Grazia Toderi e Orhan Pamuk. Words and Stars

4 Words and Stars Dialogo (5)

Il Mart di Rovereto ha ospitato il terzo atto del progetto Words and Stars, 2013-2017, pensato come un sodalizio artistico tra l’artista visiva Grazia Toderi e lo scrittore Orhan Pamuk, in cui immagini e scrittura si fondono, trascendendo il presente attraverso il tempo della memoria e interrogando l’esistenza in dialogo con l’infinito dell’universo. In seguito ai lavori presentati a Palazzo Madama e all’Osservatorio di Torino nel novembre 2017, il lirismo delle opere pensate per la mostra al Mart, a cura di Gianfranco Maraniello, si estende da una singola visione dell’essere – Monologo, fino alle voci multiple di Dialogo e Conversazione, come descrive Grazia Toderi narrando di come questa collaborazione sia maturata nel tempo. L’orizzonte di Words and Stars si eleva oltre il visibile, trasportandoci alla città di Instanbul, sulla scia dei romanzi Istanbul di Orhan Pamuk e Costantinopoli di Edmondo De Amicis, come ancora Le Città Invisibili di Calvino, consolidando un sodalizio artistico, che, da una prima esperienza di Pamuk, in confronto con la doppia video-proiezione,  Orbite Rosse, 2009, presente alla Biennale di Venezia nel 2009, ha portato lo scrittore e l’artista a pensare un’opera per il Museo dell’Innocenzaad Instanbul, concepito come un’estensione dell’omonimo romanzo, 2008. In Worlds and Stars, Toderi e Pamuk condividono una ricerca, che, oltre ogni più evidente riferimento all’immediato e al particolare, tende verso un sentire metafisico, suggerito dalla meraviglia del guardare alle stelle.

È da questo incrocio di luce e scrittura, da sempre affini nel linguaggio storico-artistico così come in letteratura, che rappresentazione e significato sfuggono ogni determinazione, per lasciare emergere sulla superficie delle immagini, traiettorie luminose e grafie del pensiero, nella loro continua metamorfosi materica. Così come Grazia Toderi si ricongiunge all’immaginario artistico attraverso la memoria, citando le litografie Venetie MD (Venezia 1500) a opera di Jacopo de’ Barbari, Orhan Pamuk interroga l’esperienza attraverso il tempo dell’essere, lasciando che la scrittura incontri una materialità della visione, entrando nella sfera del figurale. Nella cornice della mostra, memoria e pensiero suggeriscono un’esperienza affettiva del cosmo, in cui le luci di Instanbul si fondono con la Via Lattea e il firmamento, come un entanglement di luci corpuscolari. La composizione delle video-proiezioni, così pensata da Grazia Toderi come una partitura musicale a una, due e tre voci, sottolinea il divenire della materia luce-scrittura nel tempo delle opere, in cui il mezzo tecnologico perde ogni determinate specificità per recuperare il potenziale trasformativo della proiezione, attraverso un’esperienza affettiva. Analogamente, il susseguirsi di domande sull’essere, è marcato dal ripetersi di grafie a mano libera, diventando gesto ed espressione di un legame inconscio con l’universo, riversandosi sul tessuto delle immagini, in cui si incrociano stratigrafie, nomadismi e cosmologie.

Se a Palazzo Madama e al Planetario di Torino, le opere guardavano all’antico, al Mart di Rovereto, le video-proiezioni sembrano riflettere di un’archeologia della luce, investigando idealmente una nuova visione per la città di Instanbul, fluttuando tra presente, passato e futuro, quasi suggerendo un moderno incontro tra Oriente e Occidente. La mostra prosegue come un incalzare di visioni e un’affiorare di pensieri, che dall’esperienza del singolo, si aprono alla sfera collettiva, inaugurando un percorso immersivo che, dal bianco e nero delle immagini in Monologo, 2013-2017, porta lo spettatore a interrogarsi sull’esistenza confrontandosi con le stelle, in cui si rivela una più profonda appartenenza all’essere. Suggerita da un suono primigenio, l’esperienza soggettiva della visione trova qui un corrispettivo tra le orbite oculari e le orbite terrestri, attraverso cui si manifesta la piega dell’esistenza. In Dialogo, 2013-2017, il colore e il tono predominanti delle immagini-video si contraddistinguono per le luminosità del blu e del turchese che, oltre a omaggiare le ceramiche Iznik, evocano una pittorialità dell’immagine-video simile all’affresco, già pensata da Toderi in precedenti lavori, con riferimento al blu di Giotto per la Cappella degli Scrovegni. La stessa luminosità è anche un sintomo del moderno spostamento dello spettro della luce, informato da luci artificiali fredde e ioduri metallici, condizionando il modo moderno di conoscere le stelle e il cosmo. In forma dialettica, le due proiezioni video rendono evidente il confronto tra città e cielo, in cui luce e scrittura si fondono attraverso il fluire di immagini e pensieri.

1 Grazia e Orhan - Istanbul _ok

Grazia Toderi e Orhan Pamuk, foto di Antonio Maniscalco

2 Words and Stars Conversazione (1)

Grazia Toderi e Orhan Pamuk, Words and Stars (Conversazione), 2013-2017, cinque proiezioni video, loop, sonoro

3 Words and Stars Dialogo (1)

Grazia Toderi e Orhan Pamuk, Words and Stars (Dialogo), 2013-2017, due proiezioni video, loop, sonoro

5 Words and Stars Monologo (1)

Grazia Toderi e Orhan Pamuk, Words and Stars (Monologo), 2013-2017, proiezione video, loop, sonoro

La composizione si estende verso una visione a tre voci, in cui lo spettatore (o il cittadino), è direttamente invitato alla partecipazione di una tale esperienza. In Conversazione, 2013-2017, Toderi recupera l’intensità del rosso artificiale, così come da lei coniato per l’opera Rosso Babele, 2006, che alludendo al magma artificiale che contraddistingue la rappresentazione del pianeta terrestre, registra la rifrazione delle luce nel cielo, emanata dal rosso delle lampade al vapore di sodio. La dimensione collettiva si articola attraverso gli intervalli di cinque proiezioni video, disposti circolarmente nella sala del Mart, chiudendo metaforicamente il ciclo temporale di Words and Stars, che dal tempo della memoria evocato dell’uso del loop, si manifesta nell’esperienza delle opere al presente. Così come le immagini di Toderi si configurano attorno a inquadrature ovali sottolineando la relazione di distanza tra città e cielo, simultaneamente la scrittura di Pamuk incalza il pensiero, tracciando metaforiche ellissi dell’esistenza attraverso la circolarità della scrittura. Nell’avanzare slittamenti visivi e semantici oltre l’orizzonte del visibile, Grazia Toderi e Orhan Pamuk prospettano un’archeologia di luce e scrittura, che dal tempo dell’essere e della storia, guarda all’evento di un nuovo orizzonte dell’esperienza.

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è interessata agli aspetti Visivi, Verbali e Testuali che intercorrono nelle Arti Moderne Contemporanee. Da studi storico-artistici presso l’Università Cà Foscari, Venezia, si è specializzata nella didattica e pratica curatoriale, presso lo IED, Roma, e Christie’s Londra. L’ambito della sua attività di ricerca si concentra sul tema della Luce dagli anni ’50 alle manifestazioni emergenti, considerando ontologicamente aspetti artistici, fenomenologici e d’innovazione visuale.

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