Grazia Toderi: l’essere-luce

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La pratica artistica di Grazia Toderi s’inscrive nell’immaginario collettivo contemporaneo grazie al mezzo tecnologico che attraversa il flusso temporale oltre nuovi orizzonti, dell’infinito e del reale. Al limite del sapere conoscibile, teso verso nuove soglie dell’esperienza visibile e percepibile, la poetica dell’artista si può descrivere come una ricerca dell’essere, attraverso la materia corpuscolare che ci definisce.

L’immaginario di Grazia Toderi si configura come un perfetto equilibrio tra la visione cosmica, più poeticamente dell’universo e dell’infinito, e il reale, che si articola di visioni di architetture, città e panorami, che s’illuminano oltre lo stratificarsi del tempo storico come archeologie di luce. La scintilla della pratica artistica, si alimenta del desiderio e d’interrogativi sull’esistenza, come s’intuisce dalle opere e dal suo stesso raccontarsi, affine alla narrazione biografica e letteraria. Si percepisce nel candido entusiasmo che motiva lavori quali Nata nel ’63 e Prove per la luna, 1996 lo stupore di aver vissuto attraverso lo schermo il primo sbarco sulla luna del 1969. Seguono una serie di domande come chiedersi quale sorprendente visione della Terra possa emergere da un così inesplorato punto di vista come la luna. Un sublime moderno e tecnologico, secondo l’accezione di Lyotard, 1991, Grazia Toderi chiede all’immagine artistica di restituire un’impressione di ciò che è vero e di ciò che non è vero, la differenza tra l’immagine interiore e la proiezione esterna, indagando i limiti della rappresentazione.

Quella che è definita nelle sue parole, “una collaborazione tra città, luce e stelle”, si riverbera nelle immagini del reale attraverso visioni che attraversano la memoria e il tempo, come per le vedute di Mirabilia Urbis, 2001, Città invisibile, 2003 o per le doppie proiezioni Orbite Rosse, 2009 e Atlante, 2010, che, esplorando una concezione metaforica della geometria e delle distanze fisiche, articolano una ricerca del virtuale immaginario. Secondo la visione dell’artista, la città diviene ricostruzione attraverso l’immagine che, oltre il tempo storico, interpreta mappature del moderno tecnologico, trovando corrispondenze nelle vedute a volo d’uccello di Jacopo de’ Barbari (1460/70-1516). Complementari, sono le opere che s’inseriscono nelle cornici architettoniche, di rilevanza storica e collettiva, rinnovando la composizione attraverso il segno luministico e un’amplificazione spaziale dell’atmosfera, come per Rendez-vous, 2005, che ripercorre la complessa ricerca architettonica di Juvarra per la cupola di Sant’Uberto, poi presentate alla Reggia di Venaria. La ricerca continua come per Semper eadem, 2004, che s’inserisce al Teatro La Fenice di Venezia come scenografia dello spettatore. La pratica artistica di Grazia Toderi si estende allo spazio collettivo, secondo una concezione della moltitudine in cui come cellula il soggetto si fonde nel molteplice; così è per la visione di Il Decollo,1998, San Siro, 2000, Spettatori, 2000, Subway Series, 2001.

Il mezzo tecnologico, secondo un’accezione moderna del termine (Heidegger, 1954), diventa la cornice attraverso la quale delineare analogie tra la visione dell’universo e del reale: così come l’evoluzione tecnologica ha permesso le scoperte della luna e lo spazio, in modo affine la pratica artistica indaga nuovi orizzonti dell’immagine attraverso una genealogia della luce e dei nuovi media. Se il pensiero che sottende la ricerca di Grazia Toderi si definisce attraverso le poetiche della fotografia, in grado d’interrogare la verità della rappresentazione e del disegno, utile a chiarire la dialettica tra immagine interiore ed esterna, la pratica artistica si articola come un fluire della luce attraverso la tecnica, fino alla proiezione, le doppie proiezioni e i loop delle opere più recenti, come per Atlante Rosso, 2012. Un’operazione concettuale del mezzo tecnico che già preesisteva all’avanzare delle più sofisticate tecnologie e, che oltre a consentire il fine ultimo dell’immagine, consente al corpo di espandersi nella percezione delle dimensioni spaziali.

Nel definire la luce, Grazia Toderi è interessata alla leggerezza della materia, dal suo non essere oggetto tangibile, dal suo apparire e svanire, spegnersi e azzerarsi senza occupare fisicamente uno spazio. Secondo le parole dell’artista, proiettare la visione oltre il raggio d’interferenza, consente alla materia e al corpo di dissolversi, come singole cellule che mutano di materia e forma, in cui ”l’altro non è altro”. Come una vibrazione di luce corposculare che si articola nel suo generarsi dalla fonte attraverso il proiettore, in ciò che è la restituzione affascinante di un’immagine. Secondo un approccio materico che precede ogni significazione definita, la luce è linguaggio del molteplice che, senza presupporre narrazione o retorica dell’immagine, si delinea all’origine e in potenza delle forme di significato collettive, come un silenzio (Rosso Babele, 2006). La visione della luce è un’esperienza che precede il visibile, racconta l’artista, come un’apparire senza luce quando immaginando al buio la luce sopravvive nella mente. Una questione dell’occhio, osservando una “strana corrispondenza” tra le orbite oculari e la mappatura celeste. In questa tensione artistica, s’interseca il desiderio di interrogare il reale e l’infinito.

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Grazia Toderi, Il decollo (The Take off), 1998. Proiezione video, loop, DVD, dimensioni variabili, colore, suono stereo. Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli, Turin. Courtesy Giò Marconi, Milan

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Grazia Toderi, Prove per la luna, (Tests for the moon), 1996. Proiezione video, Pal, Betacam, dimensioni variabili, colore, suono stereo, 20 min. Collezione Gemma De Angelis Testa, Milan

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Grazia Toderi, Atlante (Atlas), 2010. Due proiezioni video, loop, DVD, dimensioni variabili, colore, suono, edizione di 5. Veduta dell’installazione, John Curtin Gallery, Curtin University, Perth, 2010. (foto Tarryn Gill)

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Grazia Toderi, Atlante Rosso, 2011. Proiezione video, loop, DVD, dimensioni variabili, colore, suono, edizione di 5.

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Grazia Toderi, Orbite Rosse (Red Orbits), 2009. Due proiezioni video, loop, DVD, dimensioni variabili, colore, suono, edizione di 5. Veduta dell’installazione, John Curtin Gallery, Curtin University, Perth, 2010. (foto Tarryn Gill)

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è interessata agli aspetti Visivi, Verbali e Testuali che intercorrono nelle Arti Moderne Contemporanee. Da studi storico-artistici presso l’Università Cà Foscari, Venezia, si è specializzata nella didattica e pratica curatoriale, presso lo IED, Roma, e Christie’s Londra. L’ambito della sua attività di ricerca si concentra sul tema della Luce dagli anni ’50 alle manifestazioni emergenti, considerando ontologicamente aspetti artistici, fenomenologici e d’innovazione visuale.

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