Goooonies. Intervista con Patrick Tuttofuoco

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In occasione della 16a Quadriennale d’arte, Patrick Tuttofuoco ha ideato Goooonies, opera per la cui realizzazione l’artista ha lanciato un crowdfunding sull’apposita piattaforma BeArt. La campagna di raccolta, che si concluderà il prossimo 6 ottobre, nasce nell’ottica di ovviare alla mancanza di fondi della rassegna romana, che tornerà il 13 ottobre a Palazzo delle Esposizioni dopo 8 anni di assenza dall’ultima edizione. Abbiamo parlato del progetto con l’artista.

Le anticipazioni su Goooonies raccontano di numerosi riferimenti, dai compagni dell’accademia d’arte, i cui ritratti sono parte dell’opera, a Grattacielo, un tuo lavoro esposto a Fuori Uso nel 2000. Non ultimo è il rimando al film di Spielberg. Che significato assume tutto ciò nella lettura dell’opera?
Per cominciare, il lavoro è realizzato con immagini che ho scattato in passato, durante un anno vissuto a Pescara. All’epoca spendevo molto tempo in riva al mare, guardandovi come a un luogo al confine tra l’organizzazione della città e la natura. Iniziai così a riflettere su ciò che il mare ritira fuori, fotografandone i resti che tornavano alla luce, finché non decisi di trasformare quelle immagini in volti e, quindi, in ritratti. Ho qui scelto di rappresentare coloro che con me parteciparono alla realizzazione di Grattacielo, un’opera che è andata distrutta ma che Michele D’Aurizio, curatore della sezione in cui sarà esposto il mio lavoro, desiderava mostrare in questa occasione. Per lui Grattacielo incarnava caratteri interessanti di un approccio all’arte degli ultimi anni in quanto basato su un’interazione e una continuità tra i rapporti personali e la pratica artistica. Goooonies è così divenuta per me operazione mnemonica, attraverso i ritratti di coloro – Massimiliano Buvoli, Christian Frosi, Massimo Grimaldi e Riccardo Previsi – le cui idee erano presenti in quella precedente esperienza. Il titolo, infine, si ricollega a queste dinamiche in quanto proviene sia dal celebre film, che racconta con grande esattezza la mia generazione e il passaggio dall’infanzia all’età adulta, sia da Gooney Birds, una sorta di Albatross che vive sugli scogli e che abita, quindi, quel “confine” che fa da background all’opera.

Questa Quadriennale, rifacendosi a una raccolta di Pier Vittorio Tondelli, vuole offrire un focus sulle arti visive in Italia post-anni 2000 attraverso una narrazione per frammenti. Quale secondo te l’istantanea che ne emergerà?
La morfologia di questa Quadriennale 2016 è piuttosto anomala: sono tanti i pensieri messi assieme considerando gli 11 curatori e i 99 artisti che hanno gestito altrettanti micro-organismi interni. Sicuramente ne esce un’immagine parcellizzata ma credo che questo non abbia un’accezione negativa. Ciò è semplicemente molto vicino a quello che viviamo oggi, dove la quantità di informazioni sui temi della nostra esistenza è così ampia che ogni visione diviene la costruzione personale di una serie di dettagli. Persino l’approccio degli artisti – non tutti viventi peraltro – è stato molto variegato, offrendo così prospettive differenti. Ritengo quindi che pensare un’esposizione in questo senso possa essere davvero interessante ma resta difficile dare un parere su cosa ne emerga. Spero ovviamente che l’esposizione riesca con queste modalità a porre dei punti di domanda e farsi momento di reale riflessione.

Parlando invece delle Quadriennale stessa, cosa significano oggi quest’istituzione e il suo ritorno per il contesto dell’arte contemporanea in Italia?
Difficile a dirsi ma sono molto curioso e questo è uno dei motivi per cui ho desiderato partecipare. Negli ultimi anni certamente le cose non sono andate bene a livello di mercato e sappiamo quanto quest’ultimo sia oggi ago importante della bilancia. Resta certo che, in un momento in cui l’arte contemporanea in Italia non gode di visibilità, e non ne viene veicolata l’identità, a mio parere si deve cercare di evitare ogni snobismo e lavorare anche dove sembra che non ci siano le condizioni.

Per ciò che poi riguarda il crowdfunding, quale accezione assume per te quest’operazione tra le tante possibili?
Molte, non si tratta ovviamente di uno statement ma è comunque un segnale chiaro: sono stato invitato a esporre attraverso un’istituzione molto importante, da un curatore che stimo, ma in un contesto in cui non ci sono i mezzi economici. Avrei potuto rifiutarmi di partecipare, come segno di protesta, ma non era mia intenzione fornire una risposta negativa e ho voluto perciò proporre un progetto che sfruttasse questa criticità per creare qualcosa di senso. L’opera è poi incentrata sulla relazione con l’altro, si comprende perciò quanto sia interessante cercare di produrla tramite forze condivise. Ovviamente non so se la cifra posta come obiettivo sarà raggiunta ma, qualora dovessi lavorare con fondi minori rispetto a quelli sperati, cercherò di produrre un’opera che parta dagli stessi principi. In generale, credo che un’operazione come questa permetta una riflessione sulle dinamiche che stanno dietro la realizzazione di un’opera e su quanto, appunto, sia una congiuntura complessa e importante quella che stiamo vivendo.

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Patrick Tuttofuoco, Goooonies, Poster, Courtesy of the artist

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Patrick Tuttofuoco, Goooonies, Poster, Courtesy of the artist

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Patrick Tuttofuoco, Goooonies, Poster, Courtesy of the artist

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Giulia Floris

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