 1957 olio su tela cm 36,5×46,5 Siena, Pinacoteca Nazionale (Collezione Cesare Brandi) Foto su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Soprintendenza Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici di Siena e Grosseto

Giorgio Morandi, Natura morta, 1957 olio su tela. Siena, Pinacoteca Nazionale (Collezione Cesare Brandi) Foto su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Soprintendenza Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici di Siena e Grosseto

Giorgio Morandi/ Natura morta/ 1953/ olio su tela cm 35,5 x 45,5Mamiano di Traversetolo – Parma, Fondazione Magnani Rocca© 2015 Foto Scala, Firenze

Giorgio Morandi, Natura morta, 1953 olio su tela. Mamiano di Traversetolo – Parma, Fondazione Magnani Rocca© 2015 Foto Scala, Firenze  

Giorgio Morandi/ Natura morta/ 1929-30 Collezione privata

 
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Eleonora Gargantini

Una Laurea Magistrale in Storia dell'Arte in tasca e la necessità di mettere nero su bianco la mia creatività mi hanno portata a scrivere su Juliet Art Magazine e su altre riviste on-line riguardanti il settore artistico. Amante degli aspetti semplici, ma non banali della vita, cerco il sublime in un cielo plumbeo prima di un temporale estivo, e non so resistere alla dolcezza di una crostata alla marmellata di mirtilli.

1 Comment

  1. Ho visitato un mesetto fa la mostra e l’ho trovata di una bellezza struggente, poesia pura fatta pittura con una delicatezza da restare basiti. Quelle “sue bottiglie” sono ormai note a tutti, ma credo che spesso siano sottovalutate e viste troppo in superficie. Anche i fiori personalmente mi hanno molto affascinato e quella sua capacità di renderli vitali con pochi tratti ed una pittura quasi sempre spuria di orpelli.
    Credo sia davvero una bella mostra. Un’esperienza estetica e contemplativa da fare.

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