Giulio Masieri. Gesti in accordo

giulio masieri

Ferrarese di nascita, pordenonese d’adozione, Giulio Masieri inizia a lavorare come decoratore, campo in cui evolve velocemente ricevendo in pochi anni commissioni da tutto il Mondo. Nei suoi lavori parietali si vedono ora le grottesche dei Palazzi Vaticani, ora le suggestioni di villa Barbaro a Maser, ora l’illusoria visione del barocco con i suoi decori complessi ed eccessivi. Tokyo, Mosca, Parigi, Londra, Aqbar sono solo alcune delle località che lo vedono all’opera, per committenti quali il principe di Abu Dhabi e il presidente kazako Nursultan Nazarbayev. Scorrendo i suoi lavori e i cartoni preparatori si nota subito una certosina ricerca stilistica, specie di matrice rinascimentale, unita a una grande inventiva che lo porta a progettare e realizzare ambienti che ci trasportano all’epoca d’oro della pittura parietale.

giulio masieri

Giulio Masieri, performance, 2013. @ Maurizio Ceolin
 

Ciò che colpisce di Giulio Masieri è la versatilità e l’inventiva; la sua figura di riferimento è Leonardo da Vinci, non tanto per lo stile quanto per la voglia di sperimentare nell’arte, ed è proprio sulla scia della sperimentazione che Giulio giunge al suo più interessante approdo artistico: la Musical Art. Come per una macchina leonardesca ha ideato e costruito una griglia musicale su cui è tirata una tela lavabile. Non stiamo parlando di arte digitale ma di arte gestuale e tattile dove il computer diventa un tramite per la definizione del suono e il rapporto con la tela è puro e analogico. La griglia funziona così come un pianoforte verticale nel quale ogni punto corrisponde a una nota o a più note (bicordi e accordi) attivate da un meccanismo basato sul sistema della leva e della pressione. Il colore viene steso con pennelli, rulli, spatole, mani nude ed è il contatto stesso con la tela a creare un suono che accompagna ogni gesto dell’artista, variando a seconda della zona sottoposta a pressione e alla forza del tocco. Del filone dell’action painting, in cui è l’inconscio a guidare la mano dell’artista, rimane la tensione che crea una comunicazione immediata e diretta con ogni singolo spettatore, mettendo a nudo tutta la serie di sentimenti che si susseguono nei minuti della performance.

giulio masieri

Giulio Masieri, performance, 2013
 

Ho incontrato Giulio Masieri al Tattoo Expo di Trieste dove mi spiega come gli albori della ricerca di un connubio fra musica e arte comincino col gesuita Louis Bertrand Castel, insegnante di fisica e matematica, che nella prima metà del settecento creò il “clavicembalo oculare”. La percussione dei tasti doveva produrre, in apposite ampolle, i colori corrispondenti alla nota suonata in maniera tale, utilizzando le parole dello stesso Castel, che un sordo possa gioire e giudicare della bellezza di una musica tramite i colori e un cieco possa giudicare dei colori tramite i suoni. Nei secoli successivi la ricerca di un contatto fra le due arti prosegue ed evolve passando per le teorie di Kandinsky fino alle sculture musicali di Harry Bertoia. “Rispetto a queste esperienze del passato” mi spiega Giulio “ora il rapporto con la musica è reale! Penso che l’artista debba esplorare tutti i mondi possibili per crescere e creare qualcosa di nuovo. Ho deciso, quindi, di unire la passione per la musica, che coltivo da anni, alla pittura. L’arte dev’essere l’espressione più intima dell’uomo e nella mia cerco sempre di trasmettere qualcosa alle persone che assistono alle mie performance”. Nell’azione che segue Giulio e Mirko, il batterista che lo accompagna dal vivo, sembrano darsi il cambio alla guida del sentimento che accompagna una storia fatta d’impulsi emotivi intensi spaziando dalla calma contemplativa all’inquietudine, per approdare all’annientamento finale dell’opera.

giulio masieri

Giulio Masieri, performance, 2013
 

L’inizio è quasi sussurrato e sulla tela si palesa un occhio, poi un’altro e un volto espressivo appare per lanciare un messaggio che si fa sempre più forte a ogni pennellata. Il volume si alza di pari passo alla violenza dei colpi che fanno vibrare la tela fino a cancellare quel volto. La spatola suggerisce una nuova sagoma; è ora un teschio bianco a comparire creando un senso di smarrimento nel pubblico che resta ipnotizzato dalla novità e dalla messa a nudo dei sentimenti dell’artista che accarezza, percuote e strofina la tela. Giulio dà la vita a queste figure permettendo loro di comunicare con noi, di lanciarci un messaggio, ma solo per pochi minuti. Le mani dell’artista reimpastano il colore cancellando quelle figure spettrali e ponendo un rosso sigillo a precludere loro ogni possibile ritorno. La tela in queste performance è un medium fra l’artista e il pubblico, uno schermo del quale è Giulio a detenere il controllo e a decidere cosa lasciarci scorgere del suo pensiero, dei suoi sentimenti e della sua anima.

Gianfranco Paliaga

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