Gus Van Sant / Icônes

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C’è tutto il mondo di Gus Van Sant nella mostra Icônes. Tutto il percorso di un cineasta indipendente, capace di muoversi sinuosamente anche tra i sentieri del cinema hollywoodiano e di passare con la stessa leggiadria dalla regia di film di successo alla pittura, alla fotografia e alla musica.

Visibile fino al 31 luglio alla Cinémathèque Française di Parigi, la mostra arriverà in Italia in autunno al Museo del Cinema di Torino (6 ottobre – 9 gennaio 2017). In esposizione opere fotografiche, pittoriche, musica e oggetti di scena che svelano la poetica del regista statunitense.

Quel suo sguardo sempre attento alla profondità della psiche umana, all’analisi di temi etici e degli aspetti più controversi della società americana. Un mondo visto con gli occhi degli outsider che nutrono le narrazioni graffianti e provocatorie dell’autore, in bilico tra periferie e discriminazioni, adolescenze bruciate, violenza, morte e vite ai margini. A partire dal suo primo esperimento auto-prodotto Mala Noche, ispirato a un racconto di Walt Curtis e girato in bianco e nero, che mostra l’ardita relazione tra un giovane omosessuale e un immigrato messicano clandestino, e successivamente con il viaggio dei Belli e dannati Keanu Reeves e River Phoenix

Con la Trilogia della Morte, Van Sant continua a stravolgere i paramenti rassicuranti della giovinezza e del sogno americano: la strage al liceo Columbine in Elephant, i giorni che precedono il suicidio di Kurt Cobain in Last Days, il senso di smarrimento evocato dall’ipnotico Gerry. E ancora l’attivismo politico nel biopic Milk, ispirato alla vita di Harvey Milk, primo omosessuale dichiarato ad assumere una carica pubblica negli Stati Uniti, valso il premio Oscar a Sean Penn nel 2009 e una candidatura a Van Sant per la regia. Oscar per la regia sfiorato anche nel 1998 per l’acclamato Will Hunting – Genio Ribelle: a vincere la statuetta Robin Williams come miglior attore non protagonista e Matt Damon e Ben Affleck per la sceneggiatura. Il 1999 è invece l’anno del Razzie Award al peggior regista, che si è aggiudicato per il remake ossessivo -fotogragramma per fotogramma con l’aggiunta di una sola scena – di Psycho di Hitchcock.

Nella mostra Icônes troviamo foto e oggetti di scena della produzione cinematografica di Van Sant, dagli esordi fino al suo ultimo -e decisamente meno fortunato- The Sea of Trees (La foresta dei sogni). La fotografia occupa un posto centrale nell’esposizione: a partire dal 1980 il regista ha iniziato a scattare centinaia di Polaroid sui set dei film che ritraggono attori coi quali ha lavorato: Nicole Kidman, Drew Barrymore, Keanu Reeves, Matt Damon per citarne alcuni. In esposizione anche i cut-ups, fotografie-collage in bianco e nero, create digitalmente a partire da negativi di Polaroid, dove le immagini di due persone si sovrappongono. La tecnica è stata pensata come omaggio al cut-up di William S. Burroughs, dove le parole venivano tagliate e mescolate tra loro. Completano il percorso espositivo i quadri, tra cui gli acquerelli che Van Sant ha realizzato in diversi momenti della sua vita.

Una costellazione interattiva, presente sul sito della Cinémathèque, offre una visione d’insieme della fitta rete di artisti, collaboratori e ispiratori di Van Sant www.cinematheque.fr/expositions-virtuelles/gus-van-sant/#!/ Tra le connessioni della costellazione, che spaziano tra fotografia, star system hollywoodiano e musica, una è dedicata agli autori della Beat Generation: William Burroughs, Allen Ginsberg, Ken Kesey, Walt Curtis. Van Sant ha sempre dichiarato la propria affiliazione ai valori della controcultura americana e ha sempre riconosciuto in questi autori dei veri e propri padri spirituali. Ha diretto Burroughs in Drugstore Cowboy dove interpreta un prete tossicodipendente. Sempre con lo scrittore del Pasto nudo ha poi realizzato nel 1991 il cortometraggio sperimentale Thanksgiving Prayer. Per Ginsberg ha invece realizzato il video di Ballad of the Skeletons, diventato cult anche grazie alle musiche di Philip Glass e Paul McCartney: un poema-denuncia contro le ipocrisie della società contemporanea. Appresa la lezione d’indipendenza e contestazione dai poeti della Beat Generation, Van Sant la porta nelle sue opere regalandoci l’immagine di una realtà slegata da certezze e convenzioni. Cruda, autentica.

www.cinematheque.fr
www.museocinema.it

6

Casey Affleck et Matt Damon dans Gerry de Gus Van Sant (2002) – My Cactus Inc. Copyright (US) All Rights Reserved

3

River Phoenix dans My Own Private Idaho de Gus Van Sant (1991) © Warner Bros Inc.

8

John Robinson dans Elephant de Gus Van Sant (2003) © HBO

15

Cut-Ups (2010). Collage numérique réalisé par Gus Van Sant à partir de Polaroids. © Gus Van Sant.

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