Guido van der Werve torna alla Monitor Gallery

cover

Guido van der Werve torna a Roma dopo sei anni nelle sale espositive della Monitor Gallery con un video a doppio canale che lo vede cimentarsi in una doppia performance dal titolo Nummer zeventien killing time attempt one: from the deepest ocean to the highest mountain. Accompagnamo dunque l’artista nella sua singolare avventura alla conquista della vetta del Monte Everest fino alla discesa nei fondali più profondi dell’Oceano; due prestazioni estreme rievocate all’interno della propria abitazione.

L’inaugurazione della mostra, tenutasi lo scorso 28 novembre, ha visto per l’occasione l’apertura della galleria per dieci ore consecutive, garantendo così la visione integrale della performance di van der Werve, in cui la sfida di resistenza sembra coinvolgere, assieme all’artista, gli stessi spettatori.

La pratica artistica di Guido van der Werve è strettamente legata quella da atleta: dal 2007 infatti l’artista applica a livello agonistico l’attività di maratoneta, costituendosi come una sorta di figura eroica le cui azioni si inseriscono in una ricerca fondata specificatamente sullo sforzo fisico e, in senso più ampio, sulla distanza.

Se da un lato cogliamo l’aspetto ironico nella scelta della location, è altrettanto chiara l’accezione metaforica destinata al limite fisico rappresentato dalle mura domestiche, a uno spazio che nella sua fisicità contiene – nel preciso senso del termine – la durata della prestazione e insieme la valenza simbolica ed esistenziale che sottende. Concentrando la riflessione su questo punto di vista è interessante leggere l’impresa di van der Werve in chiave romantica per la sua ricerca del limite, del rimando alla natura e del rapporto profondo con essa, peculiarità che hanno connotato anche diverse opere precedenti. A questa interpretazione romantica se ne affianca un’altra, se vogliamo equivalente, a metà tra la situazione dada e quella surrealista: ad acuire l’assurdità dei gesti reiterati compiuti dall’artista all’interno di una vasca da bagno e su di un letto, è infatti la stessa veridicità dell’atto in sé. Il riferimento numerico posto in sovraimpressione attesta il progressivo raggiungimento degli obiettivi dell’artista: ad ogni gesto corrisponde una determinata quantità di metri percorsi. Il cortocircuito nella visione delle performance avviene dunque nel momento in cui si prende coscienza che le azioni compiute da van der Werve non hanno nulla di improvvisato; di contro, la precisione applicata nella documentazione dei risultati ottenuti e il contesto caricaturale proposto, risultano evidenti tentativi di stabilire un equilibrio che, in questo caso, pende più su un aspetto psicologico piuttosto che fisico. La disciplina e l’ironia qui ricercate equilibrano e smorzano una irrequietezza che spesso nell’arte di van der Werve risulta avere un ruolo importante. Lo spazio della mente è necessario affinché sia possibile un rimando a una dimensione esterna, al di là delle mura casalinghe. Lo spettatore percepisce chiaramente e arriva ad accusare lo sfinimento dell’artista, insieme alla tensione, alla distanza divenuta palpabile che separa dalla meta agognata.

Gaia Palombo

Guido van der Werve
Nummer zeventien, killing time – attempt one: from the deepest ocean to the highest mountain
Roma, 28 novembre 2015 – 23 gennaio 2016

MONITOR
Via Sforza Cesarini 43°
06 39378024
monitor@monitoronline.org
www.monitoronline.org

Guido van der Werve, Nummer zeventien killing time - attempt one: from the deepest ocean to the highest mountain, 2015, installation view at Monitor, Rome Photo credit: Massimo Valicchia Courtesy: the artist and Monitor, Rome

Guido van der Werve, Nummer zeventien killing time – attempt one: from the deepest ocean to the highest mountain, 2015, installation view at Monitor, Rome Photo credit: Massimo Valicchia Courtesy: the artist and Monitor, Rome

Guido van der Werve, Nummer zeventien killing time - attempt one: from the deepest ocean to the highest mountain, 2015, installation view at Monitor, Rome Photo credit: Massimo Valicchia Courtesy: the artist and Monitor, Rome

Guido van der Werve, Nummer zeventien killing time – attempt one: from the deepest ocean to the highest mountain, 2015, installation view at Monitor, Rome Photo credit: Massimo Valicchia Courtesy: the artist and Monitor, Rome
Guido van der Werve, Nummer zeventien killing time - attempt one: from the deepest ocean to the highest mountain Video still, 2 channel HD video projection, 9 hours 45 minutes. Hassi Finland 2015. Courtesy: the artist and Monitor, Rome

Guido van der Werve, Nummer zeventien killing time – attempt one: from the deepest ocean to the highest mountain Video still, 2 channel HD video projection, 9 hours 45 minutes. Hassi Finland 2015. Courtesy: the artist and Monitor, Rome

Guido van der Werve, Nummer zeventien killing time - attempt one: from the deepest ocean to the highest mountain Video still, 2 channel HD video projection, 9 hours 45 minutes. Hassi Finland 2015. Courtesy: the artist and Monitor, Rome

Guido van der Werve, Nummer zeventien killing time – attempt one: from the deepest ocean to the highest mountain Video still, 2 channel HD video projection, 9 hours 45 minutes. Hassi Finland 2015. Courtesy: the artist and Monitor, Rome

The following two tabs change content below.

Gaia Palombo

Gaia Palombo (Latina, 1989) consegue nel 2014 la Laurea Magistrale in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università degli studi di Roma La Sapienza, con una tesi biografica e storico-critica su Donatella Landi. Nel 2012 svolge un tirocinio presso la Fondazione Pastificio Cerere; nello stesso anno è tra i soci fondatori del collettivo curatoriale IL MURO. Attualmente è caporedattore della rivista bimestrale indipendente di arte, filosofia e cultura visuale IL MURO. È inoltre collaboratore editoriale di Artribune.

Rispondi