Gli infiniti polka dots di Yayoi Kusama. The obsession artist

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Yayoi Kusama, unica rappresentante delle arti visive inserita dal Times nella celebre lista annuale dei cento personaggi più influenti del mondo – pubblicata lo scorso aprile – è stata protagonista di una grande retrospettiva al Moderna Museet di Stoccolma, organizzata in collaborazione con l’Henie Onstad Kunstsenter di Høvikodden, l’Helsinki Art Museum e il Louisiana Museum of Modern Art di Copenaghen: In Infinity.

Nata nel 1929 a Matsumoto, in Giappone, dove studia pittura per sfuggire alla soffocante infanzia trascorsa nelle piantagioni del nonno materno e alla totale povertà del Giappone del dopo guerra, nel 1957, incoraggiata da Georgia O’Keeffe, si trasferisce a New York e in brevissimo tempo diventa una star.

Fin da bambina la pittura è per l’artista l’unico strumento per esorcizzare le angosce esistenziali, le fobie e i ripetuti collassi nervosi che la affliggono. I celebri Infinity Nets, tele lunghe quasi una decina di metri sulla cui superficie è dipinta una galassia di punti priva di qualsiasi ordine, a cui seguirono le Soft Sculptures che riproducevano organi sessuali maschili, Mirror Rooms accessibili ai visitatori e, a partire dal 1967, i Kusama Happenings, folli performance ad alto tasso erotico, sono il frutto delle allucinazioni costruite dalla sua mente ma anche il mezzo per affrontarle e allontanarle. La sua arte, infatti, viene presto definita dalla critica “psicosomatica” e la ripetizione ossessiva e maniacale diventano la sua firma, l’espressione di un mondo in cui solo lei vive.

In America ottiene fama, la stima di Leo Castelli e Andy Warhol e viene considerata la “regina degli Hippies” grazie alle “orge pubbliche” nelle quali uomini e donne nude ricoperti da pois si muovono in atteggiamenti provocatori. Dopo aver trascorso 16 anni in America, nel 1975, in seguito ad un peggioramento della sua patologia, rientra in Giappone e dopo due anni decide di vivere nell’ospedale psichiatrico di Seiwa e di affittare uno studio vicino in cui continuare a lavorare ai suoi Nets, scrivere poesie e romanzi surreali.

Nel 2002 in Giappone è stata pubblicata la sua autobiografia Infinity Nets ora edita in Italia da Johan&Levi editore, e negli ultimi anni ha collaborato con la maison francese Louis Vuitton alla creazione di una linea di abbigliamento e accessori, oltre che all’allestimento delle vetrine dei più importanti punti vendita – invase da pois ovviamente – , e con il Louisiana Museum of Modern Art alla realizzazione di un versione illustrata di Alice nel Paese delle Meraviglie e quest’anno de La Sirenetta di Hans Christian Andersen.

Il percorso espositivo, valorizzato da materiale documentario relativo alle azioni performative, si sviluppa cronologicamente, mostrando l’intera carriera di Yayoi Kusama, dai disegni e i dipinti realizzati prima del passaggio in America fino ad oggi, con particolare attenzione ai lavori degli anni ’80 realizzati dopo il rientro in Giappone.

Da poco terminata la personale alla Victoria Mirò Gallery di Londra, Yayoi Kusama è in mostra contemporaneamente in Giappone, al Matsumoto City Museum. Le opere della “sacerdotessa dei pois” sono esposte nei musei più importanti del mondo e fanno parte di famose collezioni; nel 2014 una sua opera è stata battuta all’asta per 35.455.059 dollari, una cifra astronomica, soprattutto per una donna.

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Yayoi Kusama, Compulsion Furniture (Accumulation), ca 1964 © Yayoi Kusam, Courtesy Ota Fine Arts, Tokyo/Singapore, Victoria Miro Gallery, London, David Zwirner, New York

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Yayoi Kusama, Louis Vuitton shop window display with Tentacles, 2012/2015 ©Yayoi Kusama/Louis Vuitton. Courtesy of Ota Fine Arts, Tokyo/Singapore, Henie Onstad Kunstsenter, Oslo, Victoria Miro Gallery, London and David Zwirner, New York. Photo: Vegard Kleven/HOK

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Yayoi Kusama, Mirror Room (Pumpkin), 1992. View at Moderna Museet/ArkDes, Stockholm, as a part of the exhibition Yayoi Kusama – In Infinity, 2016. © Yayoi Kusama. Courtesy of Ota Fine Arts, Tokyo/Singapore, Victoria Miro Gallery, London, David Zwirner, New York. Photo: Åsa Lundén/Moderna Museet

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Classe 1986, Francesca risiede e lavora a Piacenza. Dopo essersi laureata al Dams di Bologna in Storia dell'Arte, si è diplomata in Comunicazione e Organizzazione per l'Arte Contemporanea all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Collabora attualmente con l'artista piacentina Claudia Losi e scrive per alcune riviste d'arte online e giornali piacentini.

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