Gluklya. Utopian Unemployment Union of Bologna.

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GALLLERIAPIÚ riapre la stagione espositiva con Utopian Unemployment Union of Bologna, solo show dell’artista russa Gluklya alias Natalia Pershina-Yakimanskaya che vive e lavora tra San Pietroburgo e Amsterdam. Fondatrice assieme a Olga Egorova del gruppo artistico femminile Factory of Found Clothes, ha incentrato il suo lavoro sulla riflessione critica dei conflitti che intercorrono tra la sfera interiore dell’individuo e i codici culturali imposti dalla società e sui processi estetici e comportamentali che sanciscono la marginalizzazione di minoranze etniche o politiche in situazioni di forzata convivenza. Impegnata nel portare alla ribalta le ragioni degli strati sociali più deboli perché ignorati od osteggiati da un’autorità politica che soprattutto in Russia basa il suo potere sulla sistematica repressione della dissidenza, indaga la valenza concettuale dell’abito come manifesto politico e strumento di resistenza contro stereotipi culturali e di genere. Affascinata dall’intimità che gli indumenti hanno con il corpo e con la personalità di chi li indossa, l’artista li trasforma in strumenti di connessione tra arte e vita quotidiana da cui far scaturire incontri, laboratori e performance che creano nuovi spazi di uguaglianza in cui le vicende personali di ciascun partecipante vengono valorizzate come tasselli della storia collettiva. L’intento è sperimentare inedite modalità di comunicazione che superino le barriere delle divisioni sociali suggerendo spunti di compatibilità e trasformazione reciproca per elaborare un libero dialogo culturale che converte i luoghi deputati dell’arte istituzionalizzata in piattaforme di rappresentanza  di comunità minoritarie osteggiate dai sistemi di potere.

Nell’installazione “Clothes for the Demonstration against false election of Vladimir Putin” presentata alla 56esima Biennale di Venezia ad esempio, Gluklya ha proposto una tragica sfilata d’indumenti utilizzati dai dimostranti che nel 2011 protestarono in piazza contro l’elezione dell’attuale Presidente russo. I vestiti, montati su alti pali di legno a forma di T che evocavano immagini di esecuzioni e impiccagioni, erano stati rielaborati dall’artista con scritte ricamate che ripetevano gli slogan dei manifestanti e con l’inserto di inquietanti membra artificiali disarticolate. Queste personificazioni ribelli, animate dalle reali memorie di chi ha osato infrangere l’alone di inviolabilità del potere corrotto e violento, rendono evidenti le delicate intersezioni tra la sfera pubblica, implicito fattore di aggregazione in senso oppositivo, e quella privata suggerita dalle diverse tipologie di abito per dare corpo e voce a una protesta universale di anime lacerate e in pericolo.

L’arte per Gluklya deve essere veicolo di testimonianza e libertà e ha la missione d’interferire attivamente con la società addentrandosi nelle sue intrinseche contraddizioni senza stancarsi di offrire le proprie utopiche soluzioni come germe di una reale rivoluzione di coscienza. Così nel work in progress itinerante Utopian Unemployment Union l’artista orchestra situazioni che permettono l’incontro tra persone appartenenti a un gruppo sociale elitario o benestante e altre provenienti da un ambiente precario e marginalizzato. La collaborazione creativa esplora le strategie di resistenza e di adattamento di ciascun gruppo alle forzature esterne che quotidianamente si trova a fronteggiare e la successiva immedesimazione nelle condizioni dell’altro fa emergere nuove connessioni orizzontali che ripristinano il tessuto sociale interrotto. La riscoperta delle aspirazioni e preoccupazioni profondamente umane che animano le scelte e le azioni delle persone a prescindere da presunte gerarchie  di ruolo sospende il conflitto e l’incomunicabilità per attivare un fronte comune di resistenza contro le ingerenze del sistema sociale nella vita degli individui.

La tappa del progetto ospitata da GALLLERIAPIÚ riflette sulle dinamiche economiche ed esistenziali della disoccupazione a Bologna attraverso un laboratorio in cui emigrati, rifugiati e studenti dell’Accademia si sono confrontati sulle loro rispettive difficoltà avvalendosi dell’abito come strumento di collaborazione e dialogo. Guidati dall’artista, i partecipanti si sono interrogati sulle condizioni di vita e di lavoro che la città è in grado di offrire ai suoi abitanti in un processo maieutico durante il quale la parola supera l’iniziale  intento narrativo per diventare pensiero, immagine e gesto condiviso. Per Gluklya l’arte deve essere un detonatore di relazioni che faccia emergere contraddizioni e potenzialità inespresse di un determinato microcosmo sociale e una cartina al tornasole in cui “il prezioso sguardo dell’altro” accresce la consapevolezza individuale e restituisce una rappresentazione della realtà al tempo stesso unitaria e intima. Superare le barriere delle divisioni culturali significa quindi scoprire che il diverso ha le sue più profonde radici nella stessa fragilità umana da cui hanno origine i desideri e le sensazioni e che l’integrazione deve partire dalla costruzione di un sogno comune che solo la collaborazione e lo scambio possono trasformare in azione efficace. Così l’abusato luogo comune che definisce Bologna città del benessere e del cibo viene neutralizzato da un silenzioso sciopero della fame performato dal gruppo in un ristorante del centro, mentre le aporie insite in questo concetto vengono superate dall’idea di una pasticceria multietnica la cui insegna – Pane Burqua e Marmellata – suggerisce un’ipotesi di brand effettivamente realizzabile.

Le parole e i disegni emersi nel corso del laboratorio sono stati riprodotti da Gluklya su stendardi e abiti concettuali che, successivamente installati in galleria, appaiono al visitatore come oggetti-coscienza che invadono lo spazio e il pensiero con la loro diafana ma ineludibile ubiquità. Le storie private e le emozioni delle persone che li hanno concepiti si sublimano in queste sagome minimali per offrirsi come monito e pensiero disturbante e diventano la premessa di un cambiamento che ne concretizza le intuizioni. Da sette tavole grafiche realizzate collettivamente sono stati infatti ricavati altrettanti telai serigrafici che se acquistati daranno al collezionista la possibilità di riprodurre la stampa a fini commerciali con la clausola di devolvere il ricavato alla piattaforma on line http://mda2016.wixsite.com/utopian-union tramite la quale si raccoglieranno fondi per ulteriori laboratori creativi a lungo termine finalizzati all’integrazione dei rifugiati. Più incisivo di qualsiasi dichiarazione d’intenti, questo progetto sovverte le regole del mercato dimostrando come per Gluklya l’arte abbia senso solo nel difficile equilibrio tra ispirazione poetica e rivoluzione etica e come il suo potere di aggregazione e invenzione possa rendere immanente l’aspirazione ad una società più equa.

Gluklya alias Natalia Pershina-Yakimanskaya . Utopian Unemployment Union of Bologna.
24 settembre – 19 novembre 2016
Martedì e mercoledì 14.30-19.30, giovedì e venerdì 12.00-20.00, sabato 11.00-19.00
GALLLERIAPIÚ
Bologna, via del Porto 48 a/b

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Gluklya, Clothes for the demonstration against false election of Vladimir Putin, Venice Biennale 2015 (detail)

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Gluklya, Utopian Unemployment Union of Bologna, 2016, installation view, ph Stefano Maniero, courtesy GALLLERIAPIÚ

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Gluklya, Utopian Unemployment Union of Bologna, 2016, installation view, ph Stefano Maniero, courtesy GALLLERIAPIÚ

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Gluklya, Utopian Unemployment Union of Bologna, 2016, installation view, ph Stefano Maniero, courtesy GALLLERIAPIÚ

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Gluklya, Utopian Unemployment Union of Bologna, 2016, installation view, ph Stefano Maniero, courtesy GALLLERIAPIÚ

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Gluklya, Utopian Unemployment Union of Bologna, 2016, installation view, ph Stefano Maniero, courtesy GALLLERIAPIÚ

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Laureata in storia dell’arte al DAMS di Bologna, città dove ha continuato a vivere e lavorare, si specializza a Siena con Enrico Crispolti. Curiosa e attenta al divenire della contemporaneità, crede nel potere dell’arte di rendere più interessante la vita e ama esplorarne le ultime tendenze attraverso il dialogo con artisti, curatori e galleristi. Considera la scrittura una forma di ragionamento e analisi che ricostruisce il collegamento tra il percorso creativo dell’artista e il contesto che lo circonda.

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