Giuseppe Maraniello, la tua scultura fantastica

Il salto, 1978

«La tua scultura fantastica essa stessa? Non è che ogni tua “figurina” abbia una coscienza propria che magari a te sfugge?» «Forse sì, anche perché nascono da occasioni. Mi auguro che la mia scultura fantastichi essa stessa e possa fare fantasticare gli altri, visto che io non ho alcun messaggio evangelico da comunicare.» (Intervista di T. Trini a G. Maraniello, 1995)

Ed è proprio qui, in queste parole, in questa incertezza, in questo slancio verso il fantastico che troviamo l’essenza dell’opera di Giuseppe Maraniello. La fondazione Marconi grazie alla mostra antologica Attratti ci dà la possibilità d’indagare, apprezzare e tentare di capire a fondo l’opera di un’artista del calibro di Giuseppe Maraniello. Un mostra con ampio respiro che parte dalla fine degli anni Settanta, ha il suo corpus maggiore, e anche migliore, negli anni Ottanta e prosegue fino ai giorni nostri.

Un percorso che presenta opere dalla grandezza e dalla concezione museale sviluppato per i tre piani della fondazione che ospita anche, nella piccola galleria attigua, un serie splendida di piccoli bronzi, vasi, suppellettili, dal sapore arcaico, quasi liturgico, dove la forza del lavoro di Maraniello si percepisce grazie a una invariata capacità linguistica, qui condensata con un rara maestria. Tornando negli ampi spazi della Fondazione, al piano terra troviamo un gruppo di opere che da subito ci fanno capire come Maraniello con il passare del tempo non abbia mai perso la capacità di creare opere d’arte sempre stimolanti, interessanti e sopratutto senza rinunciare a un’indagine in divenire, vedi Attratti e il Gambo dei Fiori, opere di questa decade in cui si percepisce un scarto con ad esempio Doni e Nodi, entrambe degli anni Ottanta, ma quello che va ancora messo più in risalto è la coerenza di un linguaggio e di un fare artistico esclusivamente proprio di Maraniello. Un linguaggio creatosi a Milano a partire dal 1971 quando l’artista giunge nel capoluogo lombardo, dove dà inizio a un’intesa attività espositiva.

Il clima artistico di quel periodo vede un’intesa sperimentazione nel campo della fotografia e del video che Maraniello lascia quasi subito alle spalle per guardare al recente passato. In particolare agli anni Sessanta dove attinge a piene mani dalle esperienze concettualistiche e soprattutto dall’arte povera, ma in generale il suo è un recupero del linguaggio tradizionale della pittura e della scultura, che inevitabilmente finirà per fondere insieme. Infatti quasi tutte le opere in mostra sono degli ibridi, Salto con l’asta e il Diavolo è verde, sono due esempi eclatanti. File rouge di tutte le opere, è quel senso di precarietà, armonia spezzata, tensione dato da composizioni di cavi, aste, legni tenuti insieme, sembra, con il solo scopo di dare un senso di disequilibrio; tutto ciò unito con un forte gusto di arcaicità, di religiosità antica, che dona un’aura pacifica, che riequilibra tutte le composizioni ma per un’altra via, che dire spirituale sarebbe esagerato, ma alla quale è molto vicina.

Questo grazie, anche, alle piccole figure che abitano ogni opera, che ne fanno quasi dei mondi con un loro senso compiuto, e non è forse un caso vedere quelle figure poste in armonia nel punto più estremo della precarietà dell’opera, come ad esempio in Tango, il Salto, il Flauto Magico. Ma non si esaurisce qui l’opera di Maraniello che accoglie nel suo mondo le figure fantastiche di Borges, con cui intitola due sue opere, Anfesibena una del 1981 l’altra del 1983; che spesso include pure dei sagittari e altre figure fantastiche dentro le proprie opere; e che infine esplora anche il mosaico, l’uso dell’oro per dare un simbolismo ancora più pronunciato e forte al proprio linguaggio artistico, vedi L’occhio di narciso e Il salto. Con questa mostra la Fondazione Marconi è stata capace di dare il giusto risalto a un’artista come Giuseppe Maraniello dando conto di tutte le sue sfaccettature e della sua complessità. Il percorso della mostra abbraccia e fiancheggia quello dell’artista, il tutto è in più completato con il catalogo curato da Tommaso Trini pubblicato l’11 febbraio 2015.

Dario Moalli

Il salto, 1978

Il salto, 1978

Doni, 1987

Doni, 1987

Il flauto magico, 1985

Il flauto magico, 1985

Il gambo dei fiori, 2011

Il gambo dei fiori, 2011

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