I mutanti sono tra noi. Intervista a Miguel Ángel Martín

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“La tua testa appesta, mutante”. In Pieces of Life, precisamente Deep Freeze BrainBrian the Brain, per intenderci– c’era una dimensione irrespirabile e pestilenziale: le dissezioni, i parassiti che infestano il cervello, le larve spettrali e quest’odore di putrefazione pandemica che accerchia. Sono tutte frazioni di questa nuova natura delirante che subisce l’ombra del mondo, ma che ne è parte, sua conseguenza e sgretolamento. E in questo consiste il nuovo embrione del diverso, dell’alieno, del mutante. Ma vi è qualcosa di più claustrofobico e malato… Out of my Brain, ora, attraversa il vuoto con lampi d’anima più profondi, fenditure più spesse e laceranti, – monito di messa in guardia dal mondo brutale, erotico e sovrailluminato che c’invia il suo richiamo dai margini del paesaggio tecnologico.
Abbiamo quindi incontrato Miguel alla presentazione dell’edizione integrale di Brian the Brian stampata in Italia per NPE (di inedito: prequel, Out of my Brain+epilogo), e abbiamo conversato su qualche punto…

Partirei da Bitch – e parliamo ad esempio di Spraycan – c’è una forma politica e sociale che muove e s’ispira agli spazi autonomi italiani…
Bitch è ispirato a certe mie personali esperienze nei centri sociali italiani degli anni 90. Era l’epoca della censura di Psychopathia Sexualis e della Topolin. E la Topolin era una casa editrice molto più vicina ai centri sociali che al mondo del fumetto in sé…

A proposito di Psychopathia Sexualis…ricordo le accuse per istigazione alla violenza che portarono (in Italia…) alla censura e alla distruzione di alcune copie. Ancora, in un’intervista relativa, citavi come più alta forma di paura, lo Stato e le sue repressioni…
Sì, lo Stato è il luogo di maggiore concentrazione del potere economico, politico, poliziesco e militare, quindi è la maggiore fontana di corruzione, censura e repressione. Un esempio: alcuni anni fa, lo Stato argentino ha acquisito la multinazionale REPSOL. Tutti gli Stati diciamo possono farlo, con banche, negozi, libri, film, fumetti, etc. La tendenza dello Stato è sempre il totalitarismo. E Il libro di Albert Jay Knock:Il nostro Nemico, lo Stato,”, ad esempio, lo spiega abbastanza bene. Quello a cui provvede lo Stato è un falso senso di sicurezza, e questo, secondo me, è la cosa più pericolosa. Condivido la frase di Benjamin Franklin: “chi rinuncia alla libertà per la sicurezza non merita né l’una né l’altra”.

Il tuo rapporto con l’Italia, quindi? Intendo: le tue esposizioni, in generale –sempre a partire dai 90– riguardano quasi esclusivamente spazi e gallerie italiane…
Oggi il mio rapporto con l’Italia non è solamente professionale ma, direi, personale. In questi anni trascorsi ho girato quasi tutta l’Italia e ho davvero conosciuto tantissima gente. Quanto più la conosco, più mi piace. Di solito, scherzo dicendo che la Spagna è il mio secondo paese favorito, ha, ha!

Circa Snuff 2000, invece, la cosa affascinante è la necessità amorale che se ne ricava. Il distacco asfissiante che contagia. Questa urgenza di nuova carne, dall’ideazione alla produzione di uno snuff movie sempre più allucinatorio e paranoide; l’attenzione maniacale e descrittiva (che è un po’ quel c’è in Krafft-Ebin) esorcizza –in un certo senso– la morte stessa, subordinandola all’irripetibilità filmica del gesto. Cosa è stato per te Snuff 2000Ah… poi (a proposito delle immagini subliminali in JFK), mi incuriosiva la tua postilla “tutta l’informazione sui subliminali è benvenuta”…
Snuff 2000, come Psychopathia Sexualis prima, è per me un fumetto umoristico. Quando dico “umoristico” voglio dire che c’è sempre un distacco da quello che sto raccontando. La mia forma di lavorare è intuitiva, non riflessiva. La cosa interessante, secondo me, è che i lettori possano trarre da ciò le proprie libere conclusioni. Sì, penso che tutta l’ informazione possibile sia sempre la benvenuta, con o senza subliminali.

Snuff 2000 e NeuroWorld sono stati diventati poi film, per mano di Borja Crespo. Pensi si sia perso o acquistato qualcosa nella traduzione filmica?
Non credo si sia perso niente. Fumetti e cinema sono lingue e mondi diversi. E io sono molto lieto delle versioni di Borja Crespo, sia per quanto riguarda Snuff 2000 che NeuroWorld… il film girato in digitale l’anno scorso è basato sui miei racconti, e secondo me, il film di Snuff 2000 riassume tutto il fumetto in dieci minuti e mette ancor più in evidenza il suo senso dell’umorismo.

Quali sono stati tuoi riferimenti, e quali i prossimi progetti?
Le mie maggiori influenze sono state la scienza, la tecnologia e la pornografia… In questo anno sarà pubblicato in Italia TOTAL OVERFUCK,  una raccolta dei miei quattro fumetti più estremi: PSYCHOPATHIA SEXUALIS, ANAL CORE, SNUFF 2000 e HARD On + una galleria d’illustrazioni estreme, con materiale abbastanza inedito in Italia, sempre con la NPE. Sto anche preparando una mostra in Giappone per fine anno. Sarà un progetto coordinato assieme ai miei amici di COPass Grinderz, un gruppo noise di Tokyo. In Spagna, invece, preparo una mostra di illustrazioni per Don Chisciotte della Mancha e la relativa promozione del libro.

Su Brian the Brain… trovo che sia di fatto una partecipazione all’annichilimento del diverso, che nulla tenta e nulla spera; e il suo sovra-sviluppo non potenzia, semmai condanna. Come è nato, quanto è cambiato, ehm… quanto di te c’è lì dentro?
Il personaggio è nato come un spin off di Giorni felici (Coniglio Editore), una serie per bambini pubblicata dal giornale spagnolo Diario 16 nei primi anni 90. Brian è cambiato nello stesso modo in cui cambiavo io. Come ho detto prima, il mio lavoro è intuitivo. Tutti i miei personaggi e i fumetti cambiano, e allo stesso tempo cambio anche io. È una evoluzione naturale. In tutti fumetti c’è sempre qualcosa di me stesso, anche in Psychopathia Sexualis e Snuff 2000, ha, ha!

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Valentina Dell'Aquila

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